
Avellino – Continuano a far discutere i reperti rinvenuti durante gli scavi di Piazza Garibaldi. A rilanciare l’argomento è il perito tecnico ambientale, Pasquale Matarazzo, che dopo il sopralluogo effettuato in mattinata presso il cantiere, espone le ragioni per le quali la zona in questione possa avere una valenza storica tutt’altro che secondaria. “Ho rilevato nella zona del primo scavo (come si evince dalle foto) – spiega – un reperto che sembra un ammasso calcificato o una copertura di uno scheletro disteso sulla platea. Con il professore Armando Montefusco abbiamo riflettuto sul fatto che l’insediamento della chiesa dell’Annunziata (XVII sec.) era avvenuto su una preesistente chiesetta rurale, non facilmente databile, forse XVI sec. e, pertanto, i ritrovamenti sono forse riconducibili a quell’epoca o ancora più interessante, visto che siamo nei pressi di via Campane, toponimo riconducibile all’antica via Campanina, addirittura a uno scheletro – sottolinea – risalente all’epoca romana, in quanto era consuetudine seppellire i defunti lungo le arterie principali dell’Impero cosa, tra l’altro, confermata dalla tomba romana scoperta in località Torrette, con cippo funerario, in prossimità di uno dei migli della strada. Ma questa è solo un ipotesi – avverte – Il mio intento, era solo quello di riportare un dato storico. Tra l’altro, la zona verso piazza Garibaldi era anche riconosciuta negli anni, con il toponimo di ‘fore e muorti’ il che stava a significare che oltre all’ipogeo l’area era anche utilizzata come cimitero per la plebe, soprattutto, nei periodi delle pestilenze. E paradossalmente – conclude – proprio grazie al tunnel, possiamo portare alla luce, eventuali reperti e riscoprire una storia che pensavamo cancellata”.