
Sperone – “L’Irpinia ha sempre mostrato una grande solidarietà in tutte le occasioni. Nel mio caso si è mostrata particolarmente prodiga”. E’ il primo pensiero di Giuliana Sgrena, giornalista de ‘Il Manifesto’, ospite in Irpinia del sindaco di Sperone, Salvatore Alaia. L’occasione che ha portato la Sgrena ancora una volta sul nostro territorio è stata principalmente legata alla presentazione del nuovo libro, edito da Feltrinelli, ‘Fuoco Amico’. Ma non solo. La sua esperienza, l’esperienza di tanti giornalisti inviati sui tragici luoghi scenario di guerre e conflitti, è diventata motivo di una vera e propria campagna a favore della pace. E se il libro ha rappresentato un ‘pretesto’, la missione va ben oltre le semplici parole. “Stiamo costruendo – ha spiegato la Sgrena raggiunta telefonicamente – un vero percorso di pace. Per questo voglio chiedere all’Irpinia una grande mobilitazione ed un forte impegno. Mi piacerebbe che questo popolo mostri ancora una volta la sua solidarietà ed il suo senso di responsabilità affiancandoci nella battaglia che ci apprestiamo a sostenere per la ricerca della verità. Ed in questo caso specifico faccio chiaro riferimento alla morte di Calipari”. A poco meno di un anno dalla morte di Nicola Calidari, infatti, la Procura di Roma ha chiuso le indagini sulla sparatoria avvenuta a Baghdad il 4 marzo 2005 rinviando a giudizio Mario Lozano, il soldato che fece fuoco sulla Toyota Corolla con tre raffiche in successione. “Da quando Lozano – continua la Sgrena – è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario e tentato omicidio sembra che il caso sia stato chiuso. Ma non è così. Per questo chiedo alla società civile un impegno maggiore al fine di fare ulteriore chiarezza sulla vicenda”. Dunque il pensiero della giornalista non poteva che essere per l’uomo che, in quel tragico 4 marzo, ha perso la vita per una missione di pace. Insomma, un’esperienza di vita e di lavoro che si trasforma in una vera missione. Ed il volume da lei presentato rappresenta proprio il senso della ‘storia’ che fa da tramite verso il futuro. Nel suo lavoro sono descritte proprio le quattro settimane di incubo vissute nelle mani dei mujaheddin (combattenti) iracheni e la liberazione ‘interrotta’ nel vicino aeroporto di Baghdad. I ricordi del rapimento, le sensazioni quotidiane vissute in una stanza chiusa e al buio, gli incubi del sequestro, il rapporto con i rapitori si intrecciano alle tematiche della realtà irachena (guerra, sequestri, profughi, resistenza, terrorismo, religione, la condizione delle donne, il processo di balcanizzazione del paese ecc.) con richiami anche al passato regime, a Saddam, alle guerre, all’embargo … e alla vicenda delle mai rinvenute armi di distruzione di massa. Un volume che, insomma, affronta una realtà insidiosa che pone sullo sfondo il problema del fare informazione su un terreno di guerra senza essere ‘ambedded’ con le varie truppe di occupazione.