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La Scandone smentisce il ‘Giudice Sportivo’ e difende i suoi tifosi

In merito ai provvedimenti disciplinari emessi dal giudice sportivo in data 19 febbraio 2007 , la S.S. “Felice Scandone” Air Avellino, con la presente nota, intende manifestare tutto il proprio sdegno e disappunto riguardo alle motivazioni che hanno accompagnato la sanzione pecuniaria comminata al nostro club. “Ammenda di Euro 843,00 per manifestazioni ispirate ad odio e discriminazione razziale nei confronti di un tesserato ben individuato (Mcpherson)” si legge nel comunicato diramato dagli organi federali in proposito. Nulla di più falso e di immaginario rispetto alla realtà dei fatti. Se l’atleta Paul McPherson è stato oggetto di bordate di fischi per l’intero arco dell’incontro, non si deve certamente al colore della sua pelle ma a vecchie ruggini con il pubblico irpino risalenti allo scorso campionato quando l’atleta livornese si rese protagonista di atteggiamenti non consoni all’evento nei confronti del nostro pubblico. Comportamenti poco professionali e sportivi che lo stesso McPherson ha continuato ad avere in occasione dello scorso incontro del 18 febbraio tra Livorno ed Avellino nei confronti, oltre che del pubblico, anche di alti esponenti della nostra società. Il particolare, che veniva fatto notare anche alla terna arbitrale per il tramite degli addetti agli arbitri nell’intervallo, è da ritenersi l’unico vero e fondato motivo per il quale il giocatore è stato bersaglio preferito degli sfottò del locale pubblico e che mai sono degenerati in beceri cori razzisti. Le motivazioni elencate dal giudice sportivo a giustificazione del suo provvedimento offendono ed umiliano oltremodo la tradizione sportiva e culturale di una città cui il sentimento di discriminazione razziale è totalmente estraneo. La Scandone Avellino è, ormai, da dieci anni ai massimi livelli della pallacanestro nazionale e nel corso di questi anni ha sempre annoverato tra le sue fila giocatori di altra estrazione culturale e razziale che sempre sono riusciti ad integrarsi nel tessuto sociale della città, divenendo idoli e beniamini della nostra tifoseria, da sempre impegnata nel sociale come testimonia l’adozione a distanza a beneficio del piccolo Munna, bambino del Bangladesh. Stima e rispetto non sono mai mancati da parte della nostra società e del nostro pubblico anche nei confronti dei tanti avversari di colore che nel corso di questi anni si sono alternati sul parquet del Paladelmauro. Pertanto questo spiacevole episodio è da archiviare esclusivamente come un equivoco che in ogni caso lede in modo grave l’immagine di una società, di uno sponsor e di un’intera città che pretendono rispetto per i notevoli sacrifici ed investimenti effettuati.

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