La Procura chiude l’inchiesta sulla mega truffa degli Ecobonus: sessantatre indagati

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AVELLINO- La Procura di Avellino ha chiuso l’ inchiesta per la megatruffa sugli Ecobonus scoperta grazie alle indagini dei militari delle Fiamme Gialle del Gruppo di Avellino, agli ordini del maggiore Silverio Papis e del Nucleo Pef di Napoli. Sessantatre’ avvisi di conclusione delle indagini preliminari, quelli firmati dal sostituto procuratore Luigi Iglio, il magistrato che ha coordinato gli accertamenti e chiesto misure cautelari e sequestri nel corso dei due anni di indagine per ricostruire come i crediti generati da circa un miliardo e mezzo di bonus ottenuti, una somma intorno ai novanta milioni di euro, siano stati poi monetizzati e rivenduti da quella che la Procura di Avellino ipotizza essere una vera e propria organizzazione.
DUE MILIARDI DI INTERVENTI PER LAVORI MAI REALIZZATI
Due miliardi e settecento milioni di euro (2.771.037, 936,00) di spesa sostenuta per interventi di efficientamento energetico che avevano ottenuto un credito fittizio di un miliardo e seicentocinquantacinque miloni di euro ( 1.665.786.540,00) tutti per lavori che in realtà non erano mai stati eseguiti o addirittura riguardavano abitazioni e palazzi inesistenti ed in qualche caso anche persone decedute. Crediti che erano stati ceduti successivamente per un importo di novanta milioni di euro (90.111.044) con lo sconto in fattura o con una cessione diretta  che veniva spacciata per fornitura di beni e servizi. Con una ulteriore cessione, a societa’ e imprese che li utilizzavano per compensare debiti con il Fisco. Le indagini sulle modalità con le quali sono stati acquisiti illecitamente i crediti attraverso il contributo per gli interventi di riqualificazione energetica, hanno visto anche la collaborazione del Settore Contrasto Illeciti dell’Agenzia delle Entrate.  Il 22 marzo 2023, al termine della prima fase delle indagini, è stato già eseguito un sequestro preventivo d’urgenza (convalidato dal gip) di tutti i crediti ritenuti inesistenti e non ancora monetizzati o compensati. Parte di questi crediti, 13,7 milioni di euro, che alcuni indagati sono riusciti a monetizzare, sarebbero stati trasferiti su conti correnti italiani ed esteri. 
LA GRANDE TRUFFA
Bonus edilizi ed ecobonus ottenuti attraverso migliaia di comunicazioni all’Agenzia delle Entrate, in un caso circa 11000 inviate in una sola notte da una ditta di mangimi. Un elenco di beneficiari che hanno ricevuto cessione di crediti in prima battuta con sconto in fattura per un miliardo e seicento milioni, trasformati in seconda cessione in novanta milioni di euro. Il sequestro in questo caso dell’ammontare dei dell’ammontare dei crediti fittiziamente generati ammonta a 13.760.506,27, somma oggetto del sequestro per auto riciclaggio e contestato a 19 indagati.
I NUMERI E LE ACCUSE DELL’INCHIESTA
Undici irpini indagati (quattro residenti ad Atripalda, Grottolella, due Nusco, Solofra, quattro ad Avellino, San Mango sul Calore, Manocalzati) per dodici capi di imputazione, che vanno da quello più grave, contestato a trentuno indagati, ovvero l’ipotesi di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche , riciclaggio e autoriciclaggio, evasione fiscale ai reati fine a partire dalla truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, al riciclaggio e autoriciclaggio dei crediti monetizzati con il reato precedente, alla indebita compensazione legata all’acquisto di crediti e ad una sfilza di reti di dichiarazione infedele e omessa dichiarazione.
LE MISURE ESEGUITE A NOVEMBRE DALLE FIAMME GIALLE DI AVELLINO
Quattordici le misure cautelari firmate dal Gip del Tribunale di Avellino Antonio Sicuranza a seguito degli interrogatori preventivi ed eseguite lo scorso ventisei novembre dai militari delle Fiamme Gialle del Gruppo di Avellino e del Nucleo Pef della Guardia di Finanza per accuse che partono dalla grave contestazione di associazione finalizzata alla truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, truffa per il conseguimento di rirsorse pubbliche, riciclaggio. A partire dalla custodia cautelare in carcere, quella applicata a Danilo Porcile, classe 89, residente ad Avellino, difeso dall’avvocato Marino Capone e Mauro Russo, classe 85, residente a Santo Stefano Ticino, difeso dagli avvocati Matteo Cherubini del foro di Milano e Palmira Nigro del foro di Avellino, che era stato scarcerato dal Tribunale del Riesame di Napoli a dicembre e tornato in carcere per una misura cautelare bis il 3 gennaio. Nove degli indagati si trovano in regime di arresti domiciliari, in particolare si tratta di: Di Maggio Fabio, classe 90, residente a Roma, difeso dagli avvocati Salvatore Rollo del foro di Lecce e Vincenzo Montanino del foro di Santa Maria Capua Vetere; Fogli Mauro, classe 62, residente a Fiscaglia (Fe) difeso dall’avvocato Orlando Sasso del foro di Avellino; Magnier Fouad, classe 64, originario del Libano e residente a Lodi, difeso dagli avvocati Alessandro Davide Malvezzi e Mattia Veppo del foro di Milano; Said Bahaa, classe 76, originario dell’ Egitto e residente a Cinisello Balsamo, difeso dall’avvocato Davin Silvestri del foro di Milano; Sardo Massimo, classe 72, residente a Roma, difeso dagli avvocati Eleonora Pantaloni e Rosanna Lania del foro di Roma; Sassone Mario, classe 75, reidente a Modena, difeso dall’ avvocato Domenico Iodice del foro di Cassino; Scalercio Francesco classe 75, redidente a Milano, difeso dall’ avvocato Andrea Mingione del foro di Milano; Speranza Giuseppe, classe 91, residente ad Avellino, difeso dagli avvocati Gerardo Santamaria e Felicia Bruno; Zouh Younsheng, originario della Repubblica Popolare Cinese, residente a Milano, difeso dagli avvocati Andrea Mingione e Davide Pozzi del foro di Milano. Uno degli indagati e’ sottoposto all’obbligo di dimora per Massimiliano D’Antonio, classe 71, residente a Sesto San Giovanni, difeso dall’avvocato Riccardo Cioffi del Foro di Monza. Uno degli indagati e’ sottoposto all’obbligo di presentazione alla Pg. Si tratta di Monetti Giuseppina, classe 93, residente ad Avellino, difesa dall’ avvocato Giancarlo Saveriano. Infine uno degli indagati e’ sottoposto al divieto di esercitare la professione di commercialista per un anno nei confronti di Leone Gianfranco, classe 74, residente a Latiano (Br) difeso dagli avvocati Nicola Marseglia e Alessandro Sammarco del foro di Taranto.
L’ASSOCIAZIONE
Quella contestata dalle indagini di Guardia di Finanza e Procura di Avellino e’ un’associazione dedita alla commercializzazione di crediti fittiziamente generati tramite “prestanome” a cui venivano intestate le ditte e le societa’ sui conti correnti delle quali venivano accreditati i soldi illecitamente ottenuti grazie ai crediti maturati per l’ecobonus. Due campani al vertice del presunto sodalizio, un residente a Milano ma originario di Casoria, Mauro Russo classe 65 e un avellinese, Danilo Porcile, classe 89, gia’ coinvolto in altre inchieste per truffa. Associazione che avrebbe avuto anche la partecipazione di “colletti bianchi”, un avvocato campano da anni trasferito all’estero, un broker residente a Milano e un commercialista di origini pugliesi. La maggioranza degli indagati nel ruolo sia di soggetti beneficiari effettuavano le trasmissioni all’Agenzia delle Entrate del relativo modello previsto per ia comunicazione dei lavori per l’ aumento del livello di efficienza
energetica o per il restauro delle facciate degli edifici esistenti, in realtà mai eseguiti
o addiritura riguardanti immobili catastalmente inesistenti, sia di cessionari perché riceventi, contestualmente alla trasmissione dei modelli dichiarativi, i crediti relativi alla detrazione fiscale, allo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti di truffa
aggravata per il conseguimento di contributi a carico dello Stato relativi ai “bonus edilizi”. in particolare i contributi per interventi di riqualificazione energetica
“ecobanus” con possibilità di recupero di una percentuale, variabile tra il 50% e l’ 85%
a seconda del tipo di intervento e delle caratteristiche di zona, delle spese sostenute per i lavori, e possibilità di cessione del credito generato e di delitti di evasione fiscale di cui agli artt. 4 e 5 del D.lgs. 47/2000 oltre ai delitti di auto-riciclaggio e riciclaggio.
STRALCIATA L’INDEBITA COMPENSAZIONE
Stralciato dell’avviso di conclusione delle indagini il capo di imputazione (provvisoriamente contestato dalla Procura) nei confronti di quarantuno soggetti, rappresentanti di quarantotto società in tutta Italia, per cui era scattato il sequestro per l’ipotesi di indebita compensazione di crediti (annullato dal Tribunale del Riesame) . L’ipotesi per cui le società avrebbero ciascuna autonomamente, acquistato i crediti di imposta inesistenti, utilizzandoli in modo indebito per compensare i propri debiti fiscali, tributari e previdenziali, tutti superiori ai cinquantamila euro, per una somma totale di 16.213,667 euro. Molto probabilmente sara’ stato creato un fascicolo autonomo. Per tutti gli indagati ci saranno venti giorni di tempo per produrre memorie difensive o chiedere l’ interrogatorio.