L’opposizione in Consiglio Comunale alza i toni e mette sul tavolo dei numeri, delle accuse pesanti e una mozione formale per tentare di salvare la municipalizzata ACS dalla messa in liquidazione. In una conferenza stampa tenutasi in Comune, i consiglieri di minoranza Gianluca Festa, Mario Spiniello, Monica Spiezia, Diego Guerriero, Jessica Tomasetta e Marianna Mazza hanno presentato una mozione ai sensi dell’art. 68 del Regolamento, con l’obiettivo di obbligare l’amministrazione Pizza a fare marcia indietro. Il cuore della contestazione è politico, ma poggia su una rigorosa analisi dei bilanci: per l’opposizione, non esiste alcuna giustificazione economica per liquidare un’azienda che, stando ai dati, è perfettamente in salute.
Il testo della mozione parte da un dato di fatto inconfutabile: lo scorso giugno il sindaco Nello Pizza ha approvato i bilanci ACS, certificando la chiusura in utile dell’esercizio 2025. A ciò si aggiunge la struttura dei costi e dei ricavi, che secondo i firmatari rende la liquidazione un “atto ingiustificato”. Dall’analisi dell’opposizione emerge che, grazie alle scelte di project financing operate negli ultimi sette anni, i costi annuali del personale ACS si sono ridotti di circa il 50%. A questa riduzione strutturale si aggiungerà, nei prossimi anni, un ulteriore abbattimento della spesa dovuto al naturale turnover e ai pensionamenti. Sul fronte delle entrate, il quadro è altrettanto solido. Il contratto con Telereding Spa (che gestisce la sosta a pagamento) vincola il Comune a mettere a disposizione 18 dipendenti ACS, ma garantisce all’erario comunale, tra canone versato, risparmio sul fitto dei parcometri e rifacimento delle strisce blu, una rendita certa di circa 2,1 milioni di euro l’anno per i prossimi 14 anni. In sintesi: il delta tra incassi e costi genera un avanzo di oltre un milione di euro.
Con questi numeri alla mano, l’ex sindaco e capo dell’opposizione Gianluca Festa non usa mezzi termini. «È assolutamente immotivata questa scelta dell’amministrazione Pizza», tuona Festa. «Non c’è nessuna motivazione economica che possa indurre l’amministrazione a mettere in liquidazione l’azienda, a meno che non si vogliano fare nuove assunzioni. Posso solo pensare che ci possa essere un’idea clientelare celata dietro questa scelta». Oltre alla difesa dei posti di lavoro e delle pensioni dei dipendenti, l’opposizione evidenzia il paradosso operativo: la liquidazione di ACS lascia scoperte le esigenze di guardiania di numerosi immobili comunali. «La ACS potrebbe tranquillamente svolgere questo ruolo, evitando che si spendano soldi inutili attraverso l’affidamento del servizio a guardianie private», spiega Festa, citando strutture come l’Ex Dogana, l’ex Cinema Eliseo, il Teatro e il Palazzetto dello Sport, attualmente prive di sorveglianza interna. Il punto più politicamente affilato dell’intervento di Festa riguarda le contraddizioni tra le parole e i fatti del sindaco Pizza. «All’indomani del suo insediamento ha approvato in 10 minuti i tre bilanci della ACS, dimostrando che i conti erano a posto e che non c’era nessun problema economico», ricorda Festa.
L’ex primo cittadino cita poi le recenti dichiarazioni pubbliche del sindaco, il quale aveva rassicurato i lavoratori e annunciato il passaggio in Consiglio per revocare la liquidazione, promettendo di fare di ACS il “braccio operativo” dell’amministrazione. «Purtroppo devo registrare che nelle ultime due riunioni con i sindacati il sindaco è stato assente», critica Festa. «Invece di diventare il braccio operativo, mi sembra che stia diventando il braccio amputato».
Da qui l’ultimatum: la mozione impegna formalmente il sindaco a convocare l’assemblea straordinaria per revocare la liquidazione, a predisporre un nuovo piano industriale e a garantire l’attuale livello occupazionale e le condizioni contrattuali dei dipendenti, bloccando qualsiasi esodo. «Chiediamo ufficialmente al sindaco di partecipare domani alla riunione con i sindacati e di continuare nella direzione che lui stesso ha intrapreso con le dichiarazioni rilasciate alla stampa», incalza Festa. In Consiglio Comunale, la mozione sarà messa ai voti e i quattro consiglieri fanno appello a tutte le forze politiche: «Chiederemo a ogni consigliere di esprimersi in coscienza, con onestà intellettuale e senza fare battaglie partitiche».
Tuttavia, se la maggioranza dovesse ignorare l’appello e confermare la strada della liquidazione, l’opposizione è pronta a escalate la battaglia fuori dalle aule consiliari. «Siamo pronti anche a ricorrere al Tar», conclude Festa, «perché si mettono a rischio i posti di lavoro e le pensioni. Noi ci opporremo con ogni mezzo legale e politico».

