La Liberazione….e la politica che non c’è

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Al fondo di ogni risveglio, come in un racconto della paura, c’è un silenzio che resiste all’arroganza del potere. E’ il silenzio dell’attesa. Di qualcosa che appartiene al bisogno umano, ai tanti cittadini in cammino su questa terra, quella della nostra provincia, alla ricerca di un risveglio dall’apatia e dal torpore determinato anche dalla nausea di assistere quotidianamente al valzer delle contumelie e della politica del livore. Da noi, in Irpinia ma anche nel resto della regione, la politica dell’apparire ha preso il sopravvento sui contenuti e sull’intelligenza. I partiti che dovevano in primis organizzare il potere sono ora alla ricerca della gestione sfrenata rinnegando la solidarietà che appare purtroppo il massimo dell’egoismo in tandem con il cinismo. Signori… siamo alla frutta. Non ci sono grandi aspettative se non… restare con il fiato sospeso per chi vincerà al comune capoluogo oppure a Palazzo Caracciolo. La politica invece non c’è, latita, tranne che per qualche sprazzo d’astuzia figlia dell’opportunismo e della debolezza degli avversari. Sono lontani i tempi dei big e delle folle oceaniche. La gente che accorre è sempre la stessa con qualche “intrusione” dell’ultimo momento, figlia dei bisogni più che di convinzione. La politica della simpatia e dell’immagine ha preso il sopravvento in nome di un comunicatore con la C maiuscola che è riuscito ad annichilire gli strateghi della sinistra e gli organizzatori delle sagre proletarie e non in nome dell’unità. Il bipolarismo della politica ha poi fatto il resto. Qualcuno potrà obiettare che in Italia contano anche quelli con lo 0,01% e con schieramenti dalle sigle innominabili, ma alla fine comanda solo uno. Dispiace apparire così netti e categorici senza un supplemento d’anima, di umanità per i tanti che si affannano ad entrare in gioco per ritagliarsi uno spazio per i prossimi cinque anni, ma questa è la sensazione diffusa ogni giorno e forse ad ogni ora. Mi viene in mente l’ammonizione dell’imperatore Marco Aurelio: “ Prendi sempre la via più breve, quella secondo natura, così da parlare e agire sempre nel modo più valido”. Se qualcuno sa parlare alla gente riesce a far diventare appropriato il consiglio dell’imperatore: altri sono avvezzi al gioco della divisione, a coniare slogan e umori non afferrati dalla massa, giocando in solitudine e non compresi dalla stragrande maggioranza. C’è rischio di fragilità in giro e solo gli stolti possono apparire il megafono di desideri che stentano a realizzarsi. Contano i voti e chi più ne ha, più comanda. Il resto è abitudine alla rincorsa al potere da gestire senza un progetto e senza più ossigeno. Gli anni passano, i vizi restano. Non dovrebbe essere così. La politica delle cose da fare almeno in Irpinia è come il fantasma nel castello. Qualcuno l’ha visto, tantissimi altri no. E così tra pochi giorni conosceremo le migliaia di candidati che scenderanno in campo per il posto al sole che conta per una competizione che si preannuncia velenosa e forse per qualcuno anche da ultima spiaggia. De Simone o Sibilia, Galasso o Preziosi? Vinca… il più votato, ma poi? Cosa cambia? Chi vincerà se la politica non aiuta, non rilancia la speranza perduta ed offesa dalle molteplici divisioni e dall’odio che pervade rioni e paesi sparsi sul nostro piccolo Territorio? La giornata della Liberazione, dell’unità di una Nazione, di un popolo intero, è una giornata importante per le implicazioni che contiene. E’ la giornata della solidarietà e del pluralismo. Parole ricche di significato ma la politica spesso … dimentica. Sarà un sabato di riflessione e di Festa, in attesa delle notizie sui candidati nei collegi, nei comuni e alle Europee. Noi, passeggiando all’aria aperta, rifletteremo sui volti di ieri e sui nomi di oggi e ci verrà incontro un proverbio cinese che più o meno fa così: “Per quanto un albero possa diventare alto, le sue foglie, cadendo, ritorneranno sempre alle radici”.

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