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C’è stato spazio per Pomigliano, per Mirafiori, per Cassino, nella relazione di Marchionne. Nessuno però per la Fma di Pratola, almeno non direttamente. L’Ad ha infatti annunciato che Fiat produrrà a regime nel 2014 un milione e 400mila auto, di cui 400mila a Cassino, dove sono prodotte vetture di gamma medio-alta. C’è da sperare quindi per la Fma, dove si producono motori di media e alta cilindrata e dove se ne produrranno, secondo le stime dell’Ugl Metalmeccanici di Avellino, ben 500-550 mila unità entro il 2014.
Nel 2014 tutti gli stabilimenti Fiat avranno raggiunto la “capacità ottimale di utilizzo”, ha detto Marchionne. A Cassino, che nel 2009 ha operato sotto la sua capacità produttiva, i volumi saranno quadruplicati per un utilizzo industriale di 134 e 93%.
SPIN OFF – Tra le notizie più attese c’era quella dello spin-off delle attività auto che, ormai è ufficiale, avverrà “nel giro sei mesi”. Una nuova storia attende la Fiat, con due aziende dotate di massima autonomia per svilupparsi. Fiat Group scorporerà le attività di Iveco, Cnh e parte di Powertrain in una società che chiamerà “Fiat Industrial”. In totale sono previsti dieci nuovi modelli di auto e sei restyling entro il 2014. Una nuova city car sarà presentata nel 2013 e un modello ingresso B arriverà nel 2012. L’anno successivo toccherà ai restyling di Croma, Multipla e Ulisse. Per l’Alfa Romeo sono invece previsti 7 nuovi modelli e 2 restyling.
LE REAZIONI DEI SINDACATI – Manifesta ottimismo, seppur cautamente, l’Ugl. “Il piano presentato oggi pone in essere una salvaguardia per lo stabilimento Fma di Pratola Serra in quanto Fiat produrrà a regime nel 2014 un milione e 400mila auto di cui 400mila a Cassino dove sono prodotte vetture di gamma medio-alta. I numeri, quindi, ci dicono che per questa data produrremmo in Fma 500-550 mila motori che serviranno a saturare lo stabilimento di Pratola Serra”.
“Una notizia importante – ha dichiarato il segretario generale dell’Ugl-Utl Avellino, Costantino Vassiliadis – ma ovviamente questo non significa abbassare la guardia anche perché bisognerà capire come giungere al 2014. L’attenzione dunque resta alta e al sindacato spetterà il compito di chiarire con i vertici Fiat quale potrà essere la manovra da porre in essere da oggi fino al 2014. Non dimentichiamo – conclude Vassiliadis – che a novembre terminerà la Cassa Integrazione Straordinaria e quindi per i lavoratori occorrerà accedere a nuovi ammortizzatori sociali”.
Dello stesso parere è il segretario provinciale dell’Ugl-Metalmeccanici, Giovanni Cicchella che evidenzia: “Sono previsioni, quelle illustrate nel Piano Fiat importanti ma perché non restino tali, bisognerà trovare soluzioni idonee condurre lo stabilimento di Pratola Serra al 2014 con l’auspicio che la crisi finisca al più presto e il mercato riprenda il suo normale percorso”. Sulla scorta di quanto dichiarato da Marchionne, le Rsu –Ugl della Fma- Ceva Antonio Oliviero, Aurelio Melchionno e Gaetana Cirino si dichiarano “sì soddisfatti ma allo stesso tempo preoccupati in quanto il percorso per giungere al 2014 resta ancora un rebus”.
“La Fma avrà bisogno ancora di diversi mesi per mettersi alle spalle la crisi – ha sottolineato Giuseppe Zaolino, segretario provinciale della Fim Cisl – ma, senza ostentare uno stupido ottimismo, il rischio licenziamenti è superato. Al massimo si parlerà di prepensionamenti. La Fma è l’àncora di salvezza della Chrysler statunitense (per la quale si produrrà gran parte dei 2 milioni di motori) e per i Ducato della Val di Sangro”.
Le dichiarazioni di Zaolino, troverebbero d’altronde conforto nell’annuncio di Sergio Marchionne secondo cui “non ci sarà alcun taglio, ma anzi un incremento degli organici”.
“Il piano presentato oggi da Sergio Marchionne con la produzione di 1,4 milioni di autovetture nel 2014 per tutti gli stabilimenti italiani, ad esclusione purtroppo di Termini Imerese, è una sfida che vogliamo cogliere”. Ha dichiarato Giovanni Centrella, segretario nazionale Ugl Metalmeccanici, sottolineando “il nostro giudizio positivo, che nasce proprio dalla previsione di un incremento produttivo il quale, così come spiegato dallo stesso amministratore delegato, implica la salvaguardia dei livelli occupazionali in tutte le fabbriche dell’auto e della componentistica. Infine lo spin off non dovrebbe porre problemi in termini di posti di lavoro”. “A questo punto – conclude il sindacalista – crediamo sia necessario confrontarsi presto e sedersi intorno ad un tavolo per trovare le soluzioni più idonee alla flessibilità e alle necessità produttive, mettendo a punto accordi sindacali mirati a far partire il nuovo piano industriale e allo stesso tempo a creare le condizioni per una vera salvaguardia dei livelli occupazionali”.
Scorporo dell’auto, raddoppio della produzione italiana entro il 2014, niente tagli di organici, ma Termini chiuderà comunque entro la fine del 2011, nelle migliore delle ipotesi si avvia alla cessione: è il New Deal che attende la Fiat del futuro. “Un piano che si impegna a massimizzare gli stabilimenti italiani”, ha dichiarato Marchionne, che avverte i sindacati “Va sostenuto, altrimenti è già pronto un piano B non molto bello”.
E per piano B, l’Ad Fiat intende “prendere la baracca produttiva e impiantarla altrove”. I sindacati sono avvertiti: c’è bisogno di maggiore flessibilità del lavoro e anche di rivedere alcuni accordi “ormai inadeguati”. (di Oderica Lusi)