
Avellino – Mentre in An regna entusiasmo e scetticismo c’è chi già condanna con fermezza una scelta che sembra voler “rinnegare la storia e gli uomini”. Con questo punto di vista il coordinamento de La Destra irpina interviene sul congresso provinciale di Alleanza Nazionale. Un “congresso farsa, non molto dissimile da quello che dette il via alla cosiddetta svolta di Fiuggi. Alleanza Nazionale anche in Irpinia ha fatto calare il sipario sulla propria storia buttando nel cestino anni di presenza significativa tra la gente grazie a quanti al movimento di Giorgio Almirante hanno dedicato passione e sacrifici. Rinnegando storia ed uomini, i seguaci di Fini, nascondendosi dietro il facile scudo della modernizzazione della politica, hanno inventato qualcosa di nuovo che sicuramente non ha e non può avere nulla in comune con lo storico partito di destra fondato all’indomani del secondo conflitto mondiale. E’ falso affermare che nel nuovo soggetto politico, il PdL, continueranno a vivere gli antichi valori del Msi, è una menzogna che ha l’unico scopo di frenare l’inevitabile emorragia di voti e consensi che renderà ulteriormente ininfluente l’azione di Fini e compagni all’interno del calderone berlusconiano. Cosa diranno di questa sciagurata decisione alleatina di chiudere con la storia i familiari di quei giovani rimasti massacrati sul selciato solo perché di destra? Abbiano il coraggio questi novelli Badoglio, di cui anche l’Irpinia ha una nutrita rappresentanza, di chiedere scusa a quanti hanno sofferto per quei valori che con un congresso farsa si intenderebbe annientare, abbiano l’onestà di lasciare tutto ciò che non appartiene più al loro esistere politico ed ideologico, abbiano il pudore di non identificarsi più come gente di destra, ormai sono una cosa diversa e come diversi andranno considerati da quanti credono ancora nei valori e negli ideali di destra, una destra moderna che ha il coraggio e l’intelligenza di guadare avanti senza però tagliare le radici con il proprio passato. Ma soprattutto abbiano il buon senso di andare a deporre, un fiore sulla tomba che a Nusco raccoglie i resti di Francesco Cecchin buttato giù da un muro da militanti comunisti, nel quartiere Trieste di Roma. Era il 28 maggio 1979. Dopo ben 18 giorni di agonia il cuore del giovanissimo Francesco si fermò. I novelli Badoglio irpini sappiano che in Irpinia, come nel resto del Paese, la chiusura fisica di un partito non significa automaticamente l’eradicazione di un’idea e sappiano anche che alla lunga chi rinnega sarà rinnegato”.