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La Cassazione dà ragione all’Ente Parco Picentini sulla Pavoncelli

La Suprema Corte di Cassazione conferma la sentenza del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche relativamente alla realizzazione della Pavoncelli bis. Una vittoria netta per l’Ente Parco dei Monti Picentini che aveva avviato una battaglia legale con l’Acquedotto Pugliese. Un provvedimento che di fatto blocca una imponente opera idraulica destinata a trasportare in Puglia le acque dei bacini imbriferi dei fiumi Sele e Calore. Il Parco dei Monti Picentini, in fase del giudizio, aveva sostenuto che la realizzazione di un’ opera cosi imponente, senza il supporto di uno studio di imbatto ambientale, avrebbe potuto incidere con pesanti negativi risvolti sull’attuale equilibrio idrogeologico degli acquiferi presenti all’interno del comprensorio del Parco. Nell’esteso ed articolato sistema montuoso dei Picentini sono presenti bacini idrici di notevole potenzialità e di ottime caratteristiche organolettiche. Pertanto, uno dei maggiori motivi di preoccupazioni dell’Ente Parco dei Monti Picentini, è il pericolo di depauperamento delle risorse idriche. Depauperamento che può avvenire soprattutto, come nel caso della galleria Pavoncelli – Bis, per emungimenti e captazioni di sorgenti superiori ai quantitativi idrici di alimentazione. Questa importante risorsa naturale, aveva sostenuto il Presidente Aquino che come è noto è un esperto nel campo della Idriogeologia, è già sottoposta ad un prelievo eccessivo in quanto sopperisce in parte al fabbisogno idropotabile di ben tre regioni del Meridione d’Italia: Campania, Puglia e Basilicata. Eventuali ulteriori e non sostenibili trasferimenti della risorsa idrica avrebbero potuto sconvolgere non solo l’ecosistema del Parco, ma avrebbero danneggiato irreversibilmente interi bacini idrografici anche esterni all’area protetta. Infatti, ai corsi d’acqua dei fiumi Sele e Calore non verrebbe più assicurato il cosidetto “Minimo DeflussoVitale” che è imposto dalle vigenti normative del settore idrico. Come pure va tenuto conto che il trasferimento di risorse idriche in altre regioni non può prescindere dalla definizione “Bilancio Idrico” complessivo tra il fabbisogno, i prelievi possibili e la risorsa disponibile. A questo punto bisogna ricominciare tutto daccapo,sulla scia di quanto indicato dallo stesso presidente dell’Ente Aquino nel corso di un recente convegno sull’argomento che si è svolto pochi giorni fa a Castelfranci. Nell’occasione, mise in evidenza che: “nel caso in cui la Corte di Cassazione avrebbe confermato la validità della sentenza già emessa dal Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, la politica dovrà giocare un ruolo preponderante, rivisitando le concessioni di derivazione delle acque superficiali e sotterrane, adeguando le aliquote di distribuzione delle acque destinate alla Regione Puglia, in modo da tutelare la vita negli ecosistemi dei fiumi Calore e Sele e garantire l’approvvigionamento idropotabile del comprensorio Irpino –Sannita che attualmente soffre delle cicliche crisi idriche”.

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