La “caccia” di Procura e Guardia di Finanza ai milioni della grande truffa sugli ecobonus

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AVELLINO – La caccia ai novanta milioni di euro scattata da parte della Procura della Repubblica di Avellino (le indagini coordinate dal pm Luigi Iglio) e dai militari del Gruppo di Avellino delle Fiamme Gialle, agli ordini del maggiore Silverio Papis e del Nucleo Pef delle Fiamme Gialle di Napoli, i militari del Nucleo Tutela Entrate ha portato la scorsa notte alla notifica di quattordici misure cautelari firmate dal Gip del Tribunale di Avellino Antonio Sicuranza, che gia’ il 22 ottobre scorso aveva firmato un nuovo decreto di sequestro delle somme indebitamente ottenute grazie allla mega truffa. Quattro quelle in carcere, per i soggetti che, da quanto emerso dalle indagini erano al vertice dell’organizzazione che avrebbe venduto crediti d’imposta fittizi in tutta Italia. A partire dall’avellinese Danilo Porcile (difeso dal penalista Marino Capone) , che insieme a Mauro Russo (difeso dagli Palmira Nigro e dall’avvocato Matteo Cherubini del Foro di Milano), Giuseppe Speranza (difeso dagli avvocati Gerardo Santamaria e Felicia Bruno), Zouh Younsheng difeso dagli avvocati Zeng Fan e Gianpiero Verrengia del foro di Milano) accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e autoriciclaggio e riciclaggio. Tutti i destinatari delle misure erano stati sottoposti agli inizi di novembre agli interrogatori preventivi davanti al Gip che ha firmato la misura cautelare. Nell’ambito degli stessi, ci sarebbe stata anche la piena ammissione da parte di Giuseppe Speranza di essere il dominus del meccanismo truffaldino, tentando di scagionare Porcile, che sarebbe stato un suo “consulente”. Le intercettazioni telefoniche e ambientali però hanno fatto emergere un quadro diverso. Speranza era in realtà sottoposto a Porcile. Tre sequestri già compiuti nelle due indagini riunite. A partire dal primo, avvenuto nel marzo del 2023 a carico di Giuseppe Speranza, titolare di due società e altri due nel successivo mese di aprile.
Dalle indagini del Nucleo Pef della Guardia di Finanza di Napoli e dal Gruppo della Guardia di Finanza di Avellino in particolare.

DUE MILIARDI DI INTERVENTI PER LAVORI MAI REALIZZATI
Due miliardi e settecento milioni di euro (2.771.037, 936,00) di spesa sostenuta per interventi di efficientamento energetico che avevano ottenuto un credito fittizio di un miliardo e seicentocinquantacinque miloni di euro ( 1.665.786.540,00) tutti per lavori che in realtà non erano mai stati eseguiti o addirittura riguardavano abitazioni e palazzi inesistenti ed in qualche caso anche persone decedute. Crediti che erano stati ceduti successivamente per un importo di novanta milioni di euro (90.111.044) con lo sconto in fattura o con una cessione diretta  che veniva spacciata per fornitura di beni e servizi. Con una ulteriore cessione, a societa’ e imprese che li utilizzavano per compensare debiti con il Fisco. Anche qui una somma di circa diciassette milioni di euro (per la precisione 17.545.360) di cui sedici milioni e duecentomila utilizzati per le indebite compensazioni, calcolata solo la parte che supera i cinquantamila euro, ovvero una somma di 16.213.667 euro.

LA GRANDE TRUFFA
Bonus edilizi ed ecobonus ottenuti attraverso migliaia di comunicazioni all’Agenzia delle Entrate, in un caso circa 11000 inviate in una sola notte da una ditta di mangimi. Un elenco di beneficiari che hanno ricevuto cessione di crediti in prima battuta con sconto in fattura per un miliardo e seicento milioni, trasformati in seconda cessione in novanta milioni di euro. Il sequestro in questo caso dell’ammontare dei dell’ammontare dei crediti fittiziamente generati ammonta a 13.760.506,27, somma oggetto del sequestro per auto riciclaggio e contestato a 19 indagati.

I NUMERI E LE ACCUSE DELL’INCHIESTA
Centosei indagati, di cui quattordici irpini (
quattro residenti ad Atripalda, Grottolella, due Nusco, Solofra, quattro ad Avellino, San Mango sul Calore, Manocalzati) per tredici capi di imputazione, che vanno da quello più grave, contestato a trentuno indagati, ovvero l’ipotesi di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche , riciclaggio e autoriciclaggio, indebita compensazione ed evasione fiscale ai reati fine a partire dalla truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, al riciclaggio e autoriciclaggio dei crediti monetizzati con il reato precedente, alla indebita compensazione legata all’acquisto di crediti e ad una sfilza di reti di dichiarazione infedele e omessa dichiarazione.

L’ASSOCIAZIONE
Quella contestata dalle indagini di Guardia di Finanza e Procura di Avellino e’ un’associazione dedita alla commercializzazione di crediti fittiziamente generati tramite “prestanome” a cui venivano intestate le ditte e le societa’ sui conti correnti delle quali venivano accreditati i soldi illecitamente ottenuti grazie ai crediti maturati per l’ecobonus. Due campani al vertice del presunto sodalizio, un residente a Milano ma originario di Casoria, Mauro Russo classe 65 e un avellinese, Danilo Porcile, classe 89, gia’ coinvolto in altre inchieste per truffa. Associazione che avrebbe avuto anche la partecipazione di “colletti bianchi”, un avvocato campano da anni trasferito all’estero, un broker residente a Milano e un commercialista di origini pugliesi. La maggioranza degli indagati nel ruolo sia di soggetti beneficiari effettuavano le trasmissioni all’Agenzia delle Entrate del relativo modello previsto per ia comunicazione dei lavori per l’ aumento del livello di efficienza
energetica o per il restauro delle facciate degli edifici esistenti, in realtà mai eseguiti
O addiritura riguardanti immobili catastalmente inesistenti, sia di cessionari perché riceventi, contestualmente alla trasmissione dei modelli dichiarativi, i crediti relativi alla detrazione fiscale, allo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti di truffa
aggravata per il conseguimento di contributi a carico dello Stato relativi ai “bonus edilizi”. in particolare i contributi per interventi di riqualificazione energetica
“ecobanus” con possibilità di recupero di una percentuale, variabile tra il 50% e l’ 85%
a seconda del tipo di intervento e delle caratteristiche di zona, delle spese sostenute per i lavori, e possibilità di cessione del credito generato e di delitti di evasione fiscale di cui agli artt. 4 e 5 del D.lgs. 47/2000 nonché di deliti di indebita compensazione aggravata di cui all ‘art. 10 quater c.2 D.Lgs 74/2000 dei sogetti cessionari acquirenti dei crediti da detrazione fraudolentemente creati, oltre ai delitti di auto-riciclaggio e riciclaggio.
IL CAPITOLO DELLE INDEBITE COMPENSAZIONI
Concorrenti nei reati, nello specifico quello di indebite compensazioni dei crediti di imposta generati fraudolentemente o parti offese di una truffa creata da un’associazione a delinquere che avrebbe ottenuto indebitamente crediti grazie agli Ecobonus per miliardi di euro e poi in parte li avrebbe riciclati, anche all’estero e in parte attraverso cassetti fiscali e cessioni di credito di imposta rivenduti a società e imprese in tutta Italia? Nella caccia al “tesoro” di una presunta associazione che avrebbe messo in vendita crediti generati indebitamente grazie ad una maxi truffa sugli ecobonus, calcolati in miliardi di euro, (contestato anche il reato fine di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche dei fondi del Superbonus) sono finite anche le societa’ e le imprese che avrebbero acquistato crediti di imposta per gli inquirenti ritenuti inesistenti. Così per quarantuno soggetti, rappresentanti di quarantotto società in tutta Italia, e’ scattato il sequestro per l’ipotesi di indebita compensazione di crediti. L’ipotesi è questa. Le società avrebbero ciascuna autonomamente, acquistato i crediti di imposta inesistenti, utilizzandoli in modo indebito per compensare i propri debiti fiscali, tributari e previdenziali, tutti superiori ai cinquantamila euro, per una somma totale di 16.213,667 euro. Somme per cui il 22 ottobre scorso è stato notificato un sequestro da parte dei militari delle Fiamme Gialle di Napoli e del Gruppo di Avellino, dopo che la Procura (le indagini sono coordinate dal pm Luigi Iglio) aveva ottenuto un decreto di sequestro per equivalente. Tre collegi in diversa composizione del Tribunale del Riesame per le misure reali di Avellino, quello presieduto dal giudice Lucio Galeota (e composto dai giudici Gennaro Lezzi ed Elena Di Bartolomeo) e quello presieduto da Sonia Matarazzo (e composto da Fabrizio Ciccone e Michela Eligiato) e quello presieduto dal giudice Gian Piero Scarlato hanno annullato gran parte dei sequestri per indebita compensazione e uno per riciclaggio. Gli indagati erano difesi dagli avvocati Alfonso Maria Chieffo, Luigi Petrillo, Gaetano Scalise, Benedetto Vittorio De Maio, Anna Caserta, Walter Mancuso. Annullato, per il capo A della contestazione anche il sequestri per indebita compensazione e uno per riciclaggio. Gli indagati erano difesi dagli avvocati Alfonso Maria Chieffo, Luigi Petrillo, Gaetano Scalise, Benedetto Vittorio De Maio, Anna Caserta, Walter Mancuso. Annullato, per il capo A della contestazione anche il sequestro per uno dei soggetti arrestati la notte scorsa, difeso dall’avvocato Marino Capone. Molto probabile che le difese chiederanno l’annullamento della misura al Riesame.