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Il libro, presentato dall’autore, è un manuale che spiega in modo semplice le riforme dell’ultimo ventennio: una fabbrica delle idee utile per abbattere la fabbrica delle regole, spesso buone soltanto a togliere lavoro. Ma anche i volti, i nomi, le aziende, le crisi dell’Italia della seconda Repubblica assieme alla proposta di soluzioni semplici e compatibili con il sistema-Paese. JOBS (f)ACT è una risposta tempestiva al Jobs act di Matteo Renzi.
“Il mio desiderio – ha spiegato Nappi – è dire ai nostri giovani che si può e si deve lavorare per il presente oltre che per il loro futuro” motivando poi la scelta delle parenti endolessematiche del titolo: “Si, perché il Jobs act è un pezzo del programma di riforma di questo Paese, , non è una proposta in sottrazione ma in aggiunta. Io ho voluto provare a scrivere semplice e chiaro, perché questi anni mi hanno insegnato che le riforme del lavoro spesso non funzionano proprio perché si tratta di una materia complicata e tecnica e tutti si stufano prima di arrivare al cuore del problema. Ci sono troppe regole, bisogna snellire. Recuperare l’organizzazione in chiave collettiva più che personale. Dobbiamo creare strumenti adatti”.