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Alcuni giorni fa, il Capogruppo del Mir, in una nota indirizzata a Romano e al Presidente Caldoro, aveva sollevato dei dubbi in merito all’indice di rischio assegnato al sito nel Piano di Bonifica, e al livello di priorità attribuito ai fini del finanziamento. Contestualmente Nappi aveva chiesto all’Arpac di effettuare nuovamente i rilievi necessari a verificare il livello di dispersione nell’aria di fibre di amianto.
“La prossima settimana – dichiara Nappi – vedrò l’assessore regionale all’Ambiente e gli rinnoverò l’invito a rivedere le determinazioni riguardanti l’Isochimica, assunte nel redigere il Piano di Bonifica; chiederò, inoltre, di accelerare le procedure necessarie a risanare l’area. Nella mia nota del 7 settembre – prosegue il Consigliere regionale – ho evidenziato le valutazioni dei consulenti della locale Procura che hanno accertato la ‘generalizzata inidoneità a trattenere le fibre di amianto, la cui dispersione espone a concreto pericolo, collettivamente, l’incolumità di un numero indeterminato di persone.’ Una situazione – rimarca Nappi – che non può e non deve essere sottovalutata.”
“In questi ultimi giorni – aggiunge l’esponente del Gruppo federato Caldoro – siamo stati costretti a registrare il ricovero in gravissime condizioni di un altro operaio che lavorava nello stabilimento e la denuncia di una persona che abita nei paraggi dell’impianto di Pianodardine alla quale è stato diagnosticato un linfoma non Hodgkin di derivazione da linfociti B periferici; una patologia che la scienza medica riconosce come neoplasia metacronica diagnosticata nei soggetti esposti e a contatto con le fibre di amianto.”
“All’assessore Romano chiederò soluzioni immediate ribadendogli l’invito a far ripetere i rilievi all’Arpac. Abbiamo il dovere – chiude Nappi – di salvaguardare il diritto alla salute di chi ancora abita nei pressi dell’ex stabilimento e di predisporre ogni forma di tutela per gli operai che vi hanno lavorato per tanti anni.”