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“Pur tuttavia pone una serie di interrogativi riguardanti fatti e circostanze con valenza sostanziale. In primo luogo specifichiamo, credendo alle perizie redatte da tecnici specializzati, che i 469 manufatti all’epoca sono stati realizzati senza tener conto delle direttive inerenti all’incubazione dell’asbesto, bensì prodotto di un’impasto unico tra calcestruzzo e fibra, pertanto trattasi di veri e propri cubi di amianto nudo.
In seconda instanza rileviamo, dalle affermazioni dell’assessore, l’opportunità di sigillare i capannoni stessi ..” per evitare l’eventuale fuoriuscita di fibre all’esterno” quindi lo stesso non esclude tali possibilità, a tal proposito invitiamo a chiarire – continua Della Pia – se il provvedimento scaturisce da supposizioni o da studi effettuati, considerato che gli stessi fabbricati sono già stati oggetto di bonifica, e che le somme oggi erogate per l’intervento sono di natura pubblica, inoltre, poichè non si esclude che la circostanza abbia già prodotto la dispersione “nell’aria di invisibili e letali fibre di amianto” chiediamo se non si ritiene opportuno attuare una serie di rilevazioni, oltre a quelle già rappresentate, riguardo il livello di contaminazione del territorio, relativamente alle falde acquifere, in virtù dell’enorme quantità di sostanza interrata, e al DNA del terreno e della vegetazione circostante.
Siamo consapevoli che l’attuale Amministrazione non ha responsabilità regresse, per tale ragione auspichiamo che la stessa assuma posizioni di parte, schierandosi senza tentennamenti al fianco delle vittime – popolazione e lavoratori – resistendo anche ad eventuali pressioni esterne, e si attivi per fare luce su una delle pagine più oscure che ha colpito la nostra Provincia, chiedendo conto a livello regionale, delle ragioni che hanno portato alla estromissione dell’area ex Isochimica dal registro delle aree inquinate di interesse nazionale, e sul piano locale le motivazioni politiche ed amministrative scaturigene dei diversi provvedimenti che dal 1983 sono stati adottati,provocando di fatto notevoli rallentamenti e valutazioni superficiali, risultati catastrofici. Tutto ciò – conclude il segretario – unito alla costituzione di Parte Civile in un’eventuale processo, rappresenterebbe un liberatorio atto di civiltà”.