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Irpinia – Sisma ’80, sempre vivo il ricordo della distruzione

23 novembre 1980. Ore 19.34: per l’Irpinia iniziano gli 80 secondi più lunghi. Una scossa senza paragoni (magnitudo 7 della scala Richter) sconvolge l’Appennino Campano-Lucano: 2735 morti, 8850 feriti, 300 mila senzatetto, 100 comuni danneggiati. 3 disastrati. Al risveglio nulla è come prima. Interi paesi sparirono sotto le rovine. Con loro le speranze di migliaia di persone. Speranze che ben presto si trasformarono in determinazione: ci si organizzò per scavare i morti, per recuperare i feriti, per occupare i comuni e sostituire amministrazioni dissolte. Pian piano il protagonismo popolare  riempì il vuoto istituzionale con la propria iniziativa. L’arrivo poi dei volontari (30mila solo dall’Italia) completò l’opera. Tanti eroi silenziosi catapultati nell’inferno per sostituirsi ad uno Stato ‘assente’ ed impotente. Li chiamarono “angeli” del terremoto. Forse, fu l’ultima mobilitazione popolare nel nome dell’unità d’Italia. “Fate presto” titolò un noto quotidiano del Mezzogiorno. Non si fece né presto né bene. Poi arrivò il grande freddo: l’altra faccia della tragedia. Il terremoto dell’80 mise dolorosamente in luce un altro dramma: quello sociale del Meridione. Una catastrofe con tanti nomi: sottosviluppo, disoccupazione, speculazione, sfruttamento e depauperamento del territorio. L’incrocio fra la potenza devastante del sisma e i nodi sociali della cosiddetta “questione meridionale” fecero del 23 novembre ’80 un crocevia decisivo nelle vicende politiche e sociali della regione e dell’intero paese. Una commissione d’inchiesta, presieduta dal futuro presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, produsse quintali di atti parlamentari. Lo scandalo fu battezzato “Irpiniagate” da una campagna di stampa che trovò concorde tanto l’organo ufficiale del Pci, quanto il Giornale di Indro Montanelli. A 26 anni di distanza il volto dell’Irpinia sfregiata mostra paesi senza memoria, enormi colate di cemento nuovo, fresco e deserto. Mostra il vuoto lasciato da un’intera generazione. Perché 26 anni dopo l’ “osso della Campania” – come scriveva Giustino Fortunato – non è diventato “polpa”, ma ha provato a cambiare. Sanando antichi svantaggi. Mostrando dignità. Una riflessione che, nel giorno della memoria, coinvolgerà le istituzioni locali: in mattinata l’amministrazione provinciale terrà un incontro presso la Sala Grasso per fare il punto sullo stato della ricostruzione e sulle opportunità economiche prospettate dalla Finanziaria. Saranno presenti i sindaci, i consiglieri e gli assessori regionali e i parlamentari irpini. A Sant’Angelo dei Lombardi il primo cittadino Antonio Petito omaggerà con una corona di fiori le tombe del sindaco Guglielmo Castellano, del consigliere Mimì Ullo e di don Bruno Mariani vittime del sisma. Nel pomeriggio invece a Conza e a Teora sono previste numerose iniziative… per non dimenticare. E tra un incontro e l’altro oggi, alle 19.34, ci sarà chi si fermerà un attimo per ricordare. Chi si interrogherà su quel che andava fatto meglio e di più, ma non è stato fatto. (di Marianna Morante)

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