Irisbus, politica assente in sala…rottamiamoli, ad eccezion di tre

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Prima fila, tante sedie vuote. Quella che di solito occupano i politici. All’incontro dell’indotto Irisbus, ci vanno in pochi. Si contano davvero su una mano: Cosimo Sibilia, Marco Pugliese e Arturo Iannaccone. Un altro Enzo De Luca manda un messaggio scritto: “impegnato con il partito a Roma per l’assemblea nazionale, riunione che non potevo saltare”. Il resto il buio. Eppure di politici o presunti tali in Irpinia in occasioni di tagli di nastro, di presenziare a ciò che di bello è utile per fare passerella non manca mai nessuno. Del caso Irisbus, ormai dal comportamento di alcuni sembra un discorso chiuso. O meglio mai aperto. Eppure all’incontro organizzato dall’indotto erano stati invitati tutti. Dai grandi politici, ai piccoli, quelli sbarbatelli che semmai hanno l’attenuante di essere novelli. Ma fatto sta che ormai non c’è più voglia di lottare, o meglio neanche di ascoltare le istanze del territorio. Perchè l’incontro all’ex Carcere Borbonico serviva a fare il punto della situazione. Se da un lato per 150 operai della Irisbus, l’ingresso tra gli esodati è comunque una buona notizia, dall’altra di riflesso potrebbe agevolare semmai l’acquisizione da parte di qualche azienda della fabbrica che si ritroverebbe con una forza lavoro inferiore e maggiormente gestibile. Ma ai politici dei bisogni della gente interessa ben poco. Ed oggi abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione…eccezion per chi Sibilia, Pugliese, Iannaccone ci hanno messo faccia e pazienza ad ascoltare le richieste dell’indotto Irisbus. Un’assenza è come dire: “me ne frega”. Ma ora la politica ha ben altro da pensare. Eppure gli spunti interessanti non sono stati pochi. Ma bisognerà capire se effettivamente percorribili. Le proposte illustrate sono state due, la prima “cercare di dare una risposta concreta alla Fiat sulla mancata domanda nazionale di nuovi autobus urbani, attraverso un piano razionalizzato di trasporto pubblico locale, gare gestite nella logica francese per un nuovo impegno diretto dello stesso gruppo. In quattro mesi si potrebbe riavviare lo stabilimento”. La seconda “se Fiat proseguisse nella rinunzia alle attività produttive di Bus, far convergere ogni sforzo iustutuzionale e politico nella costituzione di una società partecipata da Regione, municipalizzate, Trenitalia, che rileverebbe lo stabilimento di Valle Ufita, sempre ai fini del proseguimento della produzione. In tal caso il gruppo Fiat sarebbe comunque coinvolto nella fornitura dei motori e nella concessione delle licenze di costruzione autobus urbani, modelli attuali, per almeno tre anni, periodo in cui si stima vengano portate a termine le attività di progettazione ed industrializzazione di nuovi bus e nuovi motori”. Ma c’è una aspettiva che va comunque aggiunta: “per entrambe le ipotesi, nel periodo necessario al riavviamento della produzione è possibile sviluppare il retrofit sui bus da riammodernare per renderli compatibili alle nuove direttive, rottamare quelli obsoleti. Tutto ciò a livello di sperimentazione per ottenere dati di stima utili per creare opifici attrezzati ad hoc, sfruttandoin Irpinia i capannoni inattivi”. Di quest’ultimi ce ne sono a iosa, di meno ci sono soltanto i politici vicini alle istanze dell’Irpinia perchè con la testa altrove. E andrebbero davvero rottamati.

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