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Irisbus, l’indotto: “Siamo alla resa dei conti, ma noi non molliamo”

Flumeri – Oggi è avvenuta la ripresa delle attività di Valle Ufita. L’indotto auspica che ciò non sia una questione provvisoria. Di seguito una nota delle aziende che ruotano intorno allo stabilimento di Irisbus.

“A distanza di circa due mesi dalla notizia della chiusura dello stabilimento di Valle Ufita, nonostante l’impegno delle maestranze nell’organizzare le manifestazioni anche a livello nazionale, nonostante la lotta e l’occupazione della fabbrica da parte degli operai e dei sindacati, nonostante la “sfilata” di personalità politiche del territorio (e non) davanti ai cancelli dello stabilimento, ad oggi non sappiamo se si è ottenuto un risultato né tanto meno se è stata avanzata una proposta credibile. La FIAT, invece, continua per la sua strada sicura e spedita nel rispetto delle regole, penalizzando il nostro territorio, gli operai della Irisbus e quelli dell’indotto (rif. Legittimità dell’azione di FIAT nel cedere l’azienda a Di Risio). In controtendenza, l’indotto (l’altra “Irisbus”) ha avuto grosse difficoltà nel tentare di discutere ed affrontare con chi di competenza (Istituzioni politiche ed i sindacati provinciali, regionali e nazionali) l’unica (ad oggi conosciuta) proposta concreta e fattibile che rappresenta la soluzione per far sì che la FIAT non dismetta la produzione dello stabilimento di Valle Ufita nemmeno per un giorno. Anzi, il progetto potrebbe portare ad un incremento della forza lavoro (e riportarla ai numeri degli anni ’90) non solo della Irisbus di Flumeri ma anche delle aziende dell’indotto (spesso considerate di serie B). La proposta prevede la produzione (attraverso l’indotto) del 100% della componentistica in confronto al 30% di quello attuale (rif. Bus Citelis francese). Nello specifico, e le aziende dell’indotto, fin dal primo giorno di crisi, hanno tentato una risoluzione della vertenza Irisbus, per altre vie, rielaborando un’idea progettuale di qualche anno fa’, che prevedeva e prevede la non chiusura della Irisbus neanche per un giorno. In breve, contemporaneamente alla progettazione e allo sviluppo in 18/20 mesi di bus innovativi e competitivi, la Irisbus continuerà a produrre Bus utilizzando le commesse già acquisite (rif. Programmi di 4 mesi fa) aggiunte alle seppur piccole ma significative commesse potenzialmente acquisibili (ci riferiamo a quelle della Regione Campania, quelle della Regione Piemonte, ecc. ecc.). A completamento, così come descritto dall’indotto, si farà ricorso (solo per la durata del suddetto progetto) agli ammortizzatori sociali che verranno utilizzati per permettere la sperimentazione di attività di adeguamento di Bus dismessi negli ultimi 5/8 anni. Dopo i 18/20 mesi di studio e di sperimentazione dei nuovi Bus e di quelli dismessi da adeguare, se il progetto proposto dall’indotto andrà a buon fine, con il contributo delle Istituzioni tutte, ne usufruiranno gli stabilimenti IVECO-IRISBUS nella loro totalità ed anche gli stabilimenti di Francia e Repubblica Ceca a costo zero. Questi due stabilimenti continueranno, nei suddetti 2 anni, a produrre circa 4000 bus/anno. Detto questo, è esagerato o provocatorio chiedere ai vertici IRISBUS-IVECO di destinare, durante i circa 18 mesi di Ricerca e Sviluppo, allo stabilimento di Valle Ufita il 5% della produzione annua dei due succitati stabilimenti europei (come quando si verifica un esubero delle capacità produttive dello stabilimento ceco)? Ciò, secondo l’indotto, permetterebbe di non penalizzare totalmente il sito di Valle Ufita per i costi di progetto e sviluppo e ridurrebbe il ricorso alla cassa integrazione. Con i relativi risparmi ed un’adeguata azione governativa si finanzierebbe la Ricerca dei nuovi bus. Concludendo, l’indotto si permette di ribadire la grande amarezza ed il senso di sconfitta alla notizia della rinuncia di Di Risio. Si può rinunciare a cuor leggero a centinaia di posti di lavoro senza nemmeno valutare il tipo di iniziativa proposta? L’indotto avrebbe voluto dialogare con Di Risio perché anche sul suo argomento aveva una proposta. Non dimentichiamo che 25 anni fa a Nusco nacque un fuoristrada nuovo, completamente costruito sul nostro territorio”.

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