Irisbus, il sindaco Giacobbe alla politica: “Si vince solo insieme”

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Irisbus, nei due appuntamenti romani dei prossimi giorni sono in gioco il futuro dell’azienda in Valle Ufita e, più in generale, lo sviluppo nella provincia di Avellino. Gli Amministratori locali dei tantissimi paesi che hanno offerta la loro solidarietà alla lotta intrapresa, rinnovano il loro incondizionato appoggio alla decisione dei lavoratori di continuare la protesta contro la chiusura dello stabilimento anche in seguito alla decisione di riaprire i cancelli da parte della dirigenza della Irisbus, probabilmente solo per completare l’opera di smantellamento dell’impianto. “C’è da ringraziare i parlamentari irpini per le azioni intraprese a sostegno della vertenza – spiega il sindaco di Flumeri, Rocco Antonio Giacobbe. Restano però atti isolati. Ora le forze politiche di governo e quelle di opposizione irpine devono fare sistema”. C’è bisogno di incalzare il governo a rispettare gli impegni e rilanciare il piano di sviluppo del Sud, partendo dall’esistente. “Quale realtà più concreta dello stabilimento in Valle Ufita può rappresentare l’inversione di tendenza verso la questione meridionale? I dati – spiega Giacobbe – sono oggettivi: la Irisbus è l’unico stabilimento in Italia a produrre autobus; ventimila sono i mezzi che costituiscono un parco autobus non più a norma; 1500 i lavoratori che rischiano, direttamente o indirettamente, di rimanere senza lavoro. E’ una prospettiva catastrofica. La Irisbus è il cuore pulsante della zona industriale in Valle Ufita; intorno a questa azienda, in trent’anni, ne sono nate molte altre che hanno vivacizzato gli investimenti creando una prospettiva di sviluppo molto interessante. Noi sindaci abbiamo sottoscritto decine di patti e intese per mettere in campo una progettualità credibile per attirare capitali. Se muore la Irisbus, muore la zona industriale della Valle dell’Ufita, muore una speranza. E’ inimmaginabile pensare che ci possano essere investitori disposti a dare fiducia ad una zona in regresso. Saremmo in mezzo al guado. La politica di sviluppo messa in campo in provincia negli ultimi anni ha tracciato una linea ben precisa. Non si può tornare indietro”.

Quello di Giacobbe è un vero e proprio appello. I toni sono vibranti: ” Oggi – continua – c’è bisogno del concorso di tutti perché è in gioco il futuro di un popolo, quello irpino, dignitoso e laborioso, che ha saputo rimboccarsi le maniche e concretizzare una speranza. Ora i Parlamentari campani sono chiamati a mettere in campo una politica che coinvolga l’intero territorio e non a differenziarsi tra zone costiere e zone interne. E’ una battaglia che vinciamo insieme o non la vinciamo affatto; privare le nostre zone di qualche ospedale e portarci tonnellate di rifiuti non è una vittoria dei politici napoletani ma una sconfitta della politica meridionalistica”. Il governo non può più mortificare l’intero meridione. C’è bisogno di un moto di orgoglio dei nostri rappresentanti in Parlamento per costringere l’Esecutivo nazionale a mettere in pratica un Piano per il Sud più volte enunciato e mai realizzato. La politica miope della Lega Nord a sostegno di una parte della penisola, immaginando che la battaglia economica nel contesto di crisi internazionale si vinca portando a Nord qualche succursale ministeriale o spostando qualche risorsa dal Sud verso Nord, non tiene conto delle grandi potenzialità che offre il Mediterraneo. Un governo sotto continuo ricatto è debole e tende a tirare a campare invece di programmare interventi atti a ridare fiato all’intero paese che non può prescindere dal Meridione. La chiusura dello stabilimento di Flumeri porterebbe all’esasperazione delle tensioni sociali e ad una ricaduta negativa sui livelli di benessere conquistati attraverso infiniti sacrifici dei tanti lavoratori. Non possiamo immaginare di rivedere le scene dei nostri padri costretti a cercare fortuna altrove. Non permettiamo che il nostro sogno diventi il nostro incubo”.

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