![]()
Ma le trattative tra il Ministero dello Sviluppo Economico e i possibili acquirenti vanno avanti e a stretto giro, salvo complicazioni, sarà convocato al dicastero di via Molise il tavolo sul futuro della fabbrica della Valle Ufita. Con il cambio della squadra di Governo, la traccia, comunque, non è cambiata e a Roma si sta lavorando alacremente per accelerare e arrivare ad un punto in tempi brevi anche perché le prossime settimane vedranno i maggiori contractor impegnati nella sottoscrizione di svariati accordi tra cui il fondo da 100 milioni della Legge di Stabilità, da ripartire tra le Regioni, per l’acquisto di mezzi su gomma per il triennio 2014-2016.
Oltre all’ipotesi King Long Italia, nei mesi scorsi si erano fatti avanti anche i promotori del Progetto Gres (acronimo per Green Renewable Energy in the Sky, energia verde e rinnovabile nel cielo), idea partorita da Angelo Giocolano, che ha preso forma grazie a Guido Niccolai, Antonio Dumas e Michele Trancossi, docenti al Dipartimento Scienze e Metodi dell’Ingegneria dell’Università di Modena e Reggio Emilia, e che ha assunto anche sostanza con il sostegno della holding finanziaria Modena Capitale dell’avvocato d’affari modenese Gianpiero Samorì, già fondatore del Mir che partecipò senza successo alle ultime politiche. Giocolano e soci però lamentano il fatto di essere stati messi ‘alla porta’ dai dirigenti del Ministero e in una recente nota, inviata al Gruppo Cnh Industrial, ai sindacati ma anche al Mise, il Gruppo Gres ha richiesto di essere ricevuto dal Dicastero di via Molise a Roma: “Affermiamo – si legge – che la proposta Gres è l’unica al riparo dei rischi di maturità tecnologica e redditività decrescente, qualificandosi quindi come l’unica in grado di garantire occupazione crescente nel tempo. Ribadiamo l’interesse per l’acquisto della struttura produttiva ex Irisbus e la riassunzione del personale in tempi ragionevoli”.
Il progetto Gres prevede che la struttura che produceva i bus della Fiat dovrà essere convertita, insieme alle maestranze che ci lavoravano e opportunamente riqualificate allo scopo, per ricavarci un polo nazionale di diverse industrie che, orientato complessivamente alla realizzazione di dirigibili, aeromobili verdi per eccellenza, ma che permetta però anche di creare prodotti collaterali che vanno dai motori elettrici multifase ai sistemi tessili, passando per autovetture elettriche, impianti di cogenerazione, strutture isolanti, vaschette in biospuma per alimenti, moduli fotovoltaici a basso peso, abitazioni prefabbricate, per un’operazione il cui costo complessivo è calcolato nell’ordine di 160 milioni, che soffrirebbe per un triennio fino al ‘rosso’ di un’ottantina di milioni, prima di decollare verso utili attesi già nel volgere dei cinque anni.
(@antopirolo)