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Cinque le proposte su cui il diessino Di Iorio si sofferma nel suo intervento: l’avvio di un nuovo processo di industrializzazione; agroalimentare e settore auto; il turismo, con particolare riferimento al piano di fattibilità per il rilancio della località Laceno; energia pulita; la capacità attrattiva del capoluogo. Il tutto da realizzare attraverso uno strumento in particolare: “Gli accordi di reciprocità per mezzo di interventi di programma quadro e un ruolo di maggiore protagonismo da parte dei piccoli comuni che diventano così attori dell’opera strategica generale impostando il proprio autonomo progetto di opere pubbliche”. Di Iorio lancia poi la proposta: “Mettere insieme fondi comunitari e fondi Paser per una nuova fase di industrializzazione nella provincia di Avellino”. Il tutto: “attivando velocemente un contratto di programma per spostare 50/60 milioni di euro attorno all’automotive e all’agroindustriale”. Con una sollecitazione: “Bisogna attivarsi subito con l’assessorato alle Attività produttive”… per non perdere il treno. Solo così, sostiene Di Iorio, si potranno rendere competitive aree ex articolo 32, come quella di Flumeri: “Si potrebbero allocare lì nuove imprese facendo diventare l’asse Lacedonia-Grottaminarda-Avellino il centro di questa nuova fase industriale”. Per questo occorrono due sforzi in primis: “Modernità e ricerca”. Oltre a: “Un forte protagonismo dei livelli istituzionali”. E non senza: “Una nuova classe dirigente che si faccia guidare da grandi idee”.
E’ il segretario della Cgil Campania, Gravano, a porre in seguito l’accento sul dato occupazione: “Siamo a meno un punto sul versante della disoccupazione: un fattore positivo ma bisogna far crescere anche l’occupazione di qualità e risalire la china in 6 o 7 anni”. Mentre il sistema impresa: “Ha bisogno di selettività, competitività (e qui i ritardi ci sono), qualità sociale e integrazione”. Ma soprattutto, per Gravano, sono le funzioni delle Province “che devono essere dentro gli obiettivi strategici”.
Riflessioni che proseguono con Anna Rea (“Per crescere ancora ognuno deve assumersi le proprie responsabilità”), Rosetta D’Amelio (relativamente alla nuova programmazione ha parlato di ‘interventi più grandi’ attraverso l’associazionismo; ancora particolare attenzione all’enogastronomia; interventi ‘più che triplicati sul welfare’ per incrementare soprattutto l’occupazione femminile; ancora l’idea di ‘trasferire’ ai capoluoghi la gestione del Fse ecc…”).
Il momento delle conclusioni spetta infine al Ministro Luigi Nicolais che pone l’accento su un doppio sistema di filiera: “conoscenza e governance”. La formula: “Superare i localismi che bloccano il sistema dei nostri punti di forza”. L’invito: “Dobbiamo guardare alla Pa che con la tecnologia dell’innovazione diventa un settore dinamico. Dobbiamo ringegnerizzarne i processi; ridisegnare le procedure pensando in ‘informatico’ e producendo ‘conoscenza’. Perché l’interoperabilità del sistema pubblico è un modo di pensare diverso”. Ma c’è un ‘ma’: “Occorre una concertazione degli obiettivi condivisi tra gli attori, ponendo al centro il cittadino che è l’utente del pubblico”.
L’ottica dunque è quella delle grandi opportunità: “Anche la crescita di Cina e India – continua l’on. Nicolais – in tale contesto rappresenta per noi una ricchezza perché produrranno sempre più turisti per le nostre terre e clienti per i nostri mercati”. L’appello del Ministro è infine rivolto a un maggiore pragmatismo, a una più forte collaborazione tra pubblico e privato, a una più presente sinergia tra imprese e università, a un costante investimento in ricerca e innovazione: “Senza troppe differenze – conclude – né colori politici”. Perché: “Solo così si afferma l’economia della conoscenza, grazie alla quale il giovane laureato diventa la grande opportunità”. (di Antonietta Miceli)