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In 30000 a Roma per contrastare il taglio delle Comunità Montane

La montagna vuole rispetto perché svolge un ruolo importante nel paese e non accetta l’articolo 13 della Legge finanziaria che ne vorrebbe sopprimere oltre cento. Sono giunti in almeno trentamila a Roma per richiamare le istituzioni e la opinione pubblica verso una parte del territorio che è costretta ad affrontare ogni giorno disagi e preoccupazioni tipici della montagna, rispetto ai quali gli enti locali chiedono attenzione e considerazione. L’iniziativa legislativa nasce dalla esigenza di procedere ai tagli nella spesa pubblica ed è destinata a ridurre gli enti e le strutture che, in generale, sembrano non svolgere un ruolo particolarmente significativo nel processo di produzione dei servizi. Ed in quella ottica le Comunità Montane rappresenterebbero l’anello debole della catena. Ma le migliaia di amministratori hanno marciato su Roma per contestare quella impostazione, ribattendo che gli enti montani svolgono un ruolo di raccordo tra le zone di montagna, composte da piccoli o medi comuni già in sofferenza per lo stato di isolamento nel quale sono costretti a vivere, e le istituzioni provinciali e regionali, che in caso di soppressione, si allontanerebbero ancora più realizzando una condizione di abbandono anche politico e programmatico. Il corteo, partito da piazza dei Cinquecento, ha percorso via Cavour e dopo aver svoltato per i Fori Imperiali è giunto sul lato destro vi piazza Venezia, sede del comizio. Il presidente nazionale dell’Uncem Enrico Borghi ha ribadito la contrarietà ai tagli della montagna, che rappresenta una delle risorse più autentiche del paese e questa la rende estranea alla dilagante politica degli slogan legati alla casta. I tagli sono giusti, ma non devono interessare quella parte della società che lavora e produce ricchezza anche in zone svantaggiate ed affette dal grande male della emigrazione. Procedere alla soppressione significherebbe vanificare tutti gli sforzi realizzati in questi anni e finalizzati a frenare l’abbandono delle montagne dai giovani in cerca di zone più adatte per vivere una esistenza meno complicata e sacrificata. Alla manifestazione non ha partecipato alcun rappresentante del governo, tuttavia l’iniziativa assunta rientra tra le attività di riduzione della spesa pubblica e colpisce gli enti montani, perché non hanno una collocazione ben delimitata ed esclusiva nell’ambito delle attribuzioni di funzioni e competenze e questo ha generato confusione e sovrapposizione tra strutture, spesso causa anche del cattivo funzionamento della macchina amministrativa locale. Nel corteo, accompagnato da una della maggiori bande degli alpini, sono spuntate anche le bandiere della Cgil, Fai-Cisl e Ugl-Uil, scese in campo a protezione delle migliaia di lavoratori forestali, che temono di perdere il posto di lavoro. Insomma, se tagli devono esserci, questi devono riguardare i politici fannulloni e le inutili strutture a supporto dei consensi elettorali e non chi, comunque, lavora per garantire servizi e tutela del territorio. Se l’articolo 13 della Finanziaria non dovesse essere emendato o cancellato, le Comunità Montane passeranno da 355 a 250 con il taglio di circa ottomila amministratori. Stando alla opinione espressa dal ministro Linda Lanzillotta il risparmio realizzato sarebbe destinato ad incrementare il fondo per la montagna, ma il rischio è che vadano a finire nel calderone delle risorse destinate ad alimentare la casta. Contro la soppressione degli enti montani si è schierato anche Maurizio Gasparri, l’esponente di Alleanza nazionale che non si è sottratto a scambiare qualche battuta con alcuni amministratori e funzionari provenienti dalla zona dell’Ufita, in provincia di Avellino, affermando che non deve essere mai utilizzata l’ascia contro le Comunità Montane. “Occorre ridurle e valutare le sovrapposizioni – ha precisato – ma non devono essere cancellate in maniera automatica”. Ha aggiunto che la prima cosa da fare è quella di tagliare fuori i comuni che montani non sono ed ha riconosciuto che gli sprechi, se esistono in quegli enti, sono ben presenti anche altrove ed è necessario, quindi, procedere a rivedere tutta l’organizzazione senza colpire singole istituzioni. Ridurre i costi della politica – ha precisato – a partire proprio dalla camera e dal senato della repubblica.

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