Imu, c’è il cavillo: niente soldi allo Stato se il cittadino ritarda

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Fatta la legge trovato l’inganno. Siamo in Italia e sfruttare il cavillo, può sempre far bene. Imu, il clamoroso autogol dei professori al Governo. Avviso ai Comuni irpini: ecco come sfruttare l’opportunità per incassare direttamente il gettito nella sua interezza e far risparmiare i propri cittadini. La scoperta è della Lega, che rileggendo la manovra Salva Italia, ha individuato una clausola che potrebbe ribaltare la distribuzione delle entrate sull’Imu. In base alle nuove norme, il 50% dei ricavati dalla nuova tassazione delle proprietà immobiliari andrebbe allo Stato. Ma secondo lo stratagemma padano, i Comuni potrebbero trattenere il 100% delle entrate, e, con un gettito superiore, abbassare l’odiata tassa. Qualcuno annuncia che il Governo già sta correndo ai ripari, ma altri invece propongono una sorta di patto tra Comuni e cittadini. Una “protesta fiscale legittima. Non si parli di evasione “, dicono la Manuela Dal Lago e il senatore Paolo Franco della Lega. Per fare ciò i primi cittadini dovrebbero adottare un regolamento “che non preveda sanzioni per i contribuenti che dovessero versare le rate Imu in ritardo sulla scadenza”. Ma dove sta il trucco? Se il cittadino paga in ritardo, è il Comune a riscuotere, «e che il gettito resti » all’amministrazione locale, «in toto». Tassa e multa, che però verrebbe evitata ai cittadini dai Comuni con il patto di cui parla appunto la Lega, la modifica al regolamento. A quel punto, con più risorse a disposizione, i sindaci «potrebbero abbassare le aliquote». È la legge stessa a prevedere che siano i Comuni a trattenere le quote arrivate in ritardo, «all’articolo 13 comma 11».. L’idea è per ora partita dal Veneto, ma c’è qualcuno che è pronto a raccogliere il suggerimento padano per trasferirlo anche al Sud.

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