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Il vademecum (58 pagine complessive) rappresenta un’analisi approfondita delle minacce a cui sono esposti gli imprenditori e delle modalità con cui fronteggiarle, ma è anche l’occasione per riflessioni e approfondimenti. Il tutto con un chiaro obiettivo: “Rimuovere gli ostacoli alla legalità – ha spiegato il presidente dei Giovani Imprenditori di Avellino Katia Petitto – ed avviare un percorso di sviluppo, trasparente e valido, ma che soprattutto possa essere sostenibile nel lungo periodo”. Sulla stessa linea di pensiero il Colonnello Gianmarco Sottili che ha espresso gradimento per il lavoro svolto tra i due organismi, sottolineando la vitalità delle giovani menti impegnate nel progetto, ed ha auspicato che si tratti solo di un inizio. “Spero si riesca ad arrivare ad un osservatorio permanente sul fenomeno – ha detto – che vada ad aggiungersi all’impegno già profuso dai Carabinieri nel ripristino della legalità nella vita industriale”. Cinque le aree di rischio individuate dal documento: furto, truffa, usura, estorsione e riciclaggio. Tra le azioni difensive, invece, spiccano l’immediata denuncia di crimini e situazioni sospette ai tutori della legge e agli specifici organismi preposti, ma anche verifiche contabili, videosorveglianza e teleallarme.
Ad introdurre i lavori il padrone di casa Silvio Sarno, presidente di Confindustria Avellino, che ha accolto con soddisfazione l’iniziativa e ha puntato l’attenzione sull’intensità del rapporto tra mondo economico e istituzioni. “Gli imprenditori hanno il diritto-dovere di segnalare il crimine – ha sottolineato – ma lo Stato deve essere presente”. Parole che di fatto hanno introdotto i ben più ampi temi della discussione, di cui il vademecum rappresenta solo il punto di partenza. Crisi finanziaria e ripercussioni sull’economia, i problemi cronici dello sviluppo nel mezzogiorno, la stessa crisi della legalità nel paese con le carenze del diritto e della giustizia: queste le dolenti note affrontate dall’irpino Antonio Laudati in una lucida e profonda analisi, prima, e nello schietto intervento di Federica Guidi, poi. Il Direttore Affari Penali del Ministero di Giustizia ha parlato di un sistema giudiziario inadeguato dove manca un efficiente legame tra le esigenze legislative e quelle economiche. “E’ un gap culturale da superare”, ha avvertito prima di riportare alcuni dati eclatanti sullo status quo. “Vengono recuperate meno del 2 per cento delle sanzioni penali somministrate – ha informato – Che messaggio diamo alla gente onesta? Quello dell’impunità?”. E proprio sulla legalità si è soffermata anche la Guidi che nel tirare le conclusioni ha fatto presente come sul piano internazionale non ci siano solo la manodopera e le sue caratteristiche ad influire sulle scelte di location industriale, ma soprattutto i tempi e i costi della giustizia. “E in questo senso l’Italia, così come a maggior ragione il sud, in un momento così orribile dell’economia mondiale – ha dichiarato – deve assolutamente impegnarsi per rimettersi al passo delle altre nazioni. Bisogna cogliere i flebili ma buoni segnali che nonostante tutto la crisi ci lascia e trovare una soluzione strutturale. Fare impresa nel mezzogiorno – ha aggiunto – deve diventare una realtà possibile e anche Confindustria deve essere inflessibile nella repressione dell’illegalità”. (di Eddy Tarantino)