Ilva e ambiente, De Luca (Pd) interviene a Palazzo Madama

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“Il futuro dell’Ilva non può prescindere dalla bonifica dell’area, per salvaguardare la salute dei lavoratori e delle persone che vivono nella zona circostante lo stabilimento. Contestualmente, però, ci si deve adoperare per tutelare i posti di lavoro”. Così il senatore del Partito democratico Enzo De Luca intervenendo nella discussione, stamane in Aula, per la conversione in legge del decreto-legge 7 agosto 2012, n. 129, relativo a disposizioni urgenti per il risanamento ambientale e la riqualificazione del territorio della città di Taranto.

Consegnando la dichiarazione di voto per il Pd, De Luca ha sottolineato: “Non è pensabile, innanzitutto nel rispetto dei provvedimenti disposti dalla magistratura, rimettere in funzione l’Ilva senza mettere mano al risanamento ambientale che, prima di ogni altra cosa, significa tutelare la salute dei lavoratori. Come fare? Svolgendo ognuno la sua parte, ciascuno in base alle competenze specifiche. Oltre ai 336 milioni già stanziati dal Governo per la bonifica dei terreni, la proprietà dello stabilimento deve destinare a questo scopo altre risorse. Da un lato Comune di Taranto, Provincia e Regione, insieme al Ministero dell’Ambiente, dall’altro la proprietà: tutti insieme per rispettare gli accordi e vigilare affinché progressivamente si esca dall’emergenza e si gettino le basi per un futuro finalmente diverso. Fa bene il ministro Clini a respingere ogni richiesta di proroga per chiudere la procedura di autorizzazione di impatto ambientale il 17 ottobre, stando ben attenti a non ripetere gli errori del passato, ma sarebbe importante includere in tale procedura anche la valutazione del danno sanitario che la Regione Puglia ha assicurato di predisporre entro il termine fissato”. Quindi il sen. del Pd ha aggiunto: “All’Ilva era stata rilasciata un’autorizzazione sulla base di risultanze tecniche smentite dai risultati dell’indagine posta in essere dalla magistratura peraltro con la procedura garantita dell’incidente probatorio, quindi con la garanzia del contraddittorio tra le parti interessate. Le risultanze della perizia eseguita in sede di incidente probatorio hanno portato subito al riesame complessivo del procedimento amministrativo e del provvedimento finale di rilascio dell’Aia nei confronti dell’Ilva. L’applicazione, poi, di misure cautelari sulla base degli elementi acquisiti dalla perizia disposta dall’autorità giudiziaria (provvedimenti tutti confermati nel merito dal tribunale del riesame) ha alimentato un più severo approfondimento circa le ragioni per cui un soggetto imprenditore, in relazione al quale era stata dimostrata un’azione gravemente lesiva della salute e dell’integrità fisica delle persone, avesse ricevuto dalla Pubblica amministrazione l’autorizzazione a porre in essere quella stessa attività costituente reato. Con amarezza, dunque, si è dovuto prendere atto della circostanza che coloro che avevano proceduto all’istruttoria e al rilascio di quella autorizzazione fossero persone che non possedevano, evidentemente, i requisiti professionali e morali necessari per potere dotare la pubblica amministrazione di criteri di giudizio soddisfacenti per la tutela della salute umana. Il problema delle ricadute occupazionali che discendono dal provvedimento di sequestro e dall’esigenza di evitare l’aggravamento o la protrazione delle conseguenze di reati contro la salute e l’integrità dell’incolumità pubblica è un problema la cui soluzione appartiene esclusivamente alla pubblica amministrazione e al soggetto imprenditoriale, secondo le rispettive competenze di valutazione (per la pubblica amministrazione) e di adeguamento (per l’imprenditore) ad un modello aziendale che garantisca una produzione nel rispetto del diritto alla salute. Si tratta di avviare realmente un nuovo procedimento di autorizzazione che sia caratterizzato dalla presenza di soggetti di elevata professionalità e competenza. Il sistema può funzionare solo a condizione che l’istruttoria che precede il rilascio o il diniego del provvedimento sia posta in essere in modo rigoroso da parte di soggetti di altissima professionalità e di indiscutibile moralità. E, chissà – ha concluso De Luca – magari il nuovo corso dell’Ilva aprirà la strada alla bonifica di altre aree del Paese – penso all’area di Bagnoli, a quella di Porto Marghera – che da anni attendono il risanamento ambientale, sempre promesso, ma mai attuato”, ha concluso.

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