
“Per la lunga esperienza parlamentare e per l’amore per il diritto, ho il rispetto che si deve alle sentenze della Corte Costituzionale”. Questo il senso della dichiarazione rilasciata da Giuseppe Gargani sulla decisione della Corte Costituzionale, che oggi ha dichiarato inammissibili le due questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tar Lazio, relative all’elezione dei membri del parlamento Ue spettanti all’Italia. “Dal primo momento non ho avuto alcun dubbio sulla correttezza giuridica e sulla fondatezza della questione che ho sollevato sul grave pregiudizio arrecato alle Circoscrizioni del Sud da una legge elettorale irragionevole e sbagliata – spiega – La Corte ha sanzionato l’esigenza di ‘porre rimedio alla incongruenza della disciplina’ e ha confermato senza alcun dubbio la necessità di ‘prevedere un meccanismo che contemperi il principio della proporzionalità politica con quello della rappresentanza territoriale’. L’avvocato Lorenzo Lentini e l’avvocato Mario Sannino, per mio conto, hanno dunque ottenuto lo storico successo di far sanzionare questa discriminazione ai danni del Sud, grazie al quale possiamo esprimere la soddisfazione e la certezza che le prossime Elezioni Europee dovranno tenersi con una legge elettorale che rispetti l’eguaglianza di tutti i cittadini in tutte le circoscrizioni nell’essere rappresentati presso il Parlamento Europeo. Da cittadino molto più che da candidato, non posso tuttavia esimermi dall’esprimere rammarico per il fatto che la Corte Costituzionale avrebbe potuto superare da subito l’incongruenza rilevata, che ha prodotto alle ultime elezioni europee un risultato discriminatorio: la Corte ha infatti trascurato il fatto che la stessa legge elettorale per il Parlamento Europeo contiene un meccanismo di rinvio alla Legge della Camera dei Deputati, perfettamente coerente e compiuto, che avrebbe consentito da subito di superare, appunto, l’incongruenza che la Corte ha sanzionato, restituendo al Mezzogiorno i seggi ingiustamente assegnati al Nord con i voti dei cittadini meridionali privati dei propri naturali rappresentanti. Purtroppo bisognerà aspettare ancora alcuni anni prima che possa essere sanata una rappresentanza dell’Italia presso il Parlamento Europeo anomala e limitata, in contraddizione con i principi tanto cari all’Europa – conclude – che richiede la rappresentanza democratica e proporzionale dei popoli dell’Unione, senza discriminazioni e senza parzialità”.