Il Velino: “Ariano e il caso della Finanza derivata”

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E’ una notizia che ha battuto poco fa l’agenzia il Velino. Il virus della finanza derivata nei bilanci degli Enti locali nell’occhio dell’intelligence. Lo si legge su Gnosis, la Rivista italiana di intelligence pubblicata dall’Aisi. Per l’Agenzia informazioni e sicurezza interna “la diffusione della ‘finanza derivata’ nei bilanci degli Enti locali rappresenta un aspetto sconosciuto della crisi finanziaria, più persistente negli effetti rispetto a riflessi macroeconomici della crisi stessa (connessi alla disoccupazione e alla congiuntura), sicuramente più comprensibili e più noti in quanto quotidianamente oggetto di dibattito pubblico. L’ammontare di contratti in essere è all’origine di un intreccio economico-finanziario, nel quale l’Ente locale viene ‘guidato’, nella sua scelta, da consulenti (advisor) non sempre indipendenti nelle loro valutazioni, i quali danno vita a transazioni in cui spesso gli interessi finanziari delle pubbliche amministrazioni e quelli delle banche di investimento proponenti i contratti, divergono. Tale squilibrio finanziario viene compensato dal ‘ricavo’ politico – tale per gli amministratori dell’ente locale – di ottenere liquidità immediata, oppure di rinviare le scadenze di rimborso relative a contratti di mutuo, in essere, sottoscritti da gestioni amministrative precedenti”. Su Gnosis si legge anche che “l’obiettivo dell’analisi di intelligence finanziaria qui proposta, non è la ‘demonizzazione’ della finanza derivata, la quale, se usata in maniera opportuna, consente di realizzare ‘coperture’ efficaci dai rischi di volatilità e di variabilità dei mercati e dei suoi indicatori.
Il focus è sull’atteggiamento spesso ‘disinvolto’ di amministratori (e loro delegati) di Comuni, Province, Regioni ed Enti pubblici a connotazione locale, i quali, in maniera assolutamente incauta e non orientata al benessere collettivo, hanno utilizzato questi contratti per finanziare politiche di debito avventate e, spesso, suggerite da consulenti direttamente interessati in palese conflitto di interesse”. A preoccupare l’Agenzia è la “ vulnerabilità della situazione attuale” definita “elevata: improvvisi default da parte degli Enti locali sottoscrittori (causati da insolvenze o mancate consegne) potrebbero determinare effetti negativi (in termini di problemi di liquidità o creditizi) e comportamenti di panico a catena, gravemente pregiudizievoli per la stabilità della finanza pubblica non solo locale, ma anche nazionale. Il problema connesso ai derivati sottoscritti da Amministrazioni pubbliche è sì finanziario ma anche politico per la presenza di costi occulti che acuiscono le forti pressioni che la sostenibilità dei debiti pubblici nazionali sta subendo. Aldilà di modifiche normative (che hanno effetti solo sui comportamenti futuri) è necessaria una gestione ‘corrente’ e ‘territoriale’ del problema qui presentato. In tal senso, una capacità di intelligence finanziaria da parte dei Servizi di Informazione nazionali che affianchi le Amministrazioni locali e gli Organismi di vigilanza potrebbe fornire un apporto rilevante nel tutelare il sistema di finanza locale”.
PER ESTINGUERE I CONTRATTI SWAP SERVONO 60 MLD – A esempio di quello che viene definito “un germe silenzioso e pervasivo”, Gnosis riporta un caso tra i tanti: “Il 26 agosto scorso, la giunta comunale di Ariano Irpino, in provincia di Avellino, ha deliberato il versamento alla Banca Nazionale del Lavoro (BNL) di 285mila euro per estinguere contratti di swap stipulati nel 2002”. Ma “anche il Comune di Pollutri (2.300 abitanti in provincia di Chieti), nel gennaio 2010 ha deciso, prudentemente, di chiudere il derivato sottoscritto nel 2005 con Intesa Sanpaolo, fino ad oggi in attivo per l’Ente, ma a rischio in uno scenario di tassi di interesse in ascesa. Il caso di Ariano Irpino (che utilizzeremo in questa sede in quanto segnalato sia da Il Sole 24 Ore sia dalla pubblicazione, in maniera trasparente, sul web degli atti relativi da parte del Comune in questione così come gli altri sopra accennati – si legge su Gnosis –, sono l’emblema di un aspetto della crisi finanziaria – la sottoscrizione da parte di Enti locali di contratti in strumenti derivati –, più persistente rispetto a riflessi macroeconomici della crisi stessa (connessi alla disoccupazione e alla congiuntura), sicuramente più comprensibili e più noti in quanto quotidianamente oggetto di dibattito pubblico. I rischi, in termini di riduzione nella capacità di spesa dell’Ente locale, connessi alle sottoscrizioni di tali contratti, sono conosciuti. La Banca d’Italia, nella sua recente valutazione della situazione dei contratti derivati stipulati da privati e da enti pubblici italiani, ha evidenziato come, nel primo trimestre 2010, il valore di mercato (Mark-to-Market) di tali contratti sia negativo e sia aumentato a 57,5 miliardi di euro, dai 47,9 del periodo 30 settembre – 31 dicembre 2009. In pratica, ciò significa che sono quasi 60 i miliardi che più di 42mila operatori (tra imprese, Enti locali, famiglie e società finanziarie) dovrebbero versare nelle casse delle banche italiane (o in quelle estere che operano in Italia) nel caso in cui volessero estinguere anticipatamente (o fossero costrette a farlo dalla congiuntura economica) i contratti di swap stipulati a copertura di rischi contro le variazioni dei tassi d’interesse (o di cambio). Secondo la Banca d’Italia, nel primo trimestre 2010, le perdite per le amministrazioni pubbliche dalla stipula di contratti derivati sono aumentate (2,5 miliardi di euro +10% rispetto al 2009), e si sono maggiormente concentrate (da 470 amministrazioni pubbliche sottoscrittrici a 404). Una stima non molto diversa da quella del Senato al 31 dicembre 2009 (35,3 miliardi di euro) è quella del ministero dell’Economia che, nel 2008, stimava un valore nozionale dell’esposizione in derivati delle amministrazioni locali pari a circa 36 miliardi di euro, ripartiti tra circa 600 enti. Questo ammontare di contratti è all’origine di un intreccio economico-finanziario, nel quale l’Ente locale viene ‘guidato’ nella sua scelta da consulenti (advisor) non sempre indipendenti nelle loro valutazioni, i quali danno vita a transazioni spesso ‘viziate’ da condizioni di disequilibrio tra gli interessi finanziari delle pubbliche amministrazioni e quelli delle banche di investimento proponenti i contratti”.
IL RICAVO POLITICO? LA LIQUIDITA’ IMMEDIATA – Perché tanti Enti locali hanno sottoscritto contratti così rischiosi? La risposta dell’Aisi è univoca: “Tale squilibrio finanziario viene compensato dal ‘ricavo’ politico – tale per gli amministratori dell’Ente locale – di ottenere liquidità immediata, oppure di rinviare le scadenze di rimborso relative a contratti di mutuo, in essere, sottoscritti da gestioni amministrative precedenti. La vulnerabilità della situazione attuale è elevata: improvvisi default da parte degli Enti sottoscrittori (causati da insolvenze o mancate consegne) potrebbero causare effetti negativi (in termini di problemi di liquidità o creditizi) e comportamenti di panico a catena, gravemente pregiudizievoli per la stabilità della finanza pubblica non solo locale, ma anche nazionale. Il problema connesso ai derivati sottoscritti da Amministrazioni pubbliche è sì finanziario ma anche (e soprattutto) politico per la presenza di costi occulti che acuiscono le forti pressioni già in atto sulla sostenibilità dei debiti pubblici nazionali sta subendo. Aldilà di modifiche normative (che hanno effetti solo sui comportamenti futuri), è necessaria una gestione ‘corrente’ e ‘territoriale’ del problema qui presentato. In tal senso, una capacità di intelligence finanziaria da parte dei Servizi di Informazione nazionali che affianchi le Amministrazioni locali e gli Organismi di vigilanza potrebbe fornire un apporto rilevante nel tutelare – a livello territoriale – il sistema di finanza locale. L’obiettivo dell’analisi di intelligence finanziaria, qui proposta, non è la ‘demonizzazione’ della finanza derivata, la quale, se usata in maniera opportuna, consente di realizzare ‘coperture’ efficaci dai rischi di volatilità e di variabilità dei mercati e dei suoi indicatori. Il focus è sull’atteggiamento spesso ‘disinvolto’ di amministratori (e loro delegati) di Comuni, Province, Regioni ed Enti pubblici a connotazione locale, i quali, in maniera assolutamente incauta e non orientata al benessere collettivo, hanno utilizzato questi contratti per finanziare politiche di debito avventate e, spesso, suggerite da consulenti direttamente interessati in palese conflitto di interesse.
IL TEMA DELLE ‘COMMISSIONI OCCULTE’ – “Dal gennaio 2009 – continua l’Aisi – , allorquando i due contratti swap in essere tra il Comune di Ariano Irpino e la BNL registravano un valore di mercato negativo pari a 1,1 milioni di euro, la situazione è progressivamente migliorata fino ad arrivare ad un valore Mark-to-Market (MtM) positivo di 285mila euro. Il MtM è il valore dello strumento finanziario derivato in questione, il c.d. Interest Rate Swap. È un valore ‘teorico’ e non ‘effettivo’ del derivato, riferito ad una certa data, e desunto da una stima effettuata in un intervallo di probabilità. È, dunque, una valutazione soggettiva, dipendente dal modello matematico utilizzato, mutevole in base ad ogni variazione del mercato, in quanto determinata dalle aspettative sull’evoluzione dei tassi di interesse. Dall’utilizzo di strumenti derivati, il Comune di Ariano Irpino, assicurandosi nei confronti di andamenti sfavorevoli del tasso di interesse, ha, anche, concretizzato un beneficio finanziario, dal 2002 al 2010, pari ad oltre 820mila euro, dati dalla differenza tra 1,105 milioni di euro ricevuti dal Comune nel periodo considerato e i 285mila euro pagati a BNL per estinguere gli swap. A fronte di questo vantaggio, però, i ‘costi occulti’ applicati dalle banche negli stessi anni (stimati da due società di consulenza indipendente interpellate dal Comune in questione sono stati pari a circa 600mila euro. Il tema delle ‘commissioni occulte’ è alla base della pericolosità nell’abuso di contratti coinvolgenti strumenti derivati. Il valore stesso della ‘commissione implicita’ posta a carico del sottoscrittore-Ente locale è fortemente aleatorio essendo pari alla differenza tra il valore MtM ‘teorico’ dello strumento derivato (alla data iniziale del contratto) ed il valore MtM del derivato risultante dal contratto. Questa modalità di calcolo, probabilistica e assolutamente soggettiva, è anche diventata oggetto di contenziosi, in sede sia civile sia penale con i riflessi pericolosi in termini di giurisprudenza.
IL MERCATO DEI DERIVATI PER GLI ENTI LOCALI – Il ricorso a strumenti di finanza derivata da parte degli Enti locali è stato, in particolare, connesso all’aumento della raccolta sul mercato obbligazionario ed alla ristrutturazione del debito esistente. Secondo la Corte dei Conti , dal 2000 al 2007, si è realizzata ‘una spirale perversa’ innescata dal rialzo dei tassi d’interesse e dalla rinegoziazione di precedenti derivati in perdita, ristrutturati in nuovi derivati a condizioni ‘sempre più rischiose, squilibrate e opache’, con reiterate perdite dilazionate con effetto a cascata sulle gestioni future e con esposizioni finanziarie progressivamente crescenti e insostenibili. In particolare, nel 2007, sempre secondo la Corte, la maggiore operatività è stata quella delle Regioni del sud Italia (con una incidenza media del 45,1% del nozionale swap rispetto ai debiti totali) rispetto alle Regioni del Centro (che presentano una incidenza media del 22,8% del nozionale swap rispetto ai debiti totali) e del Nord (con una incidenza media del 42,1%). La stessa Corte – si legge ancora su Gnosis – ha rilevato come siano gli enti di minori dimensioni ad aver privilegiato strumenti di finanza derivata nelle operazioni di ristrutturazione del debito piuttosto che la rinegoziazione e la conversione dei mutui in essere. Queste risultano, infatti, maggiormente costose e le conversioni dei mutui in prestiti obbligazionari, dati gli importi modesti, risultano difficilmente rinegoziabili. Una fotografia dell’esposizione in derivati per gli Enti locali è desumibile dai dati forniti dal Dipartimento del Tesoro che, per il 2010, indicano un valore nozionale dei contratti swap stipulati dagli Enti locali di 35 miliardi di euro”.
UN RISCHIO SISTEMICO DIETRO L’ANGOLO – “Secondo il procuratore aggiunto Alfredo Robledo (pubblico ministero nel già citato processo di Milano contro le quattro banche straniere, con le quali il Comune di Milano ha sottoscritto prodotti finanziari derivati finalizzati alla ‘trasformazione’ del tasso fisso di un prestito da 1,8 miliardi in tasso variabile) ‘il problema dei derivati in Italia è più grande di quello della Grecia’. Secondo Robledo, in Italia, la diffusione dei derivati è capillare riguardando comuni, province, regioni e piccoli enti, tutti soggetti che, in tempi diversi e con modalità diverse, dovranno affrontare le loro difficoltà di bilancio. Il caso di Milano è esemplare. Alla stipula le banche hanno incassato, secondo l’accusa, ‘commissioni occulte’ per 100 milioni di euro, esponendo il Comune ai rischi del mercato, e tralasciando la consulenza tecnica che avrebbero dovuto prestare loro per legge. Oggi il Comune di Milano, con la trasformazione dei tassi da fissi a variabili, guadagna tra i 20 e i 30 milioni di euro, ma con il credit default swap sottoscritto è anche esposto a un potenziale default da 150 milioni di euro. L’intreccio economico-finanziario generato dalla massa di contratti derivati attualmente in essere è suscettibile di determinare un rischio sistemico afferente la sicurezza economica-finanziaria dello Stato. Le prospettive di evoluzione della congiuntura economica nel medio e nel lungo periodo, che prevedono un progressivo rialzo dei tassi di interesse di riferimento secondo un andamento ciclico, lette congiuntamente alla lunga durata media dei contratti swap, fa emergere, infatti, una situazione di instabilità finanziaria prospettica nella quale potrebbero potenzialmente trovarsi numerosi Enti locali. Tali Enti verrebbero severamente penalizzati da un rialzo dei tassi di interesse, implicando – quest’ultimo – maggiori oneri a fronte degli impegni assunti attraverso la stipulazione degli swap. Al di là delle normative esistenti, dunque, un forte inserimento organico di professionalità proprie (che siano in grado di opporsi – in termini di conoscenza – alle Business Unit delle banche di investimento internazionali che si occupano di derivati) può compensare l’estrema debolezza degli equilibri di bilancio regionale (foriera dei rischi sistemici evidenziati) nel far fronte agli impegni debitori a breve conseguenti ad un contratto derivato. In tal senso, una forte azione di intelligence economico-finanziaria, a tutela della sicurezza nazionale, può fornire un ausilio fondamentale in materia di vigilanza sulla contabilità e sui bilanci degli Enti locali territoriali, in modo da favorire la comprensione dei meccanismi di diffusione sul territorio di queste tipologie di prodotti e, soprattutto, degli effetti finanziari che questa espansione può avere sulle politiche di bilancio dello Stato, centrale e locale”.

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