
È stato presentato questa mattina il progetto sperimentale riabilitativo per donne operate al seno ‘Il teatro entra nell’oncologia’, nato dall’ulteriore necessità di umanizzazione rilevata dal Dr. Cesare Gridelli, direttore dell’Unità Operativa di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale “San Giuseppe Moscati” di Avellino, in uniformità con l’attuale concezione della salute, intesa come stato globale di benessere fisico, psichico e sociale e non solo come assenza di malattia (OMS, 1949). E’ stato realizzato anche grazie al supporto della Komen Italia Onlus, importante associazione di volontariato di Roma, che sostiene progetti per donne operate al seno, in collaborazione con “Te.C.T.A. – CLAN H” Associazione di Teatro Cultura Tecnologie e Arti Visive, diretta da Lucio Mazza, con la partecipazione attiva di Salvatore Mazza, attore professionista e esperto di teatroterapia. L’Unità Operativa di Oncologia Medica dell’Azienda “Moscati”, oltre ad essere un centro d’eccellenza per le cure mediche, si caratterizza per l’attenzione verso il paziente come persona, al centro del servizio sanitario, affinché possa condurre una vita normale durante e dopo le cure. Ritenendo l’applicazione all’oncologia di forme d’arte espressiva parte integrante dei progetti di cura del paziente per migliorare la qualità di vita, la percezione della malattia e per rispondere al meglio all’iter terapeutico, importante è stato l’incontro con l’Associazione culturale Te.C.T.A., che si occupa di teatro in generale e che utilizza la teatroterapia in diversi campi di applicazione. Tra le varie forme di arte espressiva, in particolare il teatro è una potente risorsa di formazione, crescita e riabilitazione. D’altra parte, però, la teatroterapia non produce diagnosi, né interpretazioni psicologiche, pertanto si è ritenuto necessario affiancare al laboratorio teatrale un percorso psicologico di gruppo. A completare il percorso di riabilitazione psico-fisico è stato previsto un lavoro sul corpo, che permette alle persone che hanno subito una mutilazione, come ad esempio l’asportazione del seno o di una parte di esso, di riacquistare il contatto con se stesse, di prender coscienza della propria importanza ma anche della propria diversità (che rende speciali). Il progetto è stato concepito in un’ottica olistica, complessa e multidimensionale del prendersi cura.
Ognuno di questi tre percorsi – teatrale, psicologico e corporeo – è supervisionato dalla psicoterapeuta, anche attraverso riunioni mensili, finalizzate a raccordare gli interventi, così da dare vita a un percorso comune che ha gli obiettivi generali qui di seguito illustrati: restituire la spontaneità e sviluppare il potenziale creativo; favorire un adattamento psico-sociale creativo; permettere di ritrovare un ruolo attivo attraverso il quale riconquistare armonia ed equilibrio, pur nelle avversità; riscoprire nel gruppo l’importanza di un gesto, di un movimento, di un abbraccio, importanti quanto le parole; accompagnare ciascuno in questo viaggio, fornendo gli strumenti per affrontare e superare la sofferenza; trasformare l’esperienza di malattia in opportunità di cambiamento, valorizzando il presente e migliorando la qualità di vita.
Il progetto si concluderà con una performance teatrale, frutto del percorso svolto, in cui le donne sperimenteranno l’emozione dell’incontro con un pubblico. Tale esperienza, che ha come finalità quella di squarciare l’oppressione della colpa-vergogna innominabile legata al cancro e promuovere la creazione di un nuovo clima culturale che nella condivisione, opposta all’emarginazione, permetterà a molti malati di vivere meglio la malattia, e agli operatori sanitari di vivere meglio il loro lavoro. (di Mauro Mastroberardino)