Avellino – L’amministrazione targata Giuseppe Galasso sembra aver imboccato il tunnel della crisi, ma questa volta senza via di uscita. Non sono bastati l’intervento delle segreterie regionali della Margherita e Ds e il lavoro della diplomazia provinciale e comunale per recuperare in extremis una situazione politica che si è deteriorata in queste settimane. Il primo cittadino, per richiamare la coalizione al senso di responsabilità ha affermato in Consiglio di aver firmato la reintegra dei tre assessori Ds sospesi in mese e mezzo fa, ma non ha ottenuto il risultato sperato. Sdi, Ds e Udeur hanno presentato la mozione per chiedere la stabilizzazione immediata dei lavoratori socialmente utili attraverso la Global Service, ufficializzando, così, la rottura con la Margherita . La relazione presentata da Galasso non è piaciuta agli alleati, perché non è andata a fondo dei problemi: il sindaco ha lanciato la proposta di costituzione di un tavolo tecnico per studiare la situazione lsu ed ha aggiunto che l’unica soluzione è l’esternalizzazione, che dovrebbe essere preceduta dalla liberalizzazione dei servizi comunali, mentre sul tunnel ha confermato la linea già nota. E già bocciata nei mesi scorsi. Dunque, nulla di nuovo e di interessante, che potesse sollecitare un ripensamento. Galasso ha precisato che il tunnel è utile perché decongestiona il traffico nel centro storico, soprattutto nell’imbuto che si crea nel ponte della Ferriera, consente la pedonalizzazione in alcune aree della città e l’utilizzo di alcuni parcheggi, come quello di via Kennedy . Nella replica finale, prendendo atto della diversità di opinione manifestata dagli alleati, ha chiesto la fiducia sulla sua proposta aggiungendo di essere pronto alle dimissioni nel caso in cui avesse registrato di non avere più la maggioranza in Consiglio. Ne è nato un acceso dibattito a suon di norme regolamentari richiamate da alcuni rappresentanti dell’opposizione ed alla fine il sindaco ha deciso di dimettersi subito, a prescindere dal voto sulla proposta. In pratica, le opposizioni (Antonio Gengaro, Giovanni D’Ercole ed Eduardo Fiore) hanno sollevato l’eccezione secondo la quale la proposta avanzata dal sindaco doveva essere formalizzata, atteso che la sua relazione non poteva essere considerata atto amministrativo. Di diverso avviso la maggioranza e il presidente del Consiglio, Giuseppe Vetrano i quali hanno ritenuto che l’intervento di Galasso fosse una vera e propria proposta suscettibile di votazione in aula. Gengaro ha annunziato il ricorso alla Procura della Repubblica, pronta la risposta della Margherita: “Noi non facciamo minacce e non ci nascondiamo dietro ai regolamenti, pertanto chiediamo nuovamente al sindaco di verificare se ha o non ha la maggioranza”. Da evidenziare che l’atto più “nobile” della serata consiliare era stato evidenziato con l’encomio al vigile urbano Domenico Pironti proditoriamente aggredito in un locale pubblico di Avellino. Alla fine dopo momenti anche di notevole imbarazzo tra le fila della Margherita in primis e degli alleati della maggioranza, alle 22.20 (Articolo in corso di aggiornamento) , dopo che la rottura si era consumata sui lavoratori socialmente utili, la decisione del primo cittadino di rassegnare le dimissioni.Un consiglio atteso dai tanti cittadini presenti in aula con curiosi, precari in attesa di lavoro, commercianti e… giornalisti. Le dimissioni erano nell’aria e non hanno sorpreso più di tanto gli addetti ai lavori. Ci sono ora venti giorni di tempo per ripensare, ricucire oppure andare tutti a casa. Ma in politica…mai dire mai. Ore 0,21 – GLI INTERVENTI – : Il capogruppo della Margherita Enza Ambrosone ha difeso l’orientamento espresso da Galasso sui lavoratori socialmente utili, precisando che “le soluzioni ambigue non ci appartengono e che su una condizione di grandissima dignità politica abbiamo molto apprezzato l’operato del sindaco. E’ opportuno che la Margherita e la città verifichino l’esistenza, ancora, della maggioranza: la città ha bisogno di capire”. Ambrosone ha aggiunto che si “ha il dovere di recuperare l’autorevolezza e per farlo bisogna con quale forza politica si intende andare avanti. Il sindaco svolge il ruolo di sintesi, perché rappresenta il riferimento non solo della Margherita, ma dell’intera coalizione”. Il capogruppo di Forza Italia Nicola Battista ha affermato che il dibattito assomigliava ad una sorta di accanimento terapeutico per tentare di tenere in vita una maggioranza già morta, mentre Giovanni D’Ercole , capogruppo di Alleanza nazionale, ha giudicato l’atto di restituzione delle deleghe come il senso della disperazione di un sindaco giunto al capolinea . Il capogruppo Ds Sergio Barbaro ha sottolineato che il partito ha fatto la propria parte con lealtà e coerenza, aggiungendo di non aver notato analoga coerenza di comportamento in certi alleati. E’ tornato sulla questione relativa alle deleghe affermando che ” l’allontanamento brutale dei tre assessori Ds ha rappresentato un atto di inciviltà politica e che qualcuno ha lavorato per logorare la coalizione e per portare all’isolamento politico chi voleva realizzare le cose che erano state decise . Abbiamo accolto il richiamo avanzato dal segretario provinciale – ha aggiunto Barbaro – ma abbiamo trovato un muro di gomma e la volontà assoluta di non voler accogliere alcun suggerimento. Riscontriamo il silenzio assordante della Margherita e troviamo inutile procedere alla conta dei voti. La reintegra degli assessori non è merce di scambio : l’atto non è stato assunto il 3 o il 4 marzo e non è stato fatto fino ad oggi”. Poi, l’affondo: “Non abbiamo chiesto le dimissioni del sindaco, non vogliamo modificare il programma elettorale, ma il rispetto per un’idea semplicemente diversa”. Spesso i lavori del Consiglio sono stati interrotti dalle reazioni dei lavoratori, che stavano partecipando all’assemblea per contestare il sindaco ed una parte della sua maggioranza. Per la cronaca, è apparso uno striscione portato in aula da alcuni rappresentanti di Alleanza nazionale con su scritto:”arrendetevi”. (di Tiziano Tedeschi)
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