Un’analisi amara, ma realistica quella di Sbarra che evidenzia ancora una volta la difficoltà per l’Italia di uscire dalla crisi industriale e occupazionale. “Ricerca, incentivi, innovazione sono strumenti necessari per far ripartire il lavoro e la crescita nel nostro Paese, ma per fare questo il Governo deve capire che le parti sociali sono fondamentali: serve infatti un tavolo di confronto che metta sullo sfondo il principio e la realizzazione di comportamenti responsabili per il bene comune di questo paese”.
Il segretario nazionale punta il dito contro la politica di destra e di sinistra che a suo avviso ha aperto “una caccia al sindacato” senza precedenti: “Dobbiamo essere consapevoli – dice – che siamo in guerra, nelle prossime settimane dovremo lavorare per difendere la nostra storia. Vogliono mettere all’angolo un sindacato già sfiancato dai poteri economici, finanziari e mediatici, senza comprendere che se manca il protagonismo delle parti sociali anche la politica ne esce più debole, soprattutto quella di sinistra”.
Luigi Sbarra apre al confronto sui contenuti: “Misuriamoci sul terreno delle idee e delle scelte. Noi non abbiamo alcun timore di confrontarci sulla Riforma Fornero, di affermare il principio di flessibilità nelle uscite dal mercato del lavoro con qualche meccanismo di incentivo o disincentivo, consapevoli che non si può lavorare fino a 70 anni”.
Occhi puntati anche sulla proposta del viceministro all’Economia Morando di introdurre per legge un salario minimo. L’ipotesi è vista da Sbarra come una vera e propria spallata al sindacato. “L’ Italia è uno dei pochi paesi europei a non avere un salario minimo di legge. Ma lo è in virtù di una forte copertura contrattuale esercitata attraverso i contratti nazionali di categoria che coprono praticamente tutti i settori del lavoro presenti nel paese”.
Infine uno sguardo al Mezzogiorno: “Il paese riparte se riparte il mezzogiorno, ma per fare questo bisognerà sfruttare al meglio le risorse dell’Unione Europea, che per incapacità di natura gestionale non riescono ad essere impegnate e trasformate in opportunità di crescita, di sviluppo e di lavoro”. (di R.Iandiorio)