AVELLINO- La storia e i nomi sono frutto di fantasia ma le emozioni sono vere, come i conti con il cambiamento che può portare la responsabilità del comando, la paura e la necessità di adottare scelte che possono ripercuotersi sulla propria vita e quella degli altri in modo decisivo e la guerra contro un nemico come la mafia. Questi sono solo alcuni tratti di “Senza Resa” (La guerra contro la mafia, la battaglia dentro di se’) , il romanzo del colonnello nei Carabinieri in quiescenza Gerardo Lardieri edito da Liberitalia. A curare la prefazione del libro la penalista irpina Giovanna Perna, anche lei da anni impegnata anche in processi di camorra. Quaranta anni nell’ Arma hanno dato all’ autore spunto e soprattutto capacità di leggere nelle pieghe più nascoste della società e del Mezzogiorno, conoscere nel profondo le mafie ma anche interrogarsi sul profondo e sull’ interiorità di chi e’ chiamato a combatterla, cosa lascia nell’ esistenza e soprattutto come si vive. Definire quello di Lardieri semplicemente un romanzo potrebbe essere riduttivo dopo aver letto le più di 400 pagine che compongono questo mosaico di emozioni, storia, sociologia del Mezzogiorno e molto più di una tecnica di investigazione, un vero e proprio lavoro di introspezione, un viaggio interiore. Troppo poco fermarsi al racconto, più che altro un flashback di una carriera iniziata in Sicilia, dopo un attentato da parte della mafia che ha portato il protagonista, un ufficiale dei Carabinieri tra la vita e la morte. La domanda vera che attraversa tutto il racconto è un’ altra, che vale per il protagonista del romanzo, il tenente Lattieri, come per qualsiasi altro giovane del Sud , che abbandona la sua terra per seguire un ideale: quanto costa davvero avere dignità e senso del proprio dovere? Ha certamente un prezzo alto, se si pensa a questo protagonista che da un piccolo paese dell’Irpinia si trova di fronte a qualcosa di cui aveva letto solo sui giornali, conoscendone l’aspetto “storico”, quello della coppola e della lupara, ma intuendone già invece la capacità di pervadere con quei gangli tipici della “piovra” ogni settore dell’economia e anche della vita pubblica del Mezzogiorno, nel suo caso della Sicilia. In questo racconto c’è un altro protagonista che molto spesso viene dimenticato quando si parla di azioni e lavoro degli inquirenti, che spesso viene citato ad ogni festeggiamento dei corpi, ma sembra quasi che faccia parte di una formalità rituale, il ruolo delle famiglie e il peso che si portano addosso madri, figli, mogli e familiari, soprattutto se a separare dal proprio congiunto in “trincea” ci sono centinaia di chilometri. “Senza resa” ci fa entrare nell’ angoscia dei familiari e nell’ ansia dello stesso protagonista. Il tenente Lattieri, cacciatore di latitanti, vive ora disperate di lacerazione fisica per un agguato ricevuto ma anche di lacerazione personale e interiore, pensando a come i suoi genitori, in un paesino dell’Irpinia, avrebbero appreso dell’agguato che aveva ricevuto. In un certo momento fa più male e fa più paura la reazione e l’impatto per la famiglia e gli affetti di quella notizia che la ferita rimediata nell’agguato. Svaniscono anche quelle che Lardieri chiama “bugie bianche”, quelle rassicurazioni ai familiari che tutto proceda tranquillamente. E poi c’era il vero legame sentimentale di questo giovane ufficiale: l’Arma dei Carabinieri. Quella che non lascia mai sola i suoi uomini, che protegge come una famiglia i suoi militari. Era stato così anche per il tenente Lattieri. Quando aveva scelto di indossare la divisa, negli anni del terrorismo, in tanti gli avevano consigliato di desistere, proprio perché tanti militari erano caduti sotto il piombo dei terroristi, così come era avvenuto per il Brigantaggio e come avveniva per la mafia. Ma la scelta era stata compiuta. E qui l’autore ricorda come l’ Arma, abbia sempre pagato il prezzo più alto ogni volta che la
storia d’Italia ha alzato il tiro. Dal brigantaggio agli anni di piombo, fino alla guerra silenziosa contro Cosa Nostra. Lardieri scrive una cosa che fa molto riflettere: “Eravamo noi il confine tra lo Stato e il caos, con quel giuramento cucito sotto la pelle che ti imponeva di non voltarti indietro”. E’ un romanzo in cui si fanno molto i conti con i sentimenti. Anche quello che apparentemente non è ascrivibile o riferibile a chi sceglie la prima linea contro le mafie. La paura. Lardieri invece lo spiega benissimo, ogni giorno indossa un’ armatura contro la paura . Una vera e propria maschera, quella della sicurezza, costretto a indossare ogni mattina. Per chiudere questa breve riflessione sul romanzo, bisogna tornare alla domanda iniziale. Quanto costa fare il proprio dovere e soprattutto a quale prezzo per un giovane del Sud? Qui c’e’ uno spaccato socio-politico del Mezzogiorno e dei suoi mali. Se in Sicilia si chiama “mafia” in Irpinia si chiama “clientela”. E il tenente Lattieri avrebbe potuto fare come tanti altri suoi concittadini, lavorare in un ente pubblico o in una banca, solo votandosi al potente di turno. Ma questo romanzo e’ anche una grande storis di dignità. E quella, ci ricorda l’autore:” non ha prezzo”. Perche’ ad un certo punto se lo chiede, dandosi però già una risposta: ” Era preferibile affrontare sacrifici e rinunce in nome dei propri ideali piuttosto che trascorrere un’intera esistenza piegati al servilismo, partecipando ai degradanti pellegrinaggi davanti all’abitazione del potente di turno, nell’attesa di ottenere una sistemazione per «il figlio, il nipote, l’amico». Un rituale umiliante, eredità di una cultura feudale mai del tutto scomparsa, che continuava a perpetuare un rapporto di sudditanza verso il padrone politico”. Quella risposta è no. Meglio la dignità, anche se bisogna pagarla a caro prezzo, insieme ai propri cari. “Senza resa” e’ tutto questo ed una storia che sicuramente merita di essere letta.
CHI E’L’AUTORE?
Gerardo Lardieri, colonnello dei Carabinieri in congedo, ha dedicato quarantanni della propria vita al servizio dello Stato, maturando una lunga esperienza nel contrasto alla criminalità organizzata e ope- rando in alcuni dei territori Più complessi della storia recente del Paese. Nato a Caposele (AV), da una famiglia origina ria di Teora (AV), è laureato in Giurisprudenza e in Scienze del’Amministrazione ha conseguito un master in Storia e Filosofia del Diritto. Entrato nell’Arma dei Carabinieri nel 1984, ha svolto lintera sua attività professionale in ambito investigativo, operando in contesti segnati dalla presenza delle principali organizzazioni criminali italiane. Dalla Sicilia degli anni più duri della lotta alla mafia alla Calabria, ha ricoperto incarichi di crescente responsabilità, confrontandosi per de- cenni con fenomeni criminali complessi e con le loro ramificazioni economiche e internazionali Ufficiale del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) e, successivamente, dirigente della Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Direzione Distret- tuale Antimafia di Catanzaro, ha diretto e coor- dinato attività investigative nei confronti di im- portanti organizzazioni criminali, contribuendo alla cattura di pericolosi latitanti, alcuni dei quali inseriti nellelenco dei trenta criminali più ricercati dItalia, e alla disarticolazione di strutture mafiose e reti transnazionali dedite al traffico internazio- nale di stupefacenti. Nel corso della sua carriera ha inoltre collaborato con la Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie, in qualità di consulente, e ha svolto attività di docenza nellambito di Master Executive dedicati all’evoluzione delle organizzazioni criminali e alle tecniche investigative più avanzate per il loro contrasto.

