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Il Procuratore Raffaele: in ogni fascicolo c’è la vita di una persona, non lo dobbiamo dimenticare mai

AVELLINO- “In quel fascicolo c’è la vita di una persona, non lo dimenticare mai”. E Francesco Raffaele, attualmente Procuratore della Repubbliva facente funzioni di Avellino quelle parole del giudice dove aveva condotto il suo tirocinio non le ha dimenticate mai. Cosi’ uno dei paesaggi della prima uscita ufficiale nel nuovo ruolo del magistrato, quella al convegno organizzato al Carcere Borbonico dal consigliere Raffaele Tecce su “carcerazione preventiva e presunzione di non colpevolezza” l’ ha voluto ricordare. Uno dei passaggi più apprezzati dalla platea della Sala Blu intestata a “Ciriaco De Mita”. “Sono stato fortunato durante il periodo del mio tirocinio, perche’ ho trascorso diversi mesi con un collega, Eugenio Giacobini, un giudice, che una delle prime domande che mi ha fatto, passandomi un fascicolo, fu quello di sfogliarlo e poi mi disse: cosa c’è qua dentro? Io molto ingenuamente ho risposto: certificato anagrafico, penale…La sua risposta fu: no, li dentro c’e’ la vita di una persona, non te lo scordare mai”. Un incipit, quello scelto dal magistrato, per riflettere sulla carcerazione preventiva nel sistema italiano: “Nel nostro ordinamento si può essere privati della libertà personale, sulla base di quelli che vengono detti “gravi indizi”- ha spiegato Raffaele- perché ci sono delle esigenze cautelari da soddisfare, quando però i gravi indizi non sono sufficienti ad una sentenza di condanna. Un poco un paradosso. Ecco perché ai colleghi giovani dico sempre: le indagini non si fermano con un giudicato cautelare favorevole alla Procura ma devono continuare. Perché puo’ accadere che quei gravi indizi non sono sufficienti ad ottenere una sentenza di condanna. Non credo e non voglio credere che ci siano dei colleghi che firmano una richiesta di misura cautelare per ottenere una misura della custodia in carcere con leggerezza. Credo che in perfetta buona fede si sia convinti della richiesta o della misura che si sta applicando, proprio perché sono provvedimenti che vanno ad incidere profondamente nella vita di un soggetto che è presunto innocente”. Non mancano anche le tendenze che segnano una sorta di inversione: “Una tendenza che si e presa una sorta di doppio binario, in cui ha spiegato il magistrato: viene imposta una presunzione assoluta legata alle esigenze cautelari per i reato di 416 bis, che io continuo a definire aggravati dall’articolo 7, in ultimo, anche recentemente per quanto riguarda i reati di “codice rosso”, dove addirittura noi dobbiamo non motivare al Gip perché chiediamo gli arresti domiciliari ma dobbiamo dire al Gip perché non chiediamo gli arresti domiciliari o la custodia in carcere ma una misura meno afflittiva, quindi una sorta di inversione di quello che era il ragionamento percorso”. Infine un passaggio sulla necessita’ che il giudice non sia mai condizionato da altri fattori: “Ho apprezzato molto l’intervento della presidente Spena. Faccio solo un accenno. Credo che abbiamo ricevuto dalla Svizzera una grande lezione di civiltà. Guai se i giudici si facessero influenzare dal rispetttabilissimo dolore dei familiari delle vittime o dell’indignazione popolare, sarebbe la fine della civiltà giuridica”. Aerre

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