Il Procuratore Airoma saluta Avellino e lascia il testimone alle giovani “sentinelle”

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AVELLINO- Un saluto alla citta’ in un luogo simbolico, il Polo Giovani. La scelta del Procuratore della Repubblica di Avellino Domenico Airoma molto probabilmente va oltre la logistica, quella di uno degli spazi più ampi insieme ai Teatri cittadini. Per chiudere simbolicamente un’esperienza durata quasi cinque anni, lasciando il “testimone” (non quello giudiziario ovviamente saldamente nelle mani del Procuratore Aggiunto e da lunedì facente funzioni Francesco Raffaele) ma “storico” ai giovani. A quanto pare del parterre che arriverà giovedì nell’Auditorium saranno loro in gran parte i protagonisti. Riavvolgendo il filo di questi cinque anni di presenza, quella assicurate soprattutto nelle scuole dal magistrato che ha guidato la Procura di Avellino e da lunedì tornerà a quella di Napoli Nord in una specie di viaggio a ritroso dove l’allievo diventa alla fine il maestro (le due Procure erano state sedi dove lo stesso Airoma ha esercitato funzioni da pm e semidirettive), c’e’ un incontro in cui si può intravedere la ratio di questo saluto molto particolare, che esce fuori dal Palazzo di Giustizia, perché come ha ripetuto in un mantra per cinque anni, ricordando le parole del Beato Rosario Livatino: la Giustizia non è solo affare di pochi magistrati. Facciamo un salto indietro di qualche anno, avendo la possibilita’ di aver documentato quasi tutte le iniziative pubbliche del Procuratore Domenico Airoma, di ricostruire questi cinque anni con le sue parole, negli interventi dove e’ stato presente. Come quel 17 marzo del 2023, ospite del Convitto Colletta per partecipare ad una delle giornate in vista del 21 marzo. Sentinelle di Legalita’ era il tema. Un titolo che piacque al Procuratore e che sara’ anche il titolo di questo viaggio all’indietro che vi proponiamo. “Sentinella deve conoscere il nemico- spiego’ agli studenti Airoma- deve avere in sé la percezione di chi è il nemico. Abbiamo perso la percezione del nemico, quella del giusto , oggi viviamo un relativismo asfissiante. Per questo dovete esser voi le sentinelle. A voi il compito di avvertirci, allora vedrete che questo è un compito che chiede molti sacrifici. Inutile fare retorica. Ogni scelta costa sacrifici. Se volete essere sentinelle di giustizia riflettere nel vostro cuore se quello che fate e’ giusto o no. Noi abbiamo bisogno, lo dico senza intenzione di compiacere, abbiamo veramente bisogno della vostra freschezza e del fatto che siete naturalmente portati a battezzare le cose con il loro nome, se sono giuste o sbagliate”. Ed e’ sicuramente alle sentinelle “civiche” che parlerà giovedì. Il saluto ufficiale alla citta’ nel giorno in cui sara’ pubblicata la sua nomina sul Bollettino del Ministero di Grazia e Giustizia. Sono passati quasi cinque anni dal 16 febbraio 2021, quando Domenico Airoma si e’ insediato alla guida della Procura della Repubblica di Avellino. Il primo incarico direttivo per il magistrato che aveva iniziato proprio nel capoluogo irpino la sua carriera. Partiamo da quel giorno. C’erano ancora le mascherine e si combatteva l’ultima parte di battaglia contro il Covid: “Mi auguro che la comunita’ irpina si faccia i fatti propri” aveva auspicato nel primo giorno al secondo piano del Palazzo di Piazzale De Marsico il magistrato. Intendendo quel “fare i fatti propri” nell’accezione opposta a quella letterale, ovvero interessandosi alle proprie comunità e collaborando con magistratura e forze dell’ordine. “Ad Avellino tanta brava gente, ma anche una criminalità che vive e che va contrastata con la collaborazione della comunità” aveva spiegato Airoma. E’ stato sempre così? Alla fine la risposta vera la potrebbe dare il magistrato stesso. Qualche traccia però nel corso di questi anni pure è arrivata. Ci arriveremo tra poco. Il viaggio non sarà breve. Anche perché gli interventi, ognuno di loro, quelli che abbiamo scelto per questo approfondimento, ripercorrono anche i rapporti e la comunita’ giudiziaria avellinese.

AVVOCATI E PROCURA : SIETE UNA PROFESSIONE LIBERALE, CONSERVATE LA SCHIENA DRITTA
Un rapporto con l’Avvocatura, in particolare l’ Ordine degli Avvocati di Avellino. Uno degli interventi più apprezzati del magistrato e’ quello rivolto il 19 dicembre 2023 , in occasione del Giuramento di diciannove avvocati nell’Aula Livatino di Palazzo di Giustizia. “…dall’osservanza dei doveri a cui ha fatto riferimento l’avvocato Benigni dipende il futuro della vostra professione. Ma molto di piu’: il futuro della giurisdizione. Quest’aula e’ intitolata a Rosario Livatino, magistrato a cui sono personalmente molto devoto. Livatino ha concluso una sua conferenza, ne ha fatto solo due, con una frase molto emblematica. Ha detto che la Giustizia non è un affare di pochi magistrati. Questo significa soltanto una cosa, che tutti quanti noi, tutti quanti voi siete chiamati ad un alto compito: non disprezzate la deontologia. Se c’è un motivo per cui la vostra nobile professione è chiamata “liberale” e’ perché parliamo di una professione libera. Libera da condizionamenti di qualsivoglia natura. Solo se voi sarete capaci di rendervi credibili come professionisti liberi, sarete apprezzati. Anche e soprattutto dai vostri clienti, non dico solo dalla magistratura. Soprattutto dai vostri clienti, che sono i vostri primi giudici. Siate avvocati degni dell’alta tradizione di questo Foro, che ha visto avvocati come De Marsico. Dovete essere orgogliosi di questo. Portate con voi questa tradizione, vivificatela e siate veramente, questo è il mio augurio, degni di questa nobile arte, che è tale se sa conservare sempre e comunque la schiena dritta”.

IL MAGISTRATO CON LE “CARTE A POSTO” E CHI INDAGA PER LA COMUNITA’ CHE ATTENDE GIUSTIZIA
Chissa’ se il 25 gennaio 2024, quando nell’Aula Livatino di Palazzo di Giustizia si celebrava il saluto del magistrato Vincenzo D’Onofrio, nelle parole del Procuratore Airoma non ci fosse già il preludio dell’inchiesta che ha sconvolto la città capoluogo. Visto che poche settimane prima era scoppiata la Concorsopoli al Comune. Resta una nostra suggestione probabilmente, quantomeno qualcosa di autoprofetico al massimo. Ed eccole le parole di Airoma: “Enzo D’ Onofrio ha avuto il coraggio di fare indagini che in questo Circondario in precedenza forse nessun altro aveva mai fatto. Questo da’ la misura del vero magistrato. Perche’ guardate mi hanno sempre detto che ci sono due categorie si magistrati: quelli che preferiscono tenere “la carta a posto” e quelli che affrontano questa nobile professione, provando ad andare in profondità, sapendo che dall’altra parte c’è una comunità che attende giustizia, che attende finalmente qualcuno con la schiena dritta che si assuma la responsabilità di queste iniziative”.

LA POLITICA? NON SERVONO FINI INTELLETTUALI MA SPESSORE MORALE
Il 1 febbraio 2024 , incontrando gli alunni del Liceo Colletta alla fine della sua lezione uno studente chiese al Procuratore perché per “insegnare ci vogliono tanti esami e prove e per fare il politico invece spesso anche nulla”.Airoma ha spiegato al giovane studente che la risposta sta nella Storia, in particolare nella differenza tra imperium (il potere) e auctoritas (l’autorevolezza). Senza la seconda il solo potere non serve. Ma autorevolezza vuol dire anche “spessore morale”. Come quello di Lech Walesa, il leader di Solidarnosc in Polonia, un operaio che aveva deciso di mettersi al lavoro per la sua Polonia. ” Walesa insegna che non bisogna essere fini intellettuali per guidare un popolo, ma è importante lo spessore morale”.

BASTA ESPOSTI ANONIMI, BISOGNA DENUNCIARE
Il 21 marzo 2024 a Taurano c’è un murale dedicato a Nunziante Scibelli, vittima innocente di camorra, nella scuola che aveva frequentato, a pochi passi dalla sua casa. Il Procuratore Airoma, presente insieme al questore di Avellino Pasquale Picone, che nel Vallo ha guidato il Commissariato di Ps, lancia uno dei primi segnali alle comunita’: Ma devo dire e qui lo sottolineo, occorre anche una collaborazione da parte delle comunità. Occorre anche che ciascuno faccia la propria parte e incominci anche non soltanto a fare esposti anonimi, ma anche a denunciare”.

IL CASO MANZO: TRISTE PER L’INDIFFERENZA DELLA COMUNITA’
“Vuol essere semplicemente un dire: ci siamo anche noi. Un gesto per riparare una sorta di indifferenza collettiva, per denunciare qualcosa di cui siamo tutti responsabili. Mi piace anche dirlo, siamo in questo paese dove e’ accaduta una cosa che mi lascia ancora molto triste, proprio a causa dell’indifferenza”. Sono le parole che il 19 dicembre del 2024 il Procuratore della Repubblica di Avellino scelse per consegnare a suor Concetta Falco, economa e responsabile dell’ Istituto medico psicopedagogico Maria Ss Annunziata di Prata Principato Ultra una donazione raccolta tra magistrati e personale della Procura, che anche nel 2024 come dai due anni precedenti avevano preferito un atto di solidarietà al classico pranzo di Natale e con quei fondi avevano voluto scegliere la struttura di Prata. Ed il secondo passaggio e’ un riferimento, neppure indiretto, alla triste storia di Mimi’ Manzo, che e’ scomparso proprio a pochi metri dal luogo dove nel pomeriggio il Procuratore Airoma, insieme ad una delegazione composta dai viceprocuratori onorari Carmela Angiuoli e Rossella Silvestro e dal personale dell’Associazione Nazionale Carabinieri in congedo. Per quella vicenda un processo forse ci sarà. Ma di Mimi’ Manzo ancora nessuna traccia.

ATTACCARE I GIUDICI E’ COME PRENDERSELA CON IL TERMOMETRO QUANDO SI HA LA FEBBRE
Quando il giudice fa il suo mestiere per bene, potremmo dire alla Livatino, quindi e’ imparziale e non indifferente al vero, molto spesso dispiace o viene attaccato. E allora io dico sempre che c’è un controsenso, una condizione paradossale. Noi preferiamo prendercela con il termometro più che curare la febbre”. E’ l’esempio che il Procuratore della Repubblica di Avellino Domenico Airoma il 7 febbraio del 2025 ha proposto agli alunni della scuola “Leonardo da Vinci”, rispondendo alla domanda di uno studente sulla figura di Rosario Livatino nel corso di un incontro sul tema della legalita’ e dei diritti promossa dall’Istituto scolastico guidato dal dirigente Vincenzo Bruno. E il Procuratore aveva aggiunto: ” Non so se sono stato chiaro. Se io sono ammalato, devo cercare di curare la febbre, non e’ responsabile della mia malattia il termometro che la misura . A volte funziona, il giudice e’ come il termometro, misura la febbre, se e’ capace di rispettare la verita’ dei fatti ed osservare le regole, perche’ questo si chiede ad un giudice: rispettare le regole e la verita’ dei fatti. E allora se il giudice fa questo e’ un po come il termometro, misura la febbre, a volte da’ fastidio scoprire di avere la febbre. Però c’è, non e’ colpa del termometro. Però bisogna curare la febbre, che e’ un’altra questione, più seria.

NON BISOGNA LAMENTARSI DEL BUIO MA ACCENDERE LA LUCE…IL MESSAGGIO ALLA CITTA’
Uno degli interventi pubblici di questi ultimi mesi del Procuratore Airoma e’ stato quello a Villa Amendola per i 25 anni del Corriere dell’Irpinia. Qui Airoma ha parlato della città e del ruolo dei giovani, sempre al centro dei discorsi del capo dei pm che si appresta a lasciare Avellino: “Quando c’e’ una condizione di disorientamento e di confusione, quando sembra che il buio sia la connotazione dominante non serve imprecare contro l’ oscurità, molto più utile provare ad accendere la luce. E chi accende la luce? Questo e’ un altro tema fondamentale, la necessita’ di formare guide. Gianni Festa ha citato autorevoli irpini, che hanno fatto la storia di questa citta’, hanno costruito non soltanto materialmente. Hanno costruito un’ immagine, un’ identità, una visione. Hanno offerto una prospettiva, una narrazione. Per fare questo occorrono guide. Ma le guide non si improvvisano, si formano. Per questo può servire un giornalismo attento ad aiutare a formare guide. Questa e’ la priorità oggi. Il mio desiderio è che davvero il mondo della politica si ponga questo problema, ovvero di formare delle giovani generazioni che facciano da guida. Di questo credo abbiamo bisogno in tutti i campi. Perche’ come ebbe a dire un grande Pontefice, Giovanni Paolo II: i capi non si improvvisano, soprattutto in epoca di crisi, trascurare il compito di prepararli con serenità e impegno significa abbandonare alla deriva il corso delle vicende storiche. Noi questo non lo vogliamo neanche per Avellino”. Questa ovviamente e’una parte, anche minima degli interventi del Procuratore nel corso dei cinque anni di guida dell’Ufficio giudiziario avellinese, che lascia con un organico presto al completo. Due nuovi sostituti gia’ arrivati, altri tre arriveranno entro giugno.