
Avellino – Per domani, giovedì 4 dicembre, presso la Federazione provinciale di Rifondazione in via Esposito, è stato convocato un attivo di dirigenti e iscritti del Prc per discutere dello sciopero generale proclamato dalla Cgil. Nel corso della riunione, che avrà inizio alle 17.30, si definiranno iniziative e azioni di mobilitazione in vista del corteo del 12 dicembre. L’assemblea sarà introdotta dal segretario provinciale del Prc, Gennaro Imbriano, e successivamente sono previste alcune relazioni tematiche legate alla specificità della crisi irpina e allo sciopero. Sulla Fiat e l’automotive interverrà Marco Petruzziello, operaio Fma; sulla concia e il distretto di Solofra, Michele Casarano, operaio Carsten’s; Franco Giovanniello parlerà della vertenza Elital ed Emilio Ciotta affronterà quella dell’Almec; Andrea Canonico, responsabile provinciale scuola del Prc, relazionerà sulla mobilitazione contro la Ministra Gelmini; Agostino Pelullo, responsabile provinciale Ambiente del Prc, affronterà la questione Formicoso e la necessità di costruire una convergenza con lo sciopero. Concluderà Nando Todino, responsabile provinciale Lavoro del Prc. “Siamo precipitati in una terribile recessione, ancor più difficile per il Mezzogiorno. In Irpinia, nel giro di pochi mesi, sono già cinquemila i lavoratori colpiti da licenziamenti, mobilità e cassintegrazione. E siamo probabilmente – afferma Gennaro Imbriano, segretario provinciale di Rifondazione- solo all’inizio. La più grave crisi degli ultimi decenni, dunque, non solo per gli indici delle borse mondiali ma soprattutto per milioni di lavoratori e di famiglie che vedono un futuro sempre più difficile e incerto. Questo è il risultato di oltre un ventennio di politiche economiche a favore del mercato selvaggio. Ora che c’è la crisi, e si torna finalmente a parlare di intervento pubblico. Ma il Governo Berlusconi al momento è intervenuto generosamente solo per salvare le banche e i bancarottieri, mentre si tagliano i fondi per le scuole, per la sanità, per l’edilizia popolare, per il Sud. Per la spesa sociale e il welfare c’è lo spot a buon mercato della social card, una elemosina da 40 euro al mese per i più poveri. E dopo anni di continue riduzioni dei diritti e dei salari, anziché avviare una fase redistributiva che potesse far crescere i consumi e la domanda aggregata, il Governo delle destre, accogliendo le pressioni della Confindustria, ha lanciato un’offensiva contro il Contratto Collettivo Nazionale e quindi contro il mondo del lavoro. In questo quadro, lo sciopero generale del 12 dicembre, proclamato dalla Cgil, è un appuntamento assolutamente importante e necessario per la democrazia, i salari, l’occupazione, i giovani, il Mezzogiorno. Uno sciopero da generalizzare, costruendo alleanze sociali che consentano un allargamento della piattaforma: dalla mobilitazione a difesa della scuola pubblica fino al movimento del Formicoso che si oppone a Bertolaso, dalle crisi industriali diffuse in tutta l’Irpinia fino alla vertenza per il cofinanziamento del reddito di cittadinanza. Un’occasione che va sostenuta e partecipata dal basso, in primo luogo dalla sinistra, con la costituzione di Comitati popolari in ogni territorio”.