Il Partito dei Comunisti Italiani invita i lavoratori, le lavoratrici e la cittadinanza all’assemblea pubblica che terrà il 27 Gennaio 2012 a Cassino, alle ore 16.30 (sala Ristagno Palazzo Comunale – Piazza De Gasperi), per denunciare i comportamenti padronali della Fiat, in violazione della Costituzione, e per stigmatizzare il silenzio colpevole del governo Monti. Il Partito dei Comunisti Italiani tiene quest’assemblea a Cassino per il ruolo strategico che ricopre lo stabilimento e per la straordinaria dignità e capacità di lotta con cui i metalmeccanici hanno saputo rispondere alle prevaricazioni della Fiat. All’assemblea saranno presenti anche le forze politiche democratiche e le associazioni che si sono schierate fin dall’inizio al fianco dei metalmeccanici e della Fiom. Per la Fiom nazionale sarà presente Gianni Rinaldini. Concluderà Oliviero Diliberto, segretario nazionale PdCI. Dall’Irpinia partirà una delegazione del PdCi Provinciale, per portare un contributo di idee e di proposte partendo dalla negativa esperienza della Irisbus dalla quale abbiamo ricavato la convinzione sulla necessità di rimettere al centro della iniziativa politica il mondo del lavoro, da troppi anni colpito nei suoi diritti e nella sua dignità. Ai lavoratori e alle lavoratrici va riconosciuta un’indomita combattività e volontà di resistenza. Per questo saremo a fianco della Fiom, sabato 11 febbraio, riconoscendo che in questi anni essa si è contrapposta, anche con non poche contraddizioni, come all’Irisbus, al modello Marchionne. Oggi è tempo di recuperare il terreno perduto e rilanciare la lotta generalizzata di tutti i lavoratori per il salario, l’occupazione, la riconquista di tutti i diritti e della dignità del lavoro cancellati da 30 anni di privatizzazioni selvagge. Marchionne ha cancellato il contratto nazionale di lavoro sostituendolo con uno a lui più gradito, sul modello dell’accordo di Pomigliano, peggiorando le condizioni di lavoro e cancellando le libertà sindacali. Cisl, Uil, Fismic e Ugl hanno accettato. Solo la Fiom Cgil ha rifiutato di svendere la democrazia, il diritto alla rappresentanza e alla contrattazione, la dignità dei lavoratori. La Fiom è il sindacato più forte e rappresentativo tra i metalmeccanici ed escluderlo dagli stabilimenti Fiat è stata una vera rappresaglia. L’ingresso è permesso solo ai sindacati “amici”, quelli che ubbidiscono agli ordini padronali. Marchionne deve essere fermato, poiché è un manager incapace: mai come oggi le vendite della Fiat sono andate così male; mai come oggi il gruppo ha usufruito di soldi pubblici, a iniziare dall’uso abnorme della cassa integrazione. Invece di puntare sulla qualità e investire in innovazione, vuole fare quattrini e coprire le scelte fallimentari puntando sullo sfruttamento dei lavoratori. Il governo Monti si mostra forte con i deboli e debole con i forti. Dopo una manovra di massacro sociale che colpisce pensioni e pensionati, che aumenta le tasse, che fa cassa sulle spalle delle famiglie e dei ceti medio-bassi, Monti tace sulle scelte della Fiat, non chiede conto delle politiche industriali, non interviene contro l’abominevole circuito d’illibertà e prepotenze. La Fiat ha sempre avuto una montagna di quattrini dallo Stato italiano. È diritto e dovere del governo conoscere le prospettive del gruppo, chiedere un reale piano industriale che smentisca i rischi di disimpegno dall’Italia, costringere la Fiat ad una trattativa democratica con tutti i sindacati – a iniziare dalla Fiom Cgil – nel rispetto delle regole democratiche e di rappresentanza sindacale.