Il Pd non abbassa lo sguardo, parola d’ordine: rinnovamento

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Avellino – La sala convegni è piena. Gli animi caldi. Le ferite fresche. E l’incontro sul tema “Società, innovazione, cambiamento: ripartire dai territori” organizzato dalla direzione provinciale del Partito Democratico non è stata la “solita” riunione. Perché nell’aria, qualcosa di diverso si avvertiva. E questo qualcosa era l’odore della rivincita, la voglia di ri-tingere di verde-bianco-rosso la politica nazionale e locale del partito, il desiderio di mettere un punto e capo a certe nomenclature, ai retaggi del passato, a quei “macigni” che il Pd, volente o nolente, si porta dietro. Un partito, così giovane eppure così complesso: nella composizione, nella sua breve storia politica, nelle sue dinamiche. All’incontro di questa sera, presenti i più rilevanti nomi del Pd provinciale: Franco Vittoria, Vanda Grassi, Gerardo Adiglietti, il senatore Enzo De Luca. In platea personalità della politica provinciale più o meno attuale, Alberta De Simone, Rosanna Repole, Franco Maselli, i sindaci di alcuni comuni irpini, tra cui Rodolfo Salzarulo, Luigi Famiglietti, Giovanni Ianniciello. Ma soprattutto presente Goffredo Bettini, coordinatore nazionale del Partito Democratico, portatore, oltre che della recentissima esperienza delle dimissioni di Veltroni, di cui è sempre stato, già in tempi non sospetti, grande sostenitore, anche e soprattutto di un messaggio di “speranza” per il futuro del partito che non appare proprio roseo.

Il benvenuto a Bettini dal sindaco di Avellino, Giuseppe Galasso, e l’intervento di Toni Ricciardi hanno fatto da apripista ad un dibattito che non si è formalizzato in mezze misure. L’appello di Ricciardi è stato un richiamo a quello di Veltroni: “‘Dobbiamo amare di più questo partito’, ha detto sabato scorso l’ex segretario nazionale e questo deve essere un monito anche per il nostro territorio”. L’intervento di Rodolfo Salzarulo, sindaco di Lioni, non ha lesinato accuse all’indirizzo del Governo: “Il Pd si è visto nei mesi scorsi costretto a camminare con una marcia bassa, oppresso da un arrogante centro destra, forte solo numericamente, che nulla sa della gente del posto e delle sue problematiche e che pensa sia sufficiente, per risolverle, utilizzare spot nazionali. Noi, più del ‘chi’, ci interessiamo del ‘cosa’”. Salzarulo non ha nascosto che alcuni intoppi il partito li ha avuti, ma sono “stati dovuti a ‘cortocircuiti regionali’. La Regione ha poca considerazione della nostra terra fatta per lo più di piccoli comuni”. Poi conclude: “Il nostro obiettivo non è semplicemente quello di vincere le elezioni di giugno bensì quello, nel più lungo termine, di costruire un grande partito”. Sono seguiti gli interventi di Franco Maselli,del sindaco di Frigento Luigi Famiglietti, e di Paola Flammia che si sono precisati in una dimostrazione di soddisfazione della nomina di Franceschini a segretario reggente del partito, “una cesura nella continuità” come l’ha definita la Flammia, e in un no alle alleanze con chi ha nei mesi scorsi ostacolato i governi di centro sinistra (vedi caso Andretta). E nessuno, con più giusta ragione di quella di Alberta De Simone, può rivendicare tale decisione, lei che ha visto terminare con quasi un anno di anticipo il suo mandato da presidente della provincia per il voto di sfiducia dei demitiani. “E’ stata una doccia fredda – ha detto la De Simone – non soltanto le regionali sarde ma anche e soprattutto le dimissioni di Veltroni. Il segretario si è congedato lasciandoci due messaggi: per prima cosa che le sue dimissioni sono state dovute soprattutto al “fuoco amico”, per pressioni cioè di persone interne al partito, e in secondo luogo che le sue dimissioni erano finalizzate alla salvezza del Partito Democratico, un sogno in cui ha sempre creduto”. Ma la De Simone è ottimista e sottolinea come il Pd in Irpinia abbia un forte vigore “avendo resistito alla caduta della giunta provinciale e di quella del Comune di Andretta”. Il culmine dell’intervento della De Simone si è avuto nel momento in cui ha fatto riferimento alle recentissime dimissioni di Vincenzo Madonna, Commissario Prefettizio della Provincia di Avellino. La De Simone ha infatti puntato il dito contro il centro destra, “colpevole di aver mosso nei confronti di Madonna continui attacchi”. È ancora fresco il ricordo di Governincontra “un’inutile passerella di ministri alla quale non ci si è neanche degnati di riservare un posto né un saluto al Commissario Prefettizio”. Insomma la De Simone, in merito alle dimissioni di Madonna, rintraccia nel centro destra quelle ragioni che ancora non sono state rese note.

Altrettanto incisivo il discorso di Gerardo Adiglietti, che si è detto esterrefatto del ritardo con cui “Berlusconi si è reso conto della gravità della crisi economica. Mentre lui ancora sta realizzando la sua preoccupazione, noi già vediamo le migliaia di insegnanti che l’anno prossimo saranno a spasso senza un lavoro o gli operai in cassa integrazione”. Il richiamo, molto poco subliminale, di Adiglietti e a un “certo politico che si è fatto eleggere a Rho e che non ha avuto il coraggio di mettersi in gioco nella sua terra”. Il riferimento, sotteso, di Adiglietti è al Ministro Gianfranco Rotondi che a suo parere non sarebbe capace di interfacciarsi con la sua gente e conclude richiamandosi a una frase di Pio VI: “Oggi non ci servono più maestri ma testimoni. È in questa sala –dice – di testimoni ce ne sono tanti”. A seguire l’intervento di Franco Vittoria, un inno al rinnovamento, alla costruzione di una politica che non può più, di fronte alle nuove sfide della società, utilizzare i vecchi arnesi. “Non si può più ragionare per etichette e per origini storiche, bisogna pensare all’unità, a questo grande progetto che è il Pd e soprattutto non possiamo più avere una politica che ci cala dall’alto dei nomi. Il Pd è in una fase turbolenta ma “ seppur nella tempesta ritroveremo la rotta – rassicura Vittoria”. Il dibattito ha toccato il culmine quando ha preso la parola Goffredo Bettini che ha toccato il tema della solidarietà nel partito e si è mosso sullo stesso file rouge degli altri interlocutori. Rinnovamento, riformismo, cambiamento: comunque lo si voglia definire, è questo ciò a cui il Pd aspira. Stop alle correnti, basta al frazionismo, è l’unità che serve e anche e soprattutto la solidarietà. “Il Pd – dice Bettini – deve essere un partito degli iscritti, dove vige la responsabilità personale”. Poi conclude ricordando che l’SPD tedesco, quando perse le elezioni cambiò la dirigenza, “mentre in Italia succede il contrario: quando un politico perde le elezioni, non si cambia il politico ma il partito”. Anche dalle parole di Enzo De Luca sono emerse parole di solidarietà a Veltroni, “la cui vicenda – dice il senatore – ha avuto un epilogo umanamente tristissimo”.

È questo il “Pd”: una creatura appena nata, esempio di reincarnazione politica, che sente il peso degli anni delle vite passate. Ma è un Pd che vuole restare a testa alta. Un partito che non si scoraggia di fronte alla sfida delle prossime amministrative e che sa che la strada è in salita. Ma forse, liberandosi, come annunciato, dai macigni del passato che fino ad ora hanno ostacolato o rallentato il suo cammino, questa salita potrà risultare meno ardua. (di Oderica Lusi)

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