Il lavoro come diritto, non come chimera: riflessioni di Antonacci

0
136

Avellino – “L’articolo 1 della Costituzione italiana recita: ‘L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro..’, poche parole per una fotografia istantanea da lasciare per sempre, indelebilmente, nel dna della nuova Italia che nasceva dopo gli eventi tragici e luttuosi della seconda guerra mondiale.
Un marchio a fuoco, nella nuova vita democratica del nostro Paese, chiamato a sanare le ferite di una guerra che aveva devastato l’intero genere umano, distrutto certezze, cancellato speranze, attraverso gli orrori della guerra, dei campi di concentramento, della fame, della distruzione e della morte.
Una speranza per chi era sopravvissuto, chiamato a costruire una nuova stagione di pace e a ricostruire una nuova società.
Un lavoro continuo, instancabile di ricostruzione, di diritti, di speranze e di progresso.
Il diritto al lavoro come perno fondante della società italiana, attorno al quale progettare, costruire, realizzare, una nuova realtà umana; le case, le infrastrutture, le fabbriche, per poter creare nuove certezze e sicurezze, per poter mettere su famiglia e assicurare ai figli e ai figli dei figli un futuro migliore.
A sessant’anni di distanza molte cose sono cambiate.
La società italiana si è fortemente evoluta, modificandosi velocemente; l’economia nazionale ma ancora di più quella mondiale, nel quale il nostro paese ha trovato autorevolmente posto, dettano in maniera frenetica non solo l’agenda della politica, in un mercato sempre di più globalizzato, ma scandiscono anche irreversibilmente il destino delle popolazioni.
La crisi strutturale dell’economia dei paesi occidentali si scontra inesorabilmente con l’arrembante economia dell’est asiatico e con la povertà dei paesi del sud del mondo.
In questo scenario trova posto l’Italia”.

La presentazione del libro ‘Ma il cielo e’ sempre piu’ su?’ di Luca Bianchi e di Giuseppe Provenzano, domani presso la Biblioteca Provinciale di Avellino alle ore 17:00, è una iniziativa fortemente voluta dall’associazione Territori e Nuove Generazioni e rappresenta un momento di riflessione forte sulla spaccato del mondo lavoro in Italia e in particolar modo sulla emergenza lavoro nel Sud Italia.
“Gli autori – spiega il vice presidente Salvatore Antonacci – tagliano a fette, attraverso una analisi lucida e spietata i problemi del lavoro, anzi del non lavoro che oramai segna il destino endemicamente di intere generazioni del meridione d’Italia; il tutto racchiuso nel sottotitolo del libro stesso, ‘…l’emigrazione meridionale ai tempi di Termini Imerese. Proposte di riscatto per una generazione sotto sequestro’ .
Le nuove generazioni, per intenderci, quella dei ventenni e dei trentenni sta sperimentando sulla propria pelle il fenomeno dell’emigrazione verso quel Nord appunto, che parafrasando una nota canzone dell’indimenticato Rino Gaetano, identifica un luogo geografico dove intere generazioni sperano di poter realizzare i loro sogni, le loro speranze, il loro futuro…il loro “cielo”.
L’analisi è fredda e lucida come la lama di un coltello, inquadra il dramma del lavoro in un contesto più complessivo che è la società del Mezzogiorno, dove legalità, coesistenza civica e sviluppo fanno perennemente a cazzotti con i vincoli imposti da una schema sociale pietrificato sia dal punto di vista culturale che politico.
Schema sociale che di fatto impedisce la nascita e la crescita di un nuovo modo di pensare, di affermare in termini europeisti il diritto al lavoro e non al precariato a vita.
La ricerca di una via di uscita per un luogo geografico e per le sue genti, sud di un paese occidentale, una nazione in frantumi in termini di società e di diritti, dove sempre di più si scava il solco di un paese tra una parte, il Nord, meta di speranza e un’altra parte, il Sud, che espelle, caccia e mette in fuga le proprie generazioni.
Ma nel quadro delle difficoltà complessive si evince la possibile soluzione, il cambiamento di “una condizione sociale di pensiero”, ovvero la capacità di essere anche nel piccolo classe dirigente, di generazioni capaci di costruire in termini propositivi un nuovo assetto di società, liberando di fatto energie e capacità.
Un ruolo di protagonista principale anche e soprattutto nelle scelte decisionali diventando di fatto attori protagonisti della scena sociale, politica, culturale senza demandare ad altri la risoluzione del problema.
Una vera svolta radicale di stampo europeo, un nuovo “Umanesimo” capace di rispondere non solo alle trasformazioni e alle difficoltà dei tempi, ma capace di elaborare un modello nuovo di società puntando in maniera seria e “studiata” sulle potenzialità intrinseche delle regioni del Sud, una speranza vera affinché il lavoro torni ad essere un diritto e non resti una chimera”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here