Il dottor Brigante effettua intervento all’avanguardia mondiale

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Avellino – Il neurochirurgo avellinese Luciano Brigante primario del reparto di neurochirurgia dell’ospedale Ruggi D’Aragona di Salerno, insieme all’equipe di Neurochirurgia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Salerno e all’equipe di cardiochirurgia diretta dal professor Di Benedetto, il 31 luglio hanno operato una paziente di 72 anni affetta da aneurisma gigante dell’arteria carotide interna di sinistra che aveva sanguinato, rendendo necessario il ricovero in Neurochirurgia. Tale intervento, per la complessità tecnica, è stato eseguito prima in pochi centri al mondo tra cui Phoenix in Arizona, Helsinki in Finlandia e Milano, in tutto circa una decina di casi e rappresenta un punto di partenza per il trattamento di patologie aneurismatiche di elevata complessità non trattabili con le attuali tecniche endovascolari. Le dimensioni dell’aneurisma superiore ai 3 cm di diametro e la sede hanno reso impossibile la chiusura dell’aneurisma per via endovascolare.
L’intervento chirurgico si è svolto attraverso una prima fase neurochirurgica di apertura della scatola cranica ed esposizione dell’aneurisma; i cardiochirurghi hanno, quindi, aperto il torace per collegare il cuore alla macchina cuore – polmone e portare la temperatura corporea della paziente fino a 18° in modo tale da proteggere il cervello e gli altri organi da complicanze ischemiche. A questo punto è iniziata la fase più delicata dell’intervento con l’arresto cardiocircolatorio in modo tale da permettere all’equipe di poter chiudere l’aneurisma cerebrale con una clip in assenza di circolo. Tale manovra è durata circa dieci minuti in largo anticipo sul limite di sicurezza di circa 30 – 45min per la comparsa di ischemia cerebrale. Una volta escluso l’aneurisma, la paziente è stata riportata alla sua temperatura corporea fisiologica con la ripresa del battito cardiaco e la sospensione della circolazione extracorporea. Dopo l’intervento la donna è stata trasferita in rianimazione dove attualmente è degente, per le cure intensive necessarie data la complessità della patologia e la possibilità di complicanze postoperatorie anche a distanza.

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