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IL COMMENTO: Pd, “Tutto va ben, Madama la Marchesa…”

Un vero partito riformista in grado di rinnovare anche la sua classe dirigente: il Pd irpino non ha mai nascosto le sue ‘buone intenzioni’ che, nonostante tutto, sembra siano rimaste purtroppo per i tanti simpatizzanti solo carta straccia.
Istanze di cambiamento e rinnovamento sono il leitmotiv di un partito che nei fatti dimostra di essere ancorato a vecchie logiche in parte autoritarie in parte dettate da un’approssimazione che impedisce al Partito Democratico di rappresentare quell’esigenza di cambiamento insita nelle ragioni della sua nascita.
Non è un mistero né una scoperta degli ultimi giorni che da più parti sia stata manifestata l’esigenza di dare una sterzata ad una segreteria ormai statica. Eppure, guardando l’esito dell’assemblea, resta il dato di fatto che la relazione del segretario provinciale Caterina Lengua, eccezion fatta per due casi, ha ottenuto unanimità di consensi. Nonostante tutto.
Sarà stato quello che i democratici amano definire ‘senso di responsabilità’, tuttavia ad una analisi approssimativa quello che è apparso chiaro è che la linea della segreteria è stata ancora una volta legittimata dagli stessi che più volte hanno sollecitato la necessità di un cambiamento radicale, non solo di ‘persone’ ma anche di modus operandi.
Come è anche vero il contrario: chi in passato forniva pieno appoggio alla segreteria oggi si manifesta dissidente e viene relegato in un angolo recondito abitato fino a qualche giorno fa da una moltitudine di insoddisfatti.
La stessa classe dirigente, pronta ad usare il concetto di rinnovamento come panacea di tutti i mali che affliggono un partito ormai ipocondriaco, non manifesta alcuna intenzione di operare davvero quel processo di rinnovamento – forse utile o anche no – lasciando spazio a chi, magari, quel rinnovamento lo potrebbe rappresentare. Insomma, nel Pd tutto è concesso e quella democrazia, che per alcuni aspetti appare più una forma mascherata di anarchia, lo conduce probabilmente alla sua grande sconfitta, al far venir meno quelle ragioni dello stare insieme che ad oggi vanno ricercate più in logiche di mera convenienza che nella condivisione di obiettivi e metodi.
A questo punto il processo di cambiamento, dopo tre giorni di ‘dialogo’, è stato affidato alla direzione. Resta da capire fino a che punto le parole spese in tre giorni siano state davvero ‘ascoltate’ e non soltanto ‘sentite’. Così come resta da interpretare cosa intenda il Pd per cambiamento o rinnovamento, concetti a quanto pare utilizzati in maniera impropria a seconda delle esigenze del momento. Eppure per definizione dopo il caos arriva il cosmo, anzi addirittura non ci si potrebbe esimere dal caos, in quanto dalla sua elaborazione è possibile cogliere un proficuo confronto con se stessi. E forse è questa la strategia del Pd: ‘conoscersi’ e… distruggersi per mantenere lo status quo di pochi, mentre sindaci, dirigenti e consiglieri provinciali iniziano ad imbarcarsi per altri e più affidabili lidi.
Filosofia a parte sembra che l’onda d’urto sia pronta a schiantarsi sul Partito Democratico.
Resta da vedere se la parete, che solida non è, uscirà indenne dall’ennesimo tsunami. (a cura della redazione politica)

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