Il COMMENTO: Mandiamo a casa i ‘fannulloni’….

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( di Antonio Porcelli) – La proposta di Pietro Ichino di creare un’Autorità per le valutazioni dei dipendenti pubblici alla fine è diventata un disegno di legge che porta le firme di Luigi Zanda, Anna Finocchiaro e Nicola Latorre. Tre validi esponenti dell’Ulivo che ha vinto le ultime elezioni politiche ( due Ds e un margheritino) che si aggiungono a Tiziano Treu, Antonio Polito ex direttore del Riformista ed Andrea Manzella sempre dell’Ulivo. Ichino che è anche editorialista del Corriere del Sera, ha da tempo messo il dito nella piaga sulle disfunzioni del pubblico impiego e dei tanti “privilegi” che sono diventati una “consuetudine consolidata” dei tanti operatori statali e degli enti locali dislocati sul territorio italiano. Si ritorna a discutere delle regole della trasparenza, spesso definita dai tanti politici e amministratori, quando non si concretizzano atti di… parte, “l’aria fritta” della gestione amministrativa. Il sistema che verrà introdotto, riguarderà la possibilità di licenziare i dipendenti ritenuti a scarso rendimento o inefficienti, la comunicazione all’organismo di controllo del personale in esubero da riqualificare o da spostare in mobilità. Una sorta di riforma che dovrebbe, uso il condizionale, introdurre più giustizia per tutti. Nulla da obiettare su Ichino e sulle proposte di rifondare, è il termine giusto, la Pubblica Amministrazione. L’idea era già iniziata a circolare con l’ottimo atripaldese, il Prof. Sabino Cassese, poi “bloccato” ( dalle nostre parti si dice impallinato) dalle resistenze sindacali e dalla politica dei tanti moralisti sparsi per l’Italia. Se è vero che la proposta del giuslavorista milanese Ichino ha visto il favore di un largo consenso dell’opinione pubblica, è anche vero, che sui criteri di merito per migliorare i servizi per i cittadini, occorre spogliarsi dalle incrostazioni dell’ipocrisia, figlia della politica dell’opportunismo e del gioco clientelare. Mi spiego: d’accordo che i fannulloni vanno licenziati, d’accordo che gli interessi corporativi vanno ridimensionati, sono contrario, e come me tanti e tanti operatori del Pubblico Impiego, sul rafforzamento dei poteri ai dirigenti. Come al solito, quando si parla di riforme, ed è strano che avvenga nel centro sinistra, ci sono sempre gli intoccabili. Per dirla in breve, che senso ha rafforzare la retribuzione dei dirigenti legata per almeno il 30% al risultato ottenuto in base al sistema di valutazione? Senza risultato lo stesso dirigente avrà uno stipendio tagliato appunto del 30%. Ma lo stipendio è già corposo, a differenza degli stipendi di tanti altri laureati impegnati ad esempio nel mondo della scuola, università, o in altri settori. Dov’è la riforma? Dove sono le ricadute dei tanti progetti della Pubblica Amministrazione che in nome dei servizi ai cittadini, sono funzionali ai dipendenti vicini, guarda un po’, ai dirigenti spesso parziali e compiacenti. La riforma del Pubblico Impiego, parte dal basso o dall’alto? Per intenderci, la valutazione del rendimento riguarda soltanto i fannulloni e i nullafacenti o riguarda anche gli amministratori spesso incapaci e di parte? Chi controlla i Nuclei di valutazione? E per dirla tutta, chi controlla le determine? Chi controlla gli atti deliberativi? E la congruità dei prezzi? Immagino la risposta: i dirigenti! E’ facile ritenere che viviamo nel mondo delle nuvole, ben consapevoli che tali figure sono spesso vicine al vertice eletto… dal popolo. Il condizionamento è d’obbligo e lo dimostrano le ultime inchieste della trasmissione Report , che ha messo a nudo i limiti della politica spesso incapace nell’amministrare secondo le regole dell’imparzialità e dell’efficienza. Chi controlla i contributi dati a pioggia e spesso per appartenenza politica? Chi gestisce le posizioni organizzative? E le convenzioni fatte secondo le regole dell’amicizia e della tessera di partito? La nostra Italia è davvero un labirinto: parlano e propongono dall’alto(sic) gli eletti( alcuni senza voti) imposti dai partiti( vedi ultime politiche con l’escamotage della riforma elettorale), ci si lava la bocca con il riformismo, ma come al solito i premi sono per pochi, le sanzioni sono per i …soliti. Che vadano a casa i fannulloni e i soggetti a scarso rendimento annidati in tutti i settori pubblici, ma non è più giustificabile la stagione dei privilegi. Che sono tanti, troppi, sempre a favore degli stessi, delle stesse famiglie e dei tanti che non hanno mai timbrato un cartellino in vita loro. La sinistra, l’Ulivo e i tanti furbetti della politica delle parole quando si sveglieranno dalle posizioni di comodo, probabilmente inizieranno a comprendere che i tanti signor Rossi, sono stufi di assistere al gioco delle tre carte, che sono: Io per primo, tu vieni dopo, voi siete gli ultimi….

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