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IL COMMENTO – E’ giunta l’ora delle responsabilità. Forse…

Sui rifiuti la vera notizia è quella che non c’è: Difesa Grande dovrà essere riaperta, ma nessuna istituzione ha il coraggio di comunicarlo alla opinione pubblica, perché non vuole assumere la responsabilità di riconoscere il fallimento dello Stato intorno ad una questione che non è straordinaria ed imprevedibile – tanto vero che dappertutto è stata risolta senza militarizzare i centri abitati – e che si sarebbe potuto risolvere lasciando semplicemente la decisione agli enti territoriali. La provincializzazione dei rifiuti non è una invenzione del commissario Guido Bertolaso – ricordo che oltre dieci anni or sono l’ex sindaco di Solofra, il compianto Aniello De Chiara, mi rilasciò una intervista nella quale indicava la strada della provincializzazione come l’unica per uscire dalla emergenza e ricordo anche la dura reazione di Luigi Gesù Romolo Anzalone, all’epoca presidente della Provincia di Avellino – pertanto, se fosse stato quello il vero obiettivo da conseguire, noi, oggi, dovremmo chiedere a chi ha detenuto la facoltà di esercitare i poteri straordinari, che sono illimitati e, dunque, in aperto contrasto con le regole democratiche , come mai non abbia agito di conseguenza e dovremmo concludere affermando che chi ha avuto il potere e l’obbligo di decidere non lo ha fatto, oppure non lo ha saputo fare. Il fatto che sui rifiuti molti abbiano fatto carriera ci induce a ritenere che la finalità cui tendevano i poteri straordinari sia stata conseguita, rimanendo sconosciuta alla opinione pubblica. Ed invece, oggi questa riflessione viene stralciata e si decide di militarizzare i centri abitati per consentire – con la forza – di coprire i ritardi e le gravissime inefficienze dimostrate palesemente in 13 anni di inutile emergenza. Non ricordo più quante vole la discarica di Ariano Irpino sia stata aperta e chiusa, ma ho in mente il contenuto delle numerose ordinanze emesse dal “responsabile” di turno, secondo il quale la riapertura dello sversatoio, magari sottoposto a sequestro per motivi igienico-sanitari, si rendeva necessaria essendo l’unica in attività in tutta la Campania ed aggiungendo che l’interesse alla tutela sanitaria generale doveva essere ritenuta prevalente su quella locale. Oggi siamo tornati al punto di partenza, ma con l’aggravante del tempo trascorso e della incapacità delle istituzioni di spiegare ai cittadini cosa sta accadendo e dove stiamo andando. Immagino che non sia stato facile convincere il governo ad approvare il decreto legge per tentare di uscire dall’ampasse – con tutte le anomalie in esso contenute – ma penso che sia addirittura sconcertante la dimostrata incapacità dello Stato nel darne attuazione. Serre è città assediata da oltre mille celerini, l’esercito dovrebbe intervenire per blindare gli altri siti individuati dal decreto mentre i rifiuti, abbancati in mezzo alla strada, sono in fiamme, aggravando o compromettendo le garanzie minime di vivibilità delle persone. La incredibile gestione della emergenza rifiuti in Campania ci ha abituati a tutto, la soglia della meraviglia si è innalzata e, ormai, non mostriamo disagio davanti ad alcuna soluzione, ma è soltanto pazzesco immaginare che la storia possa continuare a scorrere così, quasi come si trattasse di dover governare un evento costantemente imprevedibile e rispetto al quale le istituzioni sono chiamate ad assumere una posizione farneticante; crediamo che i conti, piaccia oppure no, dovranno farli, perché l’opinione pubblica è semplicemente sbandata e chiede allo Stato un segnale che non arriva. Punto. Ancora oggi la politica affronta il problema a colpi di comunicati stampa, più o meno coloriti, per tentare di spostare l’attenzione dal vero problema: la responsabilità del malgoverno generale, senza distinzioni. Avremmo voluto dialogare con gli enti che fossero impegnati a studiare lo sviluppo del territorio, predisponendo la realizzazione delle strutture adatte per il rilancio dell’economia e della vivibilità, al contrario assistiamo alla conquista delle nostre aree per allocare le opere a servizio della regione; immaginavamo che la verde Irpinia potesse rappresentare un’oasi naturale, all’interno della quale vivere dignitosamente la nostra esistenza, invece ci troviamo a subire – e qualcuno vuole convincerci che sarebbe opportuno rassegnarci – il ruolo di conquistatori che ci è stato ritagliato addosso da chi, molto probabilmente, essendo abituato a guardare dall’alto le nostre municipalità, non è interessato a rendersi conto del misfatto che si intende realizzare. A me viene in mente il noto romanzo di Ignazio Silone, “Fontamara”: una storia molto simile a quella di Ariano Irpino, oppure di Savignano, o di Serre. Lì un popolo di “cafoni” riesce a vincere la battaglia contro i potenti e dà lezione di civiltà e di moralità; qui, un popolo di gente onesta e laboriosa è pronto a vendere cara la propria terra e la propria dignità. I rifiuti in mezzo alla strada rappresentano una vergogna infinita, ma il permanere dello stato di emergenza aumenta la probabilità che emergano le responsabilità: nessun giustizialismo, ma l’opinione pubblica è disposta a qualche ulteriore sacrificio pur di ottenere la soddisfazione di capire cosa e chi si celi dietro all’affare dei rifiuti. E’ anche una questione di dignità per un popolo offeso. (di Tiziano Tedeschi)

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