Il caso – Redditi sul web: dov’è la privacy?

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Redditi sul web: scoppia la bufera. L’Agenzia delle Entrate ha reso consultabili via internet i redditi di tutti i cittadini italiani. Con un semplice clic chiunque potrà avere accesso ai dati reddituali di chicchessia. Un passaparola veloce e il sito dell’agenzia è stato letteralmente intasato da milioni di curiosi desiderosi di scoprire la portata del portafogli dell’amico o del nemico di turno. E i curiosi sono davvero tanti: basti pensare che già dopo qualche minuto dalla pubblicazione il sito è diventato inaccessibile.
Ma se la notizia è di quelle ghiotte, è anche vero che immediatamente è scoppiata la polemica.
In tutto questo dov’è la privacy?
Da molti è stato sollevato il caso: un qualsiasi malintenzionato può senza filtro alcuno, sapere quanto guadagna la sua futura vittima e poi decidere ad esempio di rapirlo, ricattarlo o estorcegli denaro. L’Agenzia delle Entrate è corsa ai ripari apportando modifiche necessarie affinchè l’accesso a ‘dati sensibili’ avvenga sotto un’apposita autorizzazione. A sostenere l’iniziativa il viceministro all’Economia Vincenzo Visco che ha parlato di “trasparenza”, e “democrazia”: “Non vedo problemi: c’è in tutto il mondo, basta vedere qualsiasi telefilm americano. Era già pronto per gennaio, ma per evitare le polemiche in campagna elettorale ho chiesto di pubblicarle più tardi”.
A questo punto la replica del Garante della Privacy è stata immediata: “L’iniziativa non è mai stata sottoposta all’attenzione del Garante della privacy”. Lasciando da parte le polemiche maturate nelle stanze che contano, a questo punto è il semplice cittadino a dover replicare:
“Chi può arrogarsi il diritto di pubblicare dati strettamente personali?
Con o senza l’autorizzazione del garante, il cittadino qualunque che forma di tutela ha rispetto ad un diritto che gli viene letteralmente tolto dalle mani?”.
La curiosità è umana ma a volte probabilmente sarebbe meglio fare un passo indietro e guardare solo ed esclusivamente nelle… tasche proprie. Siamo in uno Stato davvero di democrazia? ( di Nicola Manzione)

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