I Pugliese abbandonano il lupo. Il futuro potrebbe chiamarsi Nusco

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Tanto tuonò che piovve. I fratelli Pugliese hanno deciso di abbandonare la nave. Non è andata giù agli imprenditori di Frigento la contestazione di Ravenna, non hanno retto la civiltà di una piazza che umiliata con la mesta retrocessione dello scorso anno ha continuato a seguire il ‘cuore’ restando al fianco del lupo. Mettono in vendita la società, dopo i tanti disastri commessi. La rabbia della gente di Irpinia non è mai sfociata in violenza, ma non sono piaciuti ai padroni della macchina biancoverde i tanti cori innalzati da chi ci mette, oltre a tanta sana passione, soldi e sudore, che gira l’Italia per sostenere il proprio ‘credo’. In Romagna loro non c’erano. Forse avevano già deciso di farsi da parte? Vanno di sicuro ringraziati per ciò che hanno fatto nell’anno della promozione, per aver salvato la squadra dal fallimento e per averla riportata in B, ma tutto quello che è arrivato dopo è stato un’autentica catastrofe. E’ vero, adesso si dovrà trovare qualcuno che sarà in grado di traghettare il vascello biancoverde, di proporre un progetto che possa riportare l’Avellino lì dove merita: a calcare cioè i palcoscenici più consoni a passione, blasone e storia. E l’impresa sarà di certo ardua. Ma c’è bisogno di investimenti importanti per fare riaccendere la passione nei confronti di una maglia che, nonostante le umiliazioni, in tanti non hanno abbandonato. Decisione giusta, sbagliata? Non si sa, anche perché il futuro al momento non si conosce, non c’è! Secondo indiscrezioni l’avvenire potrebbe essere costituito da una cordata nolana. A cui farebbe capo Nusco, imprenditore che in passato -quando alla guida del sodalizio irpino c’era Sibilia– ha sponsorizzato il lupo. Ma al momento sono solo voci. Adesso bisognerà attendere ed aspettare con pazienza quello che succederà. I Pugliese incontreranno anche le istituzioni, Provincia e Comune, per cercare il loro successore. Fatto sta che l’alibi per togliere le tende l’hanno trovato. Potevano andare avanti, cercare di recuperare il rapporto. Invece di raddoppiare, lasciano. Ma per loro non è la prima volta. In passato l’hanno già fatto: nella loro prima avventura con i lupi e a Benevento, quando erano alla guida dei sanniti con Spatola. Insomma, per loro non si tratta di una ‘soluzione’ nuova. Continueranno nella gestione ordinaria della società, il minimo –oseremmo dire- per rispetto nei confronti dei tifosi. Un gesto d’obbligo verso la gente che durante questi mesi non si è stancata delle tante promesse non mantenute. Di un popolo che nonostante tutto ha continuato a sostenere la squadra. Sta per finire un’altra era, un altro ciclo. Ora si attende di voltare pagina, si spera in fretta. Molto presto per ricompattare l’ambiente, per spingere il lupo là dove merita, per abbandonare presto l’inferno. C’è bisogno di una dirigenza che abbia unità di intenti, di persone che possano costruire una casa partendo dalle fondamenta, innalzandola piano piano con idee comuni. Di un direttore sportivo, di un presidente, di dirigenti che decidano il dafarsi… ‘sempre’ insieme. Delle pedine giuste in ogni singolo posto, dalle scrivanie al campo. Sì, al terreno di gioco! Domenica non si è visto ordine nemmeno nella squadra, soltanto una grande caos: undici uomini che non sapevano cosa fare. Senza idee…o, forse, le avevano ma molto confuse. Con un tecnico, che ha dimostrato di essere prima di tutto uomo, ma che non ha avuto mai la piena fiducia di tutte le componenti societarie. Perdere fa sicuramente male, ma farlo così lo è ancora di più. Quattro goal in 24’ minuti. Battuto il record del lupo di Zeman che contro l’Albinoleffe subì tre reti in 19’ minuti. Uno stop quello di Ravenna che fa male, una debacle che ha sicuramente mortificato tutti gli appassionati. Nessuno si aspettava un Avellino così brutto, così poco battagliero. Una sconfitta, però, non deve far suonare troppi campanelli d’allarme. La batosta è stata pesante, ma ciò non vuol dire che questa squadra non possa conquistare un posto al sole. Sono passati soltanto 180’ dall’inizio della stagione per sfar scattare il semaforo rosso. Il calcio è semplice, ma per i biancoverdi è diventato complicato: troppe pedine fuori ruolo: Moretti, Puleo, Rivaldo, un caos che ha comportato una amara e sonora sconfitta. Bisogna, ritrovare la giusta tranquillità per ritornare grandi. (di Sabino Giannattasio)

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