
Avellino – L’edilizia scolastica nella nostra provincia fa acqua. Il caso Itis è la dimostrazione più lampante ma oggi i riflettori sono puntati sul Liceo Scientifico “Mancini” di Via Scandone. Con una lettera, i professori ed il personale Ata evidenziano come in questi anni insieme agli studenti hanno atteso con tanta pazienza e spirito di sacrificio che si realizzasse quello che ormai era diventato il miraggio nel deserto, l’araba fenice: il completamento dell’edificio di Via Scandone. “Dobbiamo oggi dire ai nostri alunni – scrivono i professori – che devono continuare a non poter disegnare per mancanza di spazio, a respirare con parsimonia per mancanza d’aria, a non avere la disponibilità di laboratori che hanno pure contribuito a finanziarie. Dobbiamo dire che forse abbiamo sbagliato a ripetere continuamente ai nostri alunni che essere cittadini significa il rispetto degli altri, delle istituzioni. Forse dovevamo dire che è la piazza a smuovere i politici, che bisognava urlare e strepitare perchè siano comprese le proprie ragioni”. Questo amaro sfogo è di oggi e non poteva essere di ieri visto che i tecnici della provincia hanno avuto il coraggio civico di rivelare che, per il Liceo Scientifico, è stato previsto al piano terra ovvero nello scantinato con un muro divisorio per separare tre aule perchè l’intero stabile è riservato ad altra scuola che deve in esso alloggiare 14 classi. Ed ecco che ritorna il caso Itis. I professori ritengono giuste e legittime le preoccupazioni dei colleghi e degli studenti dell’Itis Dorso ma non ritengono giusto che il completamento della struttura del Liceo Mancini di Via Scandone sia avvenuto per far fronte all’emergenza dell’Istituto Tecnico Industriale anche perchè l’eccessiva concentrazione di ragazzi in spazi insufficienti ed angusti potrebbe creare notevoli disagi. (e.b.)