L’arrivo in città, nelle prossime 48 ore, dei ministri Giuseppe Valditara e Matteo Piantedosi rischia di trasformarsi in un passaggio tutt’altro che lineare per il centrodestra avellinese. Più che rafforzare la coalizione, le visite istituzionali potrebbero infatti mettere in evidenza divisioni e ambiguità che da settimane caratterizzano il quadro politico cittadino.
La domanda che circola con insistenza negli ambienti avellinesi è chiara: quale centrodestra sosterranno realmente i due ministri? Un interrogativo tutt’altro che formale, alla luce di uno scenario frammentato e privo di una direzione condivisa.
Da un lato c’è la candidatura di Laura Nargi, più volte descritta come espressione di un progetto civico e moderato, con un posizionamento dichiarato dalla stessa come “centrista”, sebbene tra le sue liste figurino le civiche “Forza Avellino” e “Fratelli di Avellino”, entrambe chiaramente ispirate a Forza Italia e Fratelli d’Italia. Dall’altro lato c’è Gianluca Festa, che ha invece raccolto il consenso della Lega, anche in questo caso presente nella lista “Liberi e Forti” ma senza il simbolo ufficiale di partito. Non va dimenticato che entrambi gli ex sindaci erano candidati alle scorse regionali tra le fila del centrodestra che sosteneva il candidato governatore Edmondo Cirielli, sconfitto nettamente dal campo largo guidato da Roberto Fico.
Un contesto che alimenta quindi dubbi proprio all’interno dello stesso elettorato di centrodestra. La presenza di più anime, strategie differenti e riferimenti non sempre coincidenti rende difficile individuare un’identità politica unitaria, una criticità che rischia seriamente di tradursi in conseguenze concrete anche sul piano elettorale.
In città si rafforza infatti la percezione di una coalizione più impegnata in dinamiche di posizionamento che nella costruzione di una proposta politica condivisa. Un’impressione che richiama quanto già accaduto in occasione delle precedenti elezioni regionali, segnate da divisioni interne e difficoltà nel mantenere una linea comune.
Diversa, invece, la posizione di Piantedosi, che nei mesi scorsi aveva tentato — senza esito — di favorire una ricomposizione del centrodestra avellinese, puntando sulla candidatura a sindaco dell’avvocato Fabio Benigni. Un’iniziativa che non ha prodotto l’unità auspicata e che contribuisce oggi a rendere ancora più evidente la frammentazione del quadro.
Da qui nasce una crescente richiesta di chiarezza da parte degli elettori. In molti ritengono che una definizione più netta di simboli, alleanze e riferimenti politici avrebbe evitato le attuali ambiguità. Il vero banco di prova, tuttavia, potrebbe arrivare dopo il primo turno: in caso di ballottaggio, infatti, gli scenari potrebbero mutare rapidamente, imponendo scelte e convergenze che oggi restano sullo sfondo.
È proprio su questo punto che si concentra l’attenzione: gli elettori chiedono di conoscere in anticipo quali saranno le strategie e le eventuali alleanze delle diverse componenti della coalizione.
Le prossime ore, con le iniziative pubbliche e le prese di posizione ufficiali dei partiti nazionali, potrebbero dunque rappresentare un passaggio decisivo non solo per la campagna elettorale, ma anche per capire se ad Avellino esista ancora un centrodestra politicamente riconoscibile o se si tratti ormai di un insieme eterogeneo di liste civiche, interessi e percorsi personali destinati a convergere solo in base alle convenienze del momento.
