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Hobby Horse in concerto per Avellino Jazz

Avellino – La musica degli Hobby Horse protagonista dell’evento in programma domani (sabato 14 settembre) per “Avellino Jazz”: alle 21.00 presso il lounge “Martella”, Hobby Horse in concerto con Dan Kinzelman al sassofono, clarinetti, flauti, tastiere, percussioni e voce, Joe Rehmer al contrabbasso, tastiere e voce, Stefano Tamborrino alla batteria, percussioni e voce. Incrocio coinvolgente tra improvvisazioni ipnotiche ed esplosiva dinamicità, la musica degli Hobby Horse varca i confini di genere con influenze free jazz, ambient, rock e sprazzi di musica elettronica. Il repertorio proposto consiste principalmente in pezzi originali composti appositamente per la formazione, con l’aggiunta di qualche brano di autori come Tom Waits, Robert Wyatt e Thelonius Monk. L’interplay del gruppo è di livello altissimo e gli anni di esperienza condivisa hanno reso possibile un dialogo fresco, coinvolgente e sorprendente tra i musicisti. Gli Hobby Horse nascono nel 2008 con un repertorio ben radicato nella tradizione, ma il gruppo si è subito mosso verso orizzonti nuovi. Durante gli ultimi anni hanno esplorato i propri limiti timbrici utilizzando strumenti inusuali (flauti di latta e a coulisse, glockenspiel, melodica, sintetizzatori ed altri) e sperimentando l’uso della voce, fino ad ottenere una ricchezza sonora quasi orchestrale e un impatto sorprendente per una formazione così piccola.
Continua anche domani (14 settembre) il laboratorio, dalle ore 15 alle ore 19, presso la Sala Ripa del Carcere Borbonico, curato da Hobby Horse e Dan Kinzelman al sassofono, clarinetti, flauti, tastiere, percussioni e voce, Joe Rehmer al contrabbasso, tastiere e voce e Stefano Tamborrino alla batteria, percussioni e voce.
Domenica 15 settembre, alle ore 21, presso il ristorante “Blob”, gran finale con El Hadji Mbaye e i tamburi di Gorèe. I Tamburi di Gorée sono un gruppo musicale che nasce nell’isola di Gorée, in Senegal, dall’iniziativa di alcuni membri del gruppo Africa Djembe, con l’intento di fare rivivere le radici musicali tradizionali del loro Paese e dell’Africa occidentale, in particolare della tradizione musicale mandinga e wolof. Nel 1988 successivamente alla registrazione del Cd omonimo, il gruppo si trasferisce a Roma dove risiede attualmente. I loro spettacoli sono eseguiti con strumenti a percussione e a corda, e con l’impiego di variopinti costumi propone i cori, i ritmi e le danze africane tradizionali.
I ritmi del repertorio hanno radici nella storia dell’isola da cui provengono, l’isola degli schiavi, la “porta” della tratta verso l’America, situata di fronte Dakar e patrimonio dell’Unesco. Molti dei ritmi che propongono sono proprio quelli che furono trasportati con le navi attraverso l’atlantico per sbarcare in America e porre le radici del jazz e della musica nera americana. Alcuni di loro vantano collaborazioni con alcuni tra i più importanti artisti del panorama musicale africano come Youssou N’Dour e Miriam Makeba.

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