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Goldoni-Eduardo, il confronto di Servillo al Gesualdo

Avellino – Al Gesualdo, sabato e domenica, di scena Toni Servillo con uno dei massimi capolavori della maturità goldoniana: “La trilogia della villeggiatura”. Servillo affronta Goldoni per celebrare il terzo centenario della nascita e lo confronta con Eduardo, autore molto caro e ben frequentato dal regista campano. La trilogia della villeggiatura è anche una macchina teatrale di eccezionale ampiezza e complessità. Toni Servillo affronta Goldoni nell’anno del terzo centenario della nascita e lo confronta con Eduardo, autore molto caro e ben frequentato dal regista campano, di cui ha recentemente messo in scena “Sabato, domenica e lunedì”. Il 25 febbraio 1707 la nascita del celebre Goldoni. A oltre mezzo secolo dalla messa in scena di Giorgio Strehler (La Trilogia andò in scena al Piccolo il 23 novembre 1954) i tre testi Le smanie per la villeggiatura, Le avventure della villeggiatura e Il ritorno dalla villeggiatura, concepiti da Goldoni come un’unica opera, rivivono in uno stesso spettacolo con questo nuovo originalissimo allestimento che rappresenta un affresco “a puntate” della società settecentesca. Una folla di personaggi anima la scena tra l’ostentazione del lusso, la volontà di apparire, le difficoltà economiche e i contrasti del cuore. La compagnia della Trilogia riunisce attori di provenienze geografiche e generazioni diverse, molti dei quali sono giovani formati con un lavoro “sul campo” nello spirito del gruppo di Teatri Uniti, da sempre luogo aperto di scambio culturale e di formazione alla scena. Nello spettacolo, con Toni Servillo, che firma adattamento e regia, sono in scena Andrea Renzi, Francesco Paglino, Rocco Giordano, Eva Cambiale, Salvatore Cantalupo, Tommaso Ragno, Paolo Graziosi, Anna Della Rosa, Chiara Baffi, Gigio Morra, Betti Pedrazzi, Giulia Pica, Marco D’Amore, Mariella Lo Sardo. Le scene sono di Carlo Sala, i costumi di Ortensia De Francesco, il suono di Daghi Rondanini, il disegno luci (realizzato da Lucio Sabatino) è di Pasquale Mari.
Che interpreti il furbo servo Dubois di Marivaux o il geloso Peppino di Eduardo, o, al cinema, l’indimenticabile Titta Di Girolamo delle Conseguenze dell’amore, Toni Servillo è un artista che imprime ad ogni interpretazione e regia un tocco inconfondibile. Al comunale di scena tre commedie, una sorta di “miniserie del Settecento”, per raccontare la triste educazione sentimentale di quattro giovani, Vittoria, Giacinta, Leonardo e Guglielmo, colti nel momento dei folli preparativi per le vacanze, poi nel turbinio di vicende che li travolge sul luogo della villeggiatura, infine nell’ora del ritorno in città. Tanto Goldoni quanto Eduardo pongono al centro della propria esperienza teatrale l’indagine spietata dell’uomo medio italiano, le cui manchevolezze e miserie costituiscono il tessuto di una classe da sempre latitante nel nostro paese, la borghesia. La Trilogia racconta una vacanza dalla vita che si rivela essere nient’altro che il contenitore di tutto l’orrore, le noie e le isterie della vita stessa. Ma racconta anche qualcosa di più terribilmente contemporaneo: il desiderio di esserci piuttosto che di essere. Il risultato finale è una malinconia infinita, perché ciascuno si ritrova davanti a una parete grigia e dietro quella parete grigia c’è un inesorabile temporale.

Scriveva Goldoni:
«I personaggi principali di queste tre rappresentazioni – scriveva Goldoni nella nota dell’Autore a chi legge – sono di quell’ordine di persone che ho voluto prendere di mira; cioè di un rango civile, non nobile e non ricco, poiché i nobili e i ricchi sono autorizzati dal grado e dalla fortuna a fare qualcosa di più degli altri. L’ambizione de’ piccoli vuol figurare coi grandi, e questo è il ridicolo che io ho cercato di porre in veduta, per correggerlo, se fia possibile».

Note di regia:
Una perfetta architettura teatrale – “Ciò che conquista della Trilogia della Villeggiatura è la sua assoluta originalità, la sua perfetta architettura teatrale”, spiega Toni Servillo. “Sotto i nostri occhi, nello svolgimento delle tre commedie, assistiamo, come se si trattasse di un romanzo, alla trasformazione dei personaggi in persone i cui destini, le cui emozioni, ci riguardano e ci toccano profondamente. Questa trasformazione è visibile soprattutto in Giacinta, che sembra sottrarsi alla propria rappresentazione per rivolgersi, nei suoi monologhi, direttamente al pubblico, alla vita”. “I preparativi per la villeggiatura, l’ansia per la partenza, il tempo disteso delle partite a carte, delle conversazioni estive, a cui seguono i silenzi malinconici del rientro in città”, aggiunge Servillo, “hanno una scansione temporale, un movimento emotivo, un migrare sentimentale fatto di attese e delusioni, di speranze e conflitti, di ottimismo ed infelicità. I personaggi che via via incontriamo sembrano raccontarci un oggi animato dalla necessità di esserci piuttosto che di essere, da una ricerca ostinata e nevrotica della felicità, dall’incapacità di intravedere, all’orizzonte, novità che sostituiscano le abitudini. Goldoni ci offre un’analisi lucida e cruda di questo mondo, che è anche il nostro. Un mondo”, conclude il regista, “in cui i sentimenti e i destini sono spesso trattati con fredda aridità, alla stregua di una partita doppia”.

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