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Giustizia Minorile, il giudice Fiore: la sola repressione per i minori non è la risposta

AVELLINO- “I giovani delinquono ma non sono delinquenti, nella maggior parte si tratta di giovani con derive comportamentale o psicocomportamentali. La risposta non può essere solo la repressione ma di prevenzione ed educazione”. Il giudice Giovan Francesco Fiore attualmente Presidente del Collegio dell” Udienza Preliminare del Tribunale per i Minorenni di Salerno ma per anni uno dei magistrati dell’ufficio Gip del Tribunale di Avellino e’ stato uno dei relatori dell’incontro promosso dalla Scuola di Formazione della Camera Penale Irpina sul tema “Giustizia a misura di minorenne: funzione del processo e della pena” e ha svolto una relazione su “Le peculiarità del processo penale minorile con particolare riguardo alla definizione anticipata in udienza preliminare”. Abbiamo chiesto al giudice Fiore, dal suo osservatorio in prima linea un bilancio sugli effetti del decreto Caivano, sulla circostanza che aumentino sempre piu’ i minori che delinquono e la deterrenza della normativa, quali sono le prospettive e gli interventi necessari?
“Dare un giudizio sul decreto Caivano è molto difficile- ha spiegato Fiore- Non è con la repressione che si migliorano i comportamenti dei minori e la Giustizia minorile. Il decreto Caivano, ad esempio, ha limitato molto le messe alla prova nei reati più gravi ed e’ stato già dichiarato illegittimo in parte qua il divieto di messa alla prova per alcune fattispecie di violenza sessuale. Il problema principale dei giovani non è di politica criminale, ma educativa e comportamentale. I giovani delinquono ma non sono delinquenti. Nella maggior parte dei casi si tratta di giovani con derive comportamentale o psico-comportamentali , che come estrema conseguenza portano anche il delitto. Quindi per i giovani bisogna prevenire, educare più che reprimere. La repressione, oltre a essere contraria ai nostri principi costituzionali non ha dato mai buoni risultati e continua a non darne. Ciò non significa che ci voglia debolezza nei confronti dei minori. I minori vanno puniti quando è giusto punire, come extrema ratio, vanno recuperati quando ci sono i presupposti”. Proprio ad Avellino il giudice Fiore ha svolto per anni l’incarico di Gip del Tribunale per gli adulti, un lavoro diverso da quello che da alcuni anni svolge a Salerrno. Come e’ cambiata la prospettiva. “il mio lavoro è cambiato. Nel senso che io ho fatto tesoro dei miei anni, dei miei decenni di esperienza come giudice ordinario, il giudice degli adulti, ma ho dovuto rimodulare la mia professione.
Il mio modo di essere nell’ambito minorile. Tenga presente ad esempio che il Gip minorile è un collegiale, laddove c’è un magistrato togato, io segnatamente che presiede e due esperti minorili psicologi sociologi a latere. Ciò significa che le valutazioni da compiere non sono solo di tipo tecnico giuridico, ma anche tipo sociologico, comportamentale e di recupero. È un incarico difficile ma molto gratificante. Ritengo di aver ottenuto e di poter ottenere buoni risultati. Pensi solo che lo scorso anno, nel 2025 su 159 sentenze di giudizio abbreviato da me redatte e pronunciate ben 114 sono stati di estinzione del reato per essere positivo alla messa alla prova, il che significa che il 72% dei Minori non sono stati puniti, ma recuperati ad una vita civile”. Il confronto nell’aula Livatino di Palazzo di Giustizia, ha segnato la ripartenza dopo la pausa referendaria. Ad aprire i lavori gli interventi dell’avvocato Stefano Vozella Responsabile della Scuola Territoriale di Formazione Professionale e dell’avvocato Gaetano Aufiero, Presidente di recente riconfermato della Camera Penale Irpina. A coordinare gli interventi l’avvocato Maria Beccio, Componente del Comitato Scientifico della Scuola Territotiale di Formazione Profesionale. Tra i relatori Margherita Di Giglio, Magisrato Sorveglianza Presso Tribunale Per Minorenni di Napoli, che ha relazionato sulla “Funzione del Magistrato di Sorveglianza allinterno degli Istituti Penitenziari minorili” e l’avvocato Mario Covelli, Presidente della Camera Penale Minorile Associazione Nazionale, che ha relazionato su “Minori e carcere: prevenzione e rieducazione”. Il responsabile della Scuola di Formazione, l’avvocato Stefano Vozzella, ha sottolineato il perche’ sia stato scelto questo tema: “Abbiamo individuato questo tema perché abbiamo fatto una verifica e negli ultimi anni non abbiamo trovato un convegno o un incontro che avessero ad oggetto proprio questa materia e quindi abbiamo abbiamo scelto di ricominciare il nostro ciclo di incontri dopo la pausa per la campagna referendaria, invitando relatori di altissimo livello sia dell’Accademia che della Magistratura che dell’ Avvocatura per individuare quelli che sono gli aspetti più problematici della disciplina. Come scuola di formazione vogliamo essere destinatari da parte dei nostri iscritti di sollecitazione e di proposte per poi procedere con l’organizzazione di ulteriori eventi”.

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