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L’avvocato Gianluca Spera, Presidente di “Diritto & Libertà” presenta così i lavori del convegno: “Il processo digitale dovrebbe velocizzare, modernizzare e sburocratizzare la lenta macchina della Giustizia italiana. Ma siamo davvero pronti ad affrontare una simile rivoluzione ? La risposta potrebbe essere positiva se questa esigenza di rinnovamento, fosse accompagnata da una simultanea apertura del mercato alla giovane avvocatura, tanto per intenderci quella fetta di categoria che ha una maggiore dimestichezza nell’utilizzo dei prodotti informatici. Non possiamo negare che, ormai nel bagaglio di un giurista moderno, le conoscenze tecniche da sole non sono sufficienti ad esercitare la professione se non sono associate ad uso disinvolto e competente degli strumenti digitali. Altrimenti corriamo il rischio che gli studi legali siano costretti ad assumere anche un esperto in informatica”.
L’avvocato penalista Aniello De Piano – Segretario dell’Ass.ne aggiunge: “La nostra associazione ha sempre creduto che il diritto debba cambiare a seconda della società e dei tempi che è chiamato a regolare; tuttavia, il tentativo di migliorare la giustizia attraverso la tecnologia informatica rischia di comportare un controllo indiretto sulla stessa. Il vaglio indiscriminato cui saranno sottoposte le sentenze dei magistrati e gli atti degli avvocati, una volta esposti in rete, potrebbe legittimare una vera e propria gogna, giustificata dai principi di coerenza, produttività ed efficienza. Sotto l’aspetto deontologico, poi, tante sono le remore mostrate dai professionisti: se per difendermi dagli hacker devo ricorrere ad un tecnico informatico, lasciandolo curiosare nei file della mia professione, di fatto avrò messo in pericolo i segreti di cui sono tutore, minando il delicato rapporto tra avvocato ed assistito. Ancora una volta la puntualità del Legislatore è disarmante: tra i tanti problemi legati alla professione forense, questo era probabilmente il meno urgente da risolvere. Questo insieme alla media conciliazione, beninteso”.