Le nomine Asl rappresentano la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Giuseppe De Mita non ci sta e presenta le dimissioni da vice presidente della Regione Campania. Dietro le nomine Asl però potrebbe nascondersi altro. Perché non è un mistero che la guida dell’Udc in Campania faccia gola a molte anime del partito e gli imminenti congressi potrebbero essere il segnale lampante. “Il potere ospedaliero” non suddiviso tra le varie anime. In questa occasione sarebbe prevalsa la volontà di Pasquale Sommese, eletto a suon di preferenze in Regione. In più Caldoro si sarebbe presentato in Giunta con un pacchetto di nomine già decise e non avrebbe avallato la richiesta di De Mita di discutere sui manager. Qui la scelta dell’irpino di sbattere la porta. Fibrillazioni che in molti già raccontavano da tempo ma che venivano smentite il giorno dopo. Questa volta sembra un’altra storia. Anche perché il fuoco tra De Mita, l’europarlamentare Ciriaco, zio di Peppino e il coordinatore del Pdl Nicola Cosentino viene continuamente alimentato da dichiarazioni non proprio tenere dell’uno e dell’altro. La resa dei conti è arrivata. Clima da guerriglia politica. Con il Popolo della Libertà che vuol dimostrare i muscoli e mettere nell’angolo l’Udc per toglierlo nella posizione di comodo del centro. E’ solo l’inizio.
“Comunicando le mie dimissioni nella riunione di giunta di ieri sera- spiega Giuseppe De Mita – ho chiesto al presidente Caldoro di confermare o smentire ai colleghi se nelle nostre discussioni di questi mesi gli abbia sempre posto questioni sui criteri e gli indirizzi generali dell’amministrazione e non abbia mai impostato i rapporti in termini di pretese e di nomine, ricevendone conferma dal presidente. Per questa ragione non ho alcun imbarazzo ad affrontare la accidentale coincidenza tra le mie dimissioni e le deliberazioni sulle nomine della sanità, perché il dissenso, espresso evidentemente non a titolo personale, ma anche nella responsabilità di rappresentante dell’Unione di Centro, ha una radice non contingente e le dimissioni sono la conseguenza di una serie di episodi.
Il modo ancora una volta sbrigativo con il quale è stata liquidata una vicenda delicata quale quella della gestione della sanità – aggiunge -, in una fase ormai lunga di dolorosa emergenza in molte aree del territorio regionale, senza la possibilità di comprendere criteri e modalità delle scelte, rappresenta la conferma dello svuotamento dei luoghi istituzionali. E tutto ciò, a fronte dell’atteggiamento di mettere fuori ruolo i partiti – cosa astrattamente anche comprensibile in questo momento –, sta determinando però, di fatto, la legittimazione di partiti che nelle decisioni rimangono occulti. Al fondo, dunque, vi sono le stesse motivazioni che hanno indotto ad esprimere profonde riserve su di un involuto disegno di riordino della Regione; che hanno determinato l’assenza dai lavori della giunta per oltre un mese, prima della scorsa estate, a causa di un incomprensibile amletismo sui Piani Attuativi delle Asl, specie in alcune aree interne, a causa di una incerta linea sulla spesa dei fondi comunitari fino alla imbarazzante vicenda del parziale definanziamento dei fondi Poin, e più in generale a causa della totale indeterminatezza nello svolgimento dei lavori di giunta. Ci sono atteggiamenti e modi di agire che danno qualità allo stare insieme, – conclide Giuseppe De Mita- che rendono un rapporto di collaborazione non evanescente e lontano dall’amara sensazione della finzione; e le cose che si sono verificate hanno determinato una lacerazione non banale sotto il profilo dei rapporti tra partiti alleati, sotto il profilo istituzionale e, per quello che di questi tempi può valere, sotto il profilo personale”.
