![]()
A seguire il passaggio dedicato al congresso cittadino di Atripalda. “Oggi – ha continuato De Mita – facciamo il partito qui ad Atripalda, ma la cosa a cui tengo di più è individuare uno strumento di ricomposizione della comunità, indipendentemente dalle sigle. Oggi lo strumento è l’Unione di Centro, ma non per forzo l’Unione di Centro rappresenta lo strumento attraverso il quale costruire il processo di cambiamento di questa realtà in particolare e del Paese nello specifico, perché oggi siamo tutti rimessi in discussione. Nel 2008 noi siamo sorti, ponendo una linea di orizzonte profetica, quasi visionaria. Siamo stati quelli che dicevano che il sistema politico fondato sul bipolarismo bipartitico non avrebbe avuto prospettiva. Questa condizione oggi si è realizzata. Allora avevamo il compito di segnalare questa realtà. Nei passaggi elettorali successivi abbiamo optato per coalizioni che erano funzionali alla disarticolazione del sistema. Ora che questa condizione è venuta meno, abbiamo questa prospettiva già alle spalle. Non possiamo continuare ad agire e a porci in funzione di un evento che si è già realizzato, altrimenti la nostra funzione progressivamente si ridurrà. Oggi, invece, dobbiamo individuare qual è la prospettiva di riorganizzazione del sistema politico. Aver anticipato il futuro, per un verso mette in evidenza i pregi della nostra intelligenza, però sta mettendo anche in evidenza anche i nostri limiti. In questo momento, per contingenze storiche, a differenza di quanto detto per diversi anni e cioè che la politica ripartiva dalle realtà locali, il centro è il Parlamento dove si è determinata una condizione straordinaria perché oggi c’è la possibilità di discutere sui vari provvedimenti e definire su ciascuno di essi una organizzazione di posizioni che poi può essere la base per la riorganizzazione del sistema politico, lo strumento di ricomposizione di nuove forze politiche che partono dall’analisi storica delle difficoltà, dalla condivisione di una cultura politica e poi dal successivo sostegno in termini numerici”.
A seguire l’analisi sulle realtà locali. “Nelle realtà locali – ha continuato De Mita – una riproposizione di questa prospettiva c’è. A livello locale all’interno delle istituzioni bisogna avere un atteggiamento che aiuti questa fase di ricomposizione delle forze politiche. Quello che è venuto meno è il rapporto di rappresentanza tra i cittadini e l’offerta politica. Questo è il senso di quelle che definisco intese istituzionali. Ma non è una proposta che faccio agli altri, innanzitutto la dico a me stesso e a noi. Dobbiamo iniziare ad avere all’interno delle istituzioni questo atteggiamento che non nasce dall’esigenza di costruire un contesto unanimista. E questo è anche il modo per organizzare i prossimi passaggi amministrativi. Il punto di partenza non può essere quello di far riferimento all’attuale condizione, ma deve essere letto dentro un processo storico evoluivo. L’Udc può essere protagonista di questa fase, ma più per le persone e per i gesti di gratuità che inizia a compiere. Dobbiamo interpretare questo tempo nei termini della sfida che si apre alla novità e dobbiamo avere la forza di mollare gli ormeggi, essere meno legati a condizioni di convenienza perché la novità è prossima”.
In conclusione un’indicazione di prospettiva, anche a breve termine. “Se noi non ci mettiamo su questa posizione – ha così concluso il vicepresidente De Mita – rischiamo di essere quelli che falsificano il messaggio politico che abbiamo lanciato nel 2008. Oggi non possiamo arroccarci, dobbiamo essere quelli più aperti alla novità. Il passaggio elettorale diventa importante se vissuto così. Su di noi oggi si carica una responsabilità straordinaria. Oggi dobbiamo render chiaro un orizzonte che chiaro ancora non è. E questo è un ruolo storico straordinario che richiede un impegno straordinario di cui, partendo da Atripalda, mi auguro che sapremo esserne capaci”.