Giovani, Europa e Occupazione: focus del Ministero

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I risultati del primo sondaggio commissionato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha come oggetto i giovani e l’occupazione in Europa, non sono entusiasmanti ma c’era da aspettarselo. La ricerca dell’Istituto Vilfredo Pareto è stata svolta tramite internet, su un campione di 20.000 ragazzi di età compresa tra i 16 e i 35 anni; il 50% studenti, il 40% occupati e il 10% disoccupati. Alla domanda che tipo di lavoro le piacerebbe fare, il 24% degli studenti intervistati risponde dirigente pubblico, il 25% dirigente privato, il 17% imprenditore e solo l’8% dipendente pubblico. Alla stessa domanda i disoccupati rispondono per il 35% dipendente pubblico, per il 17% dipendente privato.
Quanto è stato difficile per gli occupati trovare un impiego? Tanto. Il 77% di loro ci è arrivato per conoscenze.
Siamo in un panorama statico. Se la famiglia è in grado di aiutare il giovane lui potrà cavarsela altrimenti dovrà arrangiarsi. In Europa, un giovane su cinque, d’età compresa tra i 18 e i 25 anni, è disoccupato. Il 67% dei giovani italiani intervistati, alla domanda sul perché non vadano via da casa, rispondono di non poterlo fare perché non hanno i soldi necessari. Il fatto che i giovani non possano avere autonomia avvantaggia le famiglie più ricche e crea ingiustizie sociali. Paolo Di Caro, Direttore Agenzia Nazionale dei Giovani, ci spiega che l’età dei giovani italiani è indeterminata. “Si è giovani a 20, a 25 e anche a 40 anni. Questo è il sintomo di una difficoltà a pensare la propria vita in un contesto diverso dalla famiglia. Stiamo vivendo una condizione della cosiddetta generazione boomerang. Auspichiamo un intervento strutturale da parte delle Istituzioni Nazionali ed Europee”.
E la sfiducia del giovani verso la politica è una delle problematiche maggiori a cui si deve porre rimedio. Il 92% dei 20000 ragazzi intervistati è iscritto a un’associazione giovanile. Il 51% ad associazioni di volontariato e solo il 3% ad associazioni politiche. Antonio De Napoli, Portavoce Forum Nazionale dei Giovani, incarna bene nel suo messaggio questo disamore dei giovani per la politica. “Le proposte per i giovani e il lavoro, non possono essere lasciate agli spot televisivi di Brunetta”.
Anche i dati che riguardano l’istruzione dei giovani italiani non sono confortanti. Siamo dietro rispetto alla media europea e solo il 6% degli studenti intervistati risponde di aver avuto esperienze di studio all’estero.
Se gli italiani smettono di essere giovani sempre più tardi, non vanno via di casa e sono disoccupati, è logica conseguenza che non abbiano tra le priorità quelle di sposarsi e mettere su famiglia. Infatti i giovani italiani si sposano sempre più tardi e solo 1 su 4 ha figli.
“I giovani – dichiara Andrea Sergio Fantoma, capo Dipartimento Presidenza Consiglio dei Ministri – devono essere messi in condizione di trovare degli sbocchi lavorativi”. Spesso i giovani reagiscono al messaggio che viene dagli adulti “siete i cittadini europei del futuro” chiedendo alle istituzioni europee spazi di partecipazione per essere i cittadini europei di oggi. La Commissione ha deciso di puntare su una strategia trasversale complessiva, individuando 4 direttrici fondamentali su cui concentrare le proprie azioni: istruzione, formazione ed occupazione, inclusione sociale, partecipazione e cittadinanza attiva. La Commissione inoltre si è impegnata, nell’ambito delle competenze attribuite dai trattati, a costruire azioni e programmi basati innanzitutto sulla stretta cooperazione tra policymakers (intervento pubblico in favore dello sviluppo di Internet) e stakeholders (soggetti portatori di interessi) a livello europeo, nazionale, regionale e locale. È stato avviato un ciclo di lavori di 18 mesi basato su un sistema trasversale che coinvolge i giovani e ribadisce il loro diritto a partecipare alle politiche che li interessano. Questo ciclo prevede la creazione di un comitato direttivo a livello europeo e necessita di questa collaborazione continua e costante con i giovani. Ai posteri l’ardua sentenza, il futuro sarà un giudice inflessibile.

L’intervento del Coordinamento Provinciale del Forum della Gioventù di Avellino che sarà inserito insieme agli altri nel documento finale del Forum Nazionale dei Giovani, del Ministero della Gioventù e dell’Agenzia Nazionale Giovani.
“Le tre questioni che oggi sono al vaglio di questa interessante conferenza (giovani, Unione Europea e lavoro) sono tematiche che ci stanno molto a cuore. Per darvi qualche indicazione siamo la provincia dove, a causa della recente crisi economica, molte aziende hanno ridotto il personale e/o chiuso gli stabilimenti (FMA, Novolegno, etc.). Una provincia vasta, ove le infrastrutture presenti sono molto inferiori ai bisogni dei cittadini (questo fa sì che anche la comunicazione tra i diversi comuni risulti difficoltosa). Una buona parte dei comuni non dispone di connessioni internet a banda larga. Se la conoscenza e l’innovazione rappresentano i pilastri fondamentali per la crescita del territorio, riuscire a scardinare quegli ostacoli che impediscono l’accesso di tutti al mondo delle nuove tecnologie, rappresenta sicuramente quel terreno fertile su cui poter poggiare la prima pietra. Il trinomio che dobbiamo considerare è: pari opportunità, dignità e diritti.
Il problema della disoccupazione è nel nostro territorio più sentito che altrove, e l’emigrazione, soprattutto dei giovani laureati (questa rappresenta una novità storica) un fenomeno che non tende a scemare nel tempo. Dei 9 campi di cui si occupano gli Informagiovani, il più ricercato è senz’altro il lavoro. L’Unione Europea parla di più posti di lavori e di migliore qualità, ma gli strumenti messi in campo spesso non raggiungono i giovani, che sentono l’abbandono e il degrado più vicini (non a caso fenomeni come il ricorso coatto alle sostanze, il vandalismo e l’emarginazione sono molto diffusi).
Oggi l’Unione Europea parla di flessicurezza: maggiore mobilità, accompagnata da ammortizzatori sociali più efficaci. Il vero dramma è vedere giovani laureati, per i quali lo Stato Italiano ha investito in termini di istruzione, fermarsi per anni con tirocini, stage e formazione, senza venirne a capo. Questo impedisce loro di pensare serenamente al proprio futuro e di costruire una famiglia (la famiglia di origine li sostiene, perchè non esiste la possibilità di una famiglia di arrivo).
In questo quadro abbastanza triste emerge la notizia più confortante: la maggiore partecipazione e volontariato dei giovani. Lì dove non ci sono le strutture, le attrezzature, il benessere economico, i giovani si auto organizzano, formano dei gruppi di animazione territoriale. Questo significa più democrazia e più politiche dai giovani e per i giovani”.

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